Referendum, Fini ribadisce il Sì e An si ribella

Massimiliano Scafi

da Roma

Voterà tre sì e un no, ma questo già si sapeva. Voterà, perché «se 88 tra scienziati e premi Nobel dicono che la legge 40 non aiuta la qualità della vita, un motivo ci sarà», e anche questo si sapeva. Ma quello che ancora non si sapeva, era che Gianfranco Fini avesse deciso di bombardare il suo stesso partito. Parole dure, durissime: «Politicamente l’astensione è un segno di debolezza, finalizzata solo al raggiungimento del quorum: sarà pure legittima, ma è diseducativa e favorisce la deresponsabilizzazione del cittadino e allarga il fossato tra il Palazzo e il Paese». Seconda intervista, secondo strattone proprio mentre i parlamentari di An stavano raccogliendo firme per il non voto: e in Via della Scrofa l’arietta di fronda diventa un forte vento di scissione. «Dichiarazioni inaccettabili», dice Gianni Alemanno, Alfredo Mantovano è «sconcertato», Altero Matteoli conferma che diserterà le urne. E Publio Fiori, leader dell’area cattolica ed ex dc, vuole la testa del vicepremier: «C’è un’incompatibilità assoluta tra quello che lui sostiene e i valori del partito. O Gianfranco lascia An, o sarà An a lasciare lui».
Il re è nudo? L’unico colonnello a schierarsi con Fini è, con molta prudenza, Ignazio La Russa: «C’è libertà di coscienza, vale pure per lui. Anch’io andrò a votare». Ma anche Urso non si stupisce: «La sua posizione è legittima». Gli altri vanno dal perplesso allo sbigottito allo scandalizzato. Non condivide neppure Domenico Nania e persino la direttrice del Secolo Flavia Perina adesso gli rema contro, mentre Fiori sembra intenzionato ad andare fino in fondo: «Non c’è democrazia interna. Questa non è più una destra cattolica, Fini ha puntato a una mutazione genetica del partito. Ma noi convocheremo gli stati generali». Il ministro degli Esteri risponde parlando di Giorgio Almirante. «Portò una generazione alla democrazia», dice e lui che di Almirante è il delfino, sottintende, ne ha portata un’altra al governo.
Sì, ma perché ripetere una posizione già nota? Perché traumatizzare ancora il partito? Al Corriere Fini spiega di non aver nessuna strategia in mente, nessun progetto. Anzi, attacca «l’opportunismo e la la spregiudicatezza di quanti hanno preso posizione nella speranza di lucrarne un vantaggio politico: è indubbio che il trionfo del tatticismo c’è stato soprattutto tra coloro che invitano all’astensione». Anche lui però ha cambiato fronte. «Ho convintamente sostenuto la legge in Parlamento - spiega - perché l’alternativa era il Far West: tuttavia dissi pure che il provvedimento andava cambiato per evitare i referendum».
Quindi, alle radici della conversione non ci sono motivi politici: «Invece di discutere si è usata la clava e proprio su un tema in cui i politici avrebbero dovuto fare un passo indietro». Nella legge 40, insiste il vicepremier, ci sono tre contraddizioni: «In Italia è possibile l’espianto di organi da persone clinicamente morte per salvare o migliorare altre vite mentre la legge sulla fecondazione vieta che la scienza usi cellule staminali degli embrioni prodotti in sovrannumero per gli stessi scopi. Poi, sulle cellule dei feti morti si possono fare sperimentazioni e sulle staminali embrionali no». Infine: «Come far finta di nulla dinnanzi alla legge 194 e alla possibilità di interrompere la gravidanza in certi casi? Se l’embrione è vita, non lo è ancor di più un feto?».
Ma la frustata che sta facendo sanguinare il corpo di An è quella frase sull’astensione, «segno di debolezza e diseducativa». Parole che suonano come una totale sconfessione della linea e dell’attivismo del suo partito, che infatti reagisce furente. «Abbiamo sempre rispettato le sue posizioni - dice Alemanno - e ora pretendiamo altrettanto rispetto per le nostre». «Con lo slogan “Siamo tutti ex-embrioni” abbiamo raccolto tantissime adesioni - racconta Roberta Angelilli, capogruppo a Bruxelles - perciò non rinunceremo alla nostra astensione attiva». «Fini sbaglia - aggiunge Carmelo Briguglio, capo della segreteria politica - perché colpisce chi come me fa dell’astensione un’opzione etica». «Il non voto rispetta ciò che hanno voluto i legislatori sul referendum», spiega Altero Matteoli. Fini è in bilico? Mario Landolfi assicura di no. E Urso: «Meglio la sua chiarezza dell’ipocrisia di altri».