La realtà negata

Da qualche anno ho preso l'abitudine di leggere quotidiani diversi, italiani e stranieri, faccio una selezione veloce la mattina presto costruendo la mia testata ideale fatta di diversi editorialisti. Scelgo in genere i più onesti intellettualmente, soprattutto quelli veramente informati e fedeli alla realtà dei fatti. Ecco: il principio di realtà è fondamentale anche per navigare in un porto delle nebbie come è diventato purtroppo questo Paese.
È un principio importante perché su questo si basa la costruzione e lo sviluppo di un ragionamento utile anche per un sano contraddittorio, ma soprattutto necessario per il vivere civile. Non si può sperare di far crescere e migliorare il Paese negando l'oggettività dei fatti. La nostra tragedia, è questo lento scivolare in un mondo parallelo in cui si nega l'evidenza.
Piccoli esempi: lo zoo di Roma era in degrado? Faceva schifo? Le bestie erano alienate o semi impazzite? Invece di avere il coraggio di chiuderlo o di rinnovarlo realmente come ho visto fare in altri Paesi, da noi si dà una mano di bianco su tutto, si aggiungono un po’ di manifesti colorati e lo si rinomina: «bioparco». Evviva! I bambini finalmente vedranno le biozebre, i bioelefanti, i biopinguini che sono sempre gli stessi, depressi e martoriati, ma che con il nuovo prefisso da oggi sono costretti ad esser di buonumore, sani, e soprattutto politicamente corretti. Visto che questo sistema ha funzionato in zoo e parchi, solo perché gli abitanti degli stessi (meno che nella finzione del filmLa gang del bosco) non possono mandare a farsi fottere chi li ha presi in giro, se non gettando escrementi mentre sono in volo o scavando piccole buche nella speranza che qualcuno ci inciampi, stanno tentando lo stesso sistema nelle città italiane.
Premetto che io sono per un cambiamento drastico e altamente impopolare del Paese, mi rendo conto quindi che nessun politico raccoglierà la sfida nel timore di perdere anche un solo voto, ma ci provo lo stesso. Partiamo da Milano. Da trent'anni non accade nulla di nuovo, a parte il metrò e il bel progetto della triennale curata da Davide Rampello. Il resto è di una noia mortale. Certo c'è la Bicocca, qualche nuova struttura, ma a parte quel po' di movida creata dagli stilisti (Armani in testa a tutti!), il resto è un silenzio assordante. Abbiamo finto di vivere a New York per cui ora si fa il brunch, si gioca a squash, e si fa del fitness per vivere nel wellness, ma Corso Como è più triste di prima, i locali dove ascoltare musica jazz, musica dal vivo sono spariti e i soldi veri, quelli che fanno crescere le città, passano per altre piazze d'affari (Londra, Francoforte, Hong Kong, etc.) da noi rimangono solo vecchi simboli culturali incapaci di esportare prodotti all'estero. Le vecchie famiglie gestiscono il potere in maniera autoreferenziale e non è un caso che Berlusconi sia sempre stato snobbato proprio per la sua voglia di fare e la sua straordinaria dinamica.
Mediaset è stata l'unica grande novità di lavoro e in qualche modo di prodotti culturali di questi ultimi vent'anni e alcune vecchie famiglie, piuttosto di ammettere la capacità di quest'uomo, prima di decollare sui loro jet privati, continuano a votare a sinistra. Poi c'è Roma, il centro dell'Italia, dove il meccanismo psicotico tende a crescere. È sporca, faticosamente vivibile per bambini e anziani, che vive in un sogno mediatico al di fuori del quale la realtà è tragica.
Io ci vivo da trent'anni, da ex milanese e sentendo avvicinarsi l'età in cui non vorrei dover litigare su ogni cosa che dovrebbe essere invece un mio diritto (pulizia, parcheggi, strutture sanitarie, etc.) ho sempre più voglia di rifugiarmi a Losanna.
Poi c'è il Sud. Lì entriamo nel trionfo delle balle della retorica. Il Sud dell'Italia è allo sbando. Punto e basta. Ci vorranno decenni per invertire la rotta di quel degrado culturale e sociale, per togliere quell'ombra di tristezza che c'è su qualsiasi operazione architettonica, culturale o di generale buon vivere civile, ma questo si può fare solo con le forze dell'ordine (non a caso si chiamano così) e con l'aiuto di quei meridionali, e ci sono, che decideranno di uscire da questo stallo.
La malafede totale di vari pseudo intellettuali che dichiarano dalla loro villa-attico-blindato di Roma che: «Napoli è l'unica città che mi permette di sopravvivere» andrebbe punita con pene serie tipo andare a vivere realmente a Napoli per cinque anni nei «bassi», faccia a faccia con la camorra e sopravvivere partendo da zero. Invece arrivano una volta all'anno, la sorvolano in elicottero proseguendo per Capri, cantano «a canzuncella» e poi tornano a vivere altrove. Possibilmente all'estero dove i tram funzionano come l'acqua corrente e appena allunghi il braccio ne arriva uno. Da noi invece quando il braccio lo allunghi e se per sbaglio hai l'orologio, te lo staccano. Ho visto vigili presi a schiaffi perché hanno osato fermare una Vespa su cui viaggiavano tre ragazzi contromano e senza casco.
«Ma quali ragazzi? Ma dove? Ma guarda invece Capriquantèbbella». Forse non riconoscono la realtà? «Ma mi ha appena superato a ottanta all'ora un vecchietto trascinato da 2 scippatori che gli volevano fare la borsa della spesa». «Ma no! È un nuovo sport: sci d'asfalto per anziani annoiati». Vi dovete menare col tassista perché non accende il tassametro e infine insiste con quel «fate voi fate voi, datemi quello che volete?». Ma è colpa vostra, fascisti! figli di una mitteleuropa liberale che ha cercato per quasi un secolo di dare libertà e dignità agli esseri umani. Poi c'è mafia, camorra, 'ndrangheta, mafia russa, giapponese, albanese.
Ma tutti questi diventeranno cittadini italiani in cinque anni e anche in questo caso chiudiamo gli occhi e fingiamo di trovarci su un set cinematografico. Sull'Islam capitolo a parte, mi viene solo da ridere leggendo i giornali di oggi dove qualcuno ha dichiarato che il Papa deve imparare a rispettare i musulmani. Mi chiedo come mai nessuno chieda ai musulmani di cominciare a rispettare gli ebrei e i cattolici: i dialoghi si fanno in due. Ma fino a quando continueremo a negare la realtà e quando ci assumeremo finalmente in prima persona il cambiamento? Certo, la stampa ha una grande responsabilità, ma i singoli individui devono cominciare ad alzare la testa e reagire con forza. C'è una stragrande maggioranza silenziosa del Paese che vive come uno struzzo subendo pedissequamente tutto quello che sta accadendo.
Sarebbe meglio non aspettare che il prossimo morto ammazzato avvenga nella nostra casa perché quello, ahimè, sarebbe reale.