Il rapporto annuale degli ambientalisti segna nel 2050 l’ora X in cui il pianeta comincerà a precipitare nel baratro. Ma troppi calcoli non tornano Perché il mondo non finirà come dice il Wwf

L’allarme rosso: «Tra 40 anni il pianeta avrà esaurito le risorse per sopravvivere»

Nino Materi

«La Terra, da sola, potrebbe non bastarci più: se continueremo a consumare acqua, terreno fertile, risorse forestali e animali ai ritmi attuali, nel 2050 serviranno due pianeti». Barzelletta? Paradosso? No, la pura e semplice «verità». Una «certezza» firmata dagli esperti del Wwf in un rapporto roboante nel nome (Living Planet Report), ma - a detta di molti osservatori - non altrettanto autorevole nei contenuti.
«Basti pensare che nello stesso rapporto Wwf risalente al 2004, la data dell’“Apocalisse” era fissata nel 2025; noto con piacere che, rispetto alla precedente profezia, abbiamo “guadagnato” ben 25 anni...», scherza amaramente Riccardo Cascioli, autore insieme ad Antonio Gaspari del libro «Le bugie degli ambientalisti» (Ed. Piemme).
«L’ennesimo falso allarme lanciato dal Wwf non mi sorprende - sottolinea al Giornale Cascioli -, si tratta sempre degli stessi profeti di sventura che seminano il panico al solo scopo di raccogliere fondi per operazioni demagogiche, ideologiche e politiche che nulla hanno a che fare con la salvaguardia dell’ambiente». Nel suo libro (che la settimana prossima uscirà in una versione arricchita da nuovi casi) Cascioli smaschera - dati scientifici alla mano - tutte le menzogne sullo sviluppo demografico, sulla disponibilità di risorse prime ed energetiche, sul rapporto uomo-ambiente, sull’inquinamento, dimostrando infine «che il mondo non sta poi così male come ci vogliono fare credere».
Di ben altro tenore le conclusioni del rapporto del Fondo mondiale per la natura, all’insegna di un accorato de profundis ambientale: «Le risorse naturali si stanno deteriorando a un ritmo impressionante: mantenendo gli attuali ritmi di consumo delle risorse, nel 2050 i consumi arriverebbero a due volte la capacità del pianeta».
«L’impronta ecologica (cioè l’indice di consumo delle risorse naturali da parte dell’uomo) - precisa il Wwf -, è più che triplicata nel periodo tra il 1961 e il 2003. Sempre nel 2003, è stato calcolato che l’impronta umana ha superato del 25% la capacità bioriproduttiva dei sistemi naturali. In particolare, l’impronta relativa all’anidride carbonica, derivante dall’uso di combustibili fossili, è stata quella che è cresciuta di più all’interno dell’intera impronta globale».
Un’impostazione che Carlo Stagnaro, direttore del dipartimento Ecologia di mercato dell’Istituto Bruno Leoni, smonta dalla base: «Queste previsioni sono ridicole perché poggiano su due ipotesi di fondo: primo, che lo stock di risorse esistenti sulla Terra si configuri come un dato acclarato, mentre l’esperienza ci dice che l’uomo inventa risorse, stimolato dai problemi: il petrolio non era una risorsa, ma un liquido nero che inquinava i pozzi, fino a poco tempo fa. Secondo: gli analisti del Wwf credono che l’umanità sia composta da stupidi. La storia ci dice esattamente il contrario; nessuna risorsa si è mai esaurita nell’avventura umana e nessuna risorsa mai si esaurirà, purché il mercato sia lasciato libero di lavorare trasmettendo informazioni relative alla scarsità relativa delle risorse».
In Italia a prendere per oro colato le parole del Wwf non poteva mancare il ministro dell’Ambiente, Pecoraro Scanio, che annuncia «importanti novità»: «In novembre il nostro Paese si presenterà a Nairobi in occasione della conferenza sui cambiamenti climatici e sul protocollo di Kyoto, perseguendo obiettivi chiari: la difesa degli obblighi previsti dal protocollo e il rilancio di politiche che mirino in primo luogo alla difesa del pianeta».
La «difesa del pianeta» nelle mani di Pecoraro Scanio?