Le regioni rosse vogliono liberare i clandestini

Emanuela Fontana

da Roma

Dal Nord al Sud, ormai non è più solo un coordinamento. È un vero e proprio piano, supportato da un forum nazionale, quello che 12 presidenti di regione del centrosinistra, capitanati dal pugliese Nichi Vendola, lanciano contro il governo per evitare l’apertura di nuovi Cpt, i centri di accoglienza temporanea per immigrati creati proprio dal governo dell'Ulivo, nel 1998 con la legge Turco-Napolitano. Nel Cpt vengono condotti quei clandestini di cui non si conosce né il nome né la nazionalità perché privi di documenti e spesso non interessati a rivelarli. I centri di accoglienza temporanea furono concepiti dalla Turco-Napolitano (e confermati dalla legge Bossi-Fini) proprio per ricercare identità e patria di chi deve essere allontanato dall’Italia perché non ha un regolare permesso.
In principio è stato Vendola ad annunciare la guerra a quelli che ormai a sinistra si chiamano di prassi non più Cpt ma «lager», poi si sono unite Calabria e Basilicata. Il fronte ormai è compatto, e l’11 luglio a Bari partirà la sfida diventata ormai un vero e proprio scontro istituzionale. Così si sono moltiplicati i comunicati di adesione al governatore di Rifondazione, l’ultimo è stato quello della Regione Liguria. Il presidente, Claudio Burlando, ha scritto a nome della giunta che i Cpt «sono diventati ormai esclusivamente luoghi di detenzione, in molti casi in condizioni di grave degrado civile e umano». In pratica i governatori di centrosinistra sostengono che i Cpt sono sovraffollati e in condizioni disumane, il governo risponde che sono in questo stato proprio perché c’è un ostruzionismo da parte degli amministratori a farne costruire di nuovi, e per questo motivo quelli esistenti scoppiano.
Secondo il Viminale per poter gestire correttamente l’emergenza immigrazione clandestina sarebbe necessario almeno un centro per Regione: il problema è che intorno ad alcuni Cpt in costruzione si stanno scatenando le proteste e le richieste di stop dagli enti locali. Sempre sulla base dell’equazione Cpt uguale lager: «I centri di permanenza temporanea sono dei lager e in quanto tali devono essere chiusi», si è recentemente associato il governatore della Calabria, Agazio Loiero. Nella lista dei dodici sì a Vendola c’è anche il governatore del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy: proprio in questa Regione si sta svolgendo una delle proteste più dure, contro l’apertura di un nuovo centro a Gradisca d’Isonzo, in provincia di Gorizia, una delle città più interessate al fenomeno dell’immigrazione clandestina perché aperta sul varco di terra attraverso cui continuano ad operare passeur illegali che trasportano in Italia clandestini. Il centro è pronto per essere aperto. Un altro progetto contestatissimo si trova proprio in Puglia: 300 posti a Palese, in provincia di Bari.
L’iniziativa di Vendola parte infatti da un terreno fertilissimo in questa Regione: a Bari esiste la «rete no-cpt», che da tempo sta invitando i cittadini a dire «no» all’apertura: «Ci consideriamo, ancora una volta, in mobilitazione permanente. Invitiamo cittadini ed istituzione locali a mobilitarsi contro le leggi sull’immigrazione», scriveva due settimane fa la rete in un comunicato diffuso su Internet. E sempre a Bari il sindaco, Michele Emiliano, già magistrato inquirente dell’inchiesta Arcobaleno che aveva inguaiato il governo D’Alema e poi appoggiato alle comunali dal centrosinistra, ha scritto una lettera al ministro dell'Interno Beppe Pisanu in cui comunica la «netta opposizione della città alla riapertura del Cpt di Palese». Altri due centri devono nascere a Trapani (220 posti) e in Umbria, a Perugia, con 300 posti (anche questa Regione fa parte del forum «No-Cpt» che si incontrerà l’11 luglio).
L’impianto legislativo dei centri di accoglienza temporanea era dunque stato stabilito dalla legge degli allora ministri ulivisti Livio Turco e Giorgio Napolitano. La Bossi Fini ha modificato il limite del tempo di permanenza da 30 a 60 giorni, durante i quali, dopo la convalida del fermo da parte del giudice, le forze di polizia cercano di individuare nome e nazionalità del clandestino. Se un centro è completamente occupato, gli agenti devono condurre l’immigrato in un altro Cpt fuori provincia o fuori regione, con un aumento dei costi di gestione, dice il governo, perché si tratta di una vera e propria trasferta. Ora i Cpt sono 15, con una capacità di 1.822 posti.
Tra le adesioni a Vendola ci sono anche quelle dei governatori di Abruzzo (Ottaviano del Turco) e Toscana (Claudio Martini). In particolare in questa Regione di centrosinistra non esiste nessun centro di prima accoglienza. Martini lo spiega così: «I Cpt avrebbero dovuto rispondere a una situazione di estrema emergenza, ma poi, con il tempo, si sono verificati abusi e inefficenze, sia riguardo i diritti individuali, sia riguardo le minime garanzie di prima accoglienza». E dunque la Regione più no global d’Italia si è tirata indietro.

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