Il rap di Fabri Fibra contro i mali del mondo

Stefania Grazioso

L'hip hop che viene dalla strada, che racconta storie dure, di vita marginale sarà questa sera al Goa Boa con Fabri Fibra, Cor Veleno e Mondo Marcio. Fabri Fibra è il fenomeno musicale del momento, ha conquistato le copertine dei periodici più importanti, troneggia in prima su Panorana. Il suo primo disco è in testa alle classifiche, con i suoi testi cinici e disincantati, il rapper Fabri Fibra è diventato l'interprete della rabbia giovanile stregando milioni di ragazzi. Il commento è univoco: «Finalmente un album di rap alla portata di tutti».
I brani di Fabri creano sconcerto, sono come dei pugni in faccia e fanno scandalo, fanno rumore come di denti rotti e di mandibole spezzate, e spesso lasciano intontiti; veniamo aggrediti, assaliti e brutalizzati da una valanga di parole e di metafore che spesso non vengono filtrate nè dal buon gusto né, tanto meno, dall'autocensura, ma che ondeggiano tra l‚ostentata spacconeria e la vulnerabilità. Una vulnerabilità che si intuisce costantemente, sotto la maschera, come un indivisibile doppelganger.
Quando le parole sconfinano in un delirio di sesso, di violenza, di droga e ribellione, si corre il rischio di non capire la provocazione, e di prendere alla lettera quello che sembra un invito aperto alla perdizione, alla perversione e alla misoginia. Ma è davvero così? C'è invece nelle canzoni di Fabri, un grido disperato. Non si può rimanere insensibile, quando gli senti dire ‚«a parte il rap io sono un fallito/stacchi questa musica e son bello che finito»? Si avverte la necessità di esorcizzare il male del mondo, in un tentativo di difendersi con le stesse armi dalla violenza, dalla volgarità, dal rumore che la nostra vita, tutti i giorni, ci propina. Allora il sesso senza amore, l'alcool, il fumo, diventano solo antidoti, l'unico rimedio per chi rifiuta il buonismo dei perbenisti, il moralismo senza morale, «l'ipocrisia di chi sta sempre/con la ragione e mai col torto». Fabri sembra cercare di rispondere al mondo colpo su colpo, creandosi un'altra identità. E non viene da pensare ad un supereroe, quanto, piuttosto, a quel Rank Xerox inventato da Liberatore per costruirsi addosso un alter ego violento, coatto e iconoclasta, un alter ego da scagliare contro il mondo per risolverne i conflitti e riparare a modo suo alle ingiustizie.