Ratzinger, via il vescovo del dialogo con l’Islam

Monsignor Fitzgerald, responsabile dei rapporti interreligiosi e candidato alla porpora, è stato a sorpresa trasferito in Egitto

Andrea Tornielli

da Roma

Papa Ratzinger ha dato il via alla riforma della Curia e al valzer delle poltrone, con una nomina clamorosa: l’arcivescovo Michael Fitzgerald, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, è stato designato ieri nunzio apostolico in Egitto e delegato Lega araba. Difficile non considerarla una rimozione: Fitzgerald, 68 anni, inglese, appartenente alla congregazione dei Padri Bianchi, ricopriva a Roma un incarico considerato cardinalizio ed era considerato candidato alla berretta nell’imminente concistoro. Il suo trasferimento dal dicastero vaticano che si occupa del dialogo con l’islam alla nunziatura del Cairo ricorda l’allontanamento deciso da Paolo VI per il vescovo Annibale Bugnini, «factotum» della riforma liturgica postconciliare, nominato improvvisamente nunzio in Iran.
Certo, la sede scelta per il prelato inglese è più prestigiosa, e nella decisione si può comunque leggere il desiderio di rafforzare i rapporti con i Paesi arabi moderati. Ma non sarebbe questa la motivazione della nomina. Secondo fonti accreditate, Benedetto XVI non avrebbe gradito una certa gestione del consiglio per il dialogo interreligioso. Proprio Fitzgerald, nell’ottobre 2003, prese parte a un convegno a Fatima, organizzato sotto l’egida dell’Onu, durante il quale venne lanciata l’idea di trasformare il santuario mariano in un centro aperto a tutte le fedi. Il rettore del santuario permetterà ad esponenti religiosi induisti di guidare una preghiera accanto all’altare nella cappellina delle apparizioni. A quel convegno partecipò anche il teologo Jacques Dupuis affermando che «la religione del futuro sarà una convergenza generale delle religioni in un Cristo universale che soddisferà tutti». Fitzgerald era intervenuto il giorno dopo dicendo che padre Dupuis aveva fornito la «base teologica» per il dialogo con le altre religioni. A Roma erano arrivate diverse proteste, indirizzate proprio al cardinale Joseph Ratzinger.
È importante notare, inoltre, il fatto che il Papa non abbia nominato un successore del prelato inglese. Sembra questa una mossa verso un accorpamento del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso: nei prossimi giorni la titolarità del dicastero potrebbe essere data ad interim al cardinale francese Paul Poupard, del Consiglio per la cultura. Anche al dicastero per i migranti potrebbe accadere lo stesso: il cardinale Stephen Fumio Hamao, 76 anni, avrebbe chiesto al Papa di potersi ritirare in Giappone. Al suo posto non verrebbe nominato nessuno (nei mesi scorsi anche il sottosegretario dello stesso dicastero è stato promosso nunzio senza essere sostituito) e la gestione del Pontificio consiglio potrebbe essere affidata ad interim al cardinale Renato Martino, di «Giustizia e pace». Piccoli passi verso uno snellimento della Curia romana. In attesa che dopo Pasqua venga sostituito il Segretario di Stato Angelo Sodano: evento reso ancora più probabile dopo le incomprensioni sulla consultazione per la successione di Ruini.
C’è attesa, infine, per l’annuncio del prossimo concistoro: le porpore date alla Curia romana sarebbero quattro (Levada, Rodé, Rylko e Vallini, quest’ultimo già preconizzato arcivescovo di Napoli). Nei mesi successivi dovrebbero lasciare la Segreteria di Stato l’attuale «ministro degli Esteri» Lajolo e il Sostituto Sandri, che verrebbero promossi alla guida di due dicasteri romani.