Il record dell’uomo del deserto 360 chilometri in tre giorni

«Tornerò a sfidare un deserto - aveva detto a gennaio, dopo 550 chilometri di corsa solitaria tra le dune del Sahara -. Mi è rimasto nel cuore l’abbraccio dei tuareg quando sono arrivato, mi stavano aspettando, ci siamo abbracciati e siamo scoppiati a piangere». Stefano Miglietti ha mantenuto la promessa: giovedì sera ha portato a termine la traversata del Gilf Kebir egiziano, 360 chilometri di sabbia e rocce superati quasi interamente di corsa in tre giorni e 5 ore. È la seconda traversata di un deserto (la seconda in solitaria) compiuta dal 39enne bresciano di Gussago che di professione fa l’imprenditore e ha moglie e tre figli. «Nessuno al mondo ci era mai riuscito» racconta Marco Rosa, il suo medico-allenatore. «Ma questa volta - sono state le parole di Miglietti all’arrivo - è stata davvero dura».
Doveva fare in fretta. L’avversario da vincere era il Gilf Kebir, l’«angolo vuoto» d’Egitto, un altipiano di sabbie e ripide pareti di roccia al confine tra il Paese delle piramidi, il Sudan e la Libia. Ad accompagnarlo non c’erano i tuareg, come successe nel 2003 lungo i 380 chilometri nelle sabbie del Murzuq (Libia). Stavolta aveva rinunciato al carretto con viveri e acqua, trascinato per 550 chilometri nel Mare di sabbia in Egitto, uno dei deserti più estesi del Sahara, lo scorso gennaio. «Devo arrivare svelto alla fine» aveva detto il bresciano prima di partire. Colpa del percorso, insidioso per i ripidi pendii rocciosi. Di lì passano solo le (poche) spedizioni guidate da beduini esperti, l’oasi più vicina è a mille chilometri.
Miglietti corre dall’alba al tramonto, 12-15 ore al giorno. La prima giornata è la più insidiosa: deve arrivare nel punto più alto del tragitto, a 1100 metri di altitudine. Con sè ha solo lo zaino con le provviste (barrette energetiche, proteine da sciogliere) e naturalmente l’acqua. Tutto è calcolato: ne deve bere 4 litri al giorno, recuperati in punti prestabiliti del percorso. Ma non sempre tutto fila liscio. Il rifornimento d’acqua salta in un’occasione, Miglietti riesce lo stesso ad arrivare nel punto prestabilito a fine giornata. Lì recupera liquidi ed energie, il sole è tramontato e deve fermarsi a riposare (il terreno non consente marce notturne) con l’equipe che lo segue a distanza.
La sua è una corsa solitaria, solo così può sentirsi parte della natura. Senza incontrare forme di vita (uomini, animali), Miglietti procede verso Silica Glass, la meta. Per diminuire la percentuale di grassi nel corpo - e consumare meno acqua - da mesi segue una dieta speciale. Il resto lo fanno gli allenamenti, un fisico e una volontà fuori dal normale.
Arriva alla meta con una media di 9 chilometri all’ora, «altissima». La prima chiamata serve a tranquillizzare la famiglia: «È andato tutto bene, sono contento» dice alla moglie. «Sapevo che sarebbe arrivato alla fine, non ho dubbi sulle sue capacità - racconta lei da Gussago -. Se ero preoccupata? Ormai ci sono abituata. E poi stavolta era allenatissimo». La prova è un finale in crescendo: nella terza e ultima «tappa» brucia 85 chilometri in 12 ore.
Così, la traversata del Gilf Kebir è compiuta in 77 ore, poco più di tre giorni. Miglietti, dopo averla conclusa, scambia qualche impressione tecnica con il medico-allenatore di Brescia: «Non pensavo fosse così dura, è stata più faticosa che a gennaio, quando ho trascinato il carretto che pesava quasi cento chili» racconta a Rosa. Che aggiunge: «Era molto soddisfatto». Nel 2003 i tuareg che lo accompagnavano nel deserto del Murzuq lo soprannominarono «Rajil Cra», l’uomo che corre, nomignolo al quale è particolarmente affezionato. «Nessuno finora aveva attraversato in solitaria due deserti», dice Rosa.
E Miglietti ha già in testa la prossima impresa: provare a rivincere la Yukon artic ultra, corsa di 530 chilometri sui ghiacci del Canada, stavolta insieme all’amico (e come lui corridore «estremo») Roberto Ghidoni. Ma non ci sono solo imprese estreme nel palmares di Miglietti. Per due volte ha corso la maratona di Brescia portando all’arrivo Francesco, un bambino in sedia a rotelle per una malattia rara. La coppia ce l’ha fatta in tre ore e 11 minuti, un altro record.
In queste ore, il corridore bresciano è in viaggio verso l’Italia. Ci sono tre giorni di viaggio per tornare all’aeroporto del Cairo. Ma stavolta in jeep.