Regioni in ritardo sulle nuove prestazioni minime

Le Regioni spendono, lo Stato finanzia. E ogni anno tra le due controparti è alta tensione per tirare dalla propria parte la coperta del Fondo sanitario nazionale. Chi sgarra e spende troppo viene sottoposto a una sorta di amministrazione controllata (il piano di rientro), in cui si cerca di mettere un freno alle voci di spesa finite fuori registro. A oggi le regioni sotto sorveglianza sono sette: Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Puglia e Sicilia. In alcuni casi (per esempio in Campania e nel Lazio) la messa sotto tutela risale addirittura al 2007.

Lo Stato si riserva anche un ruolo di coordinamento attraverso la determinazione dei cosiddetti Lea, Livelli essenziali di assistenza, le prestazioni minime che un'Asl dovrebbe garantire ai proprio assistiti. L'uso del condizionale è giustificato dal fatto gli ultimi dati sembrano mettere in discussione il rispetto dell'obbligo da parte della maggior parte delle Regioni. Nel mese di dicembre del 2018 la Conferenza Stato-Regioni ha approvato il nuovo sistema dei Lea, destinato a entrare in funzione nel 2020 e per il momento ancora allo stato sperimentale. Nei giorni scorsi il sito specializzato quotidianosanità.it, ha pubblicato le prime anticipazioni sull'applicazione del nuovo sistema di valutazione, più stringente rispetto al passato. I risultati appaiono negativi: solo nove Regioni su 21 appaiono per il momento in grado di rispettare i nuovi requisiti richiesti, non raggiungendo dunque la sufficienza nel giudizio complessivo. Ultime in classifica sono Molise, Campania e Sardegna che appaiono particolarmente in crisi per quanto riguarda l'assistenza sul territorio, mentre risultati migliori raggiungono sul piano dell'assistenza ospedaliera (Campania a parte) e in quello della prevenzione.