Ratzinger si dimette? E' giallo in Vaticano

Secondo alcune indiscrezioni Benedetto XVI potrebbe lasciare fra sei mesi. Ma la Santa Sede smentisce

Il Papa pensa di dimettersi tra sei mesi. Così, almeno, dice Antonio Socci, autorevole giornalista e scrittore cattolico, che ha avuto occasione di incontrare Benedetto XVI da cardinale, che ne conosce bene il pensiero, e che tutto vorrebbe tranne che si dimettesse. Eppure, con tutte le cautele del caso, ieri Socci ha sbattuto la notizia in prima pagina: «Per ora è una voce (un’ipotesi personale di Joseph Ratzinger) e spero che non diventi mai una notizia. Ma poiché circola nelle più importanti stanze del Vaticano merita molta attenzione. In breve: il Papa non scarta la possibilità di dimettersi allo scoccare dei suoi 85 anni, ovvero nell’aprile del prossimo anno».

Ratzinger è uomo che sa sorprendere, come ha fatto ieri nel suo discorso sulla «demondanizzazione» della Chiesa, come ha dimostrato con la sua azione contro gli abusi sessuali e i casi di pedofilia del clero cattolico; ma la sorpresa ieri è durata lo spazio di un mattino. Il tempo di una domanda al direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi: «Se lo dice Socci - ha risposto -, bisogna chiedere a lui da dove l’ha saputo, perché io non ne sono informato. Quello che sappiamo tutti è quello che ha scritto il Papa nel suo libro Luce del mondo e oltre a questo io non ho altre informazioni». Il Papa nel libro-intervista con Peter Seewald, come ricordato anche da Socci, affermava che «quando un Papa giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado fisicamente, psicologicamente e mentalmente di svolgere l’incarico affidatogli, allora ha il diritto e in alcune circostanze anche il dovere di dimettersi». Ma, dice padre Lombardi, non pare questo il caso di Benedetto XVI: «La forza e la resistenza che ha dimostrato in questo viaggio di per sé mi sembra molto eloquente sulla sua capacità di continuare ad affrontare impegni anche molto gravosi. Il Papa sta molto bene e sta superando bene un viaggio così intenso». D’altronde, chi l’ha visto imperterrito e sorridente sotto il nubrifagio che ha sconvolto Madrid durante la Giornata mondiale della gioventù non ha ha l’impressione di un uomo fisicamente debole. E chi ha ascoltato il suo discorso al Bundestag non può certamente dedurne un affievolimento delle capacità mentali.

Quello di Socci sembra dunque restare un classico caso di scuola, alimentato forse dalle parole, non sempre diplomaticamente accorte, del fratello del Pontefice, il quale ha recentemente pubblicato per l’editore bavarese Herbig Verlang un libro di memorie, Mio fratello, il Papa.

In questa occasione, l'ottantasettenne Georg ha rilasciato alcune interviste, tra cui una la settimana scorsa a un sito inglese, nella quale, tra l’altro, ribadiva: per come lo conosco, mio fratello, se fosse malato e pensasse di non farcela più, sarebbe capace di dimettersi. Sapendo che i due, non è un mistero, si telefonano spesso, il pensiero che Georg stesse riportando una confidenza del fratello è plausibile. Ma così non è, Benedetto XVI, al momento non sta meditando di sorprendere il mondo con le sue dimissioni.
La sorpresa, piuttosto, c’è stata ieri a Friburgo, dove, parlando della sempre necessaria riforma della Chiesa, il Papa ha detto che «per compiere la sua missione, essa prenderà continuamente le distanze dal suo ambiente, deve, per così dire, essere “demondanizzata”».
Ora, c’è chi tirerà questo discorso a destra e chi a sinistra, Benedetto XVI, per parte sua continua a tirare dritto. Anche perché la storia, per il Papa, non succede invano. Quando sembra avversa, quindi «in un certo senso, la storia viene in aiuto alla Chiesa attraverso le diverse epoche di secolarizzazione, che (...) - fossero esse l’espropriazione di beni della Chiesa o la cancellazione di privilegi o cose simili - significarono ogni volta una profonda liberazione della Chiesa da forme di mondanità: essa si spogliava, per così dire, della sua ricchezza terrena e tornava ad abbracciare pienamente la sua povertà terrena».

Il Papa tedesco mostra ancora una volta di essere un uomo intellettualmente libero e moralmente esigente, innanzitutto con se stesso e con i cattolici: «Gli esempi storici mostrano che la testimonianza missionaria di una Chiesa “demondanizzata” emerge in modo più chiaro. Liberata dal suo fardello materiale e politico, la Chiesa può dedicarsi meglio e in modo veramente cristiano al mondo intero».
Non sembra il programma di uno che vuole dimettersi.