Il relativismo del coniglio

Abbattere o no i caprioli in eccesso? Facciamo così: prestabiliamo una sorta di classifica degli animali che si possano uccidere in base alla loro carineria. Il criterio ovviamente è quello disneyano, da animalisti di città, ed è inversamente proporzionale alla simpatia della bestiola e della sua somiglianza a un giocattolo o a un soggetto da cartoons. Quindi i caprioli no, le puzzole sì, i vermi sì, i vermi diventati farfalle no, le balene no, le orche sì, le zanzare sì, le coccinelle no, il mio gatto no, il gatto del vicino sì. Il problema è che è tutto molto relativista. Prendete i coniglietti: carini, ciccini, frugolini, vorrete mica far loro del male? Ditelo a un australiano. Nel 1700 gli inglesi introdussero in Australia esattamente 6 conigli per poterli cacciare, ma nel giro di decenni originarono una catastrofe ecologica. Senza il controllo dei loro predatori, i conigli divennero centinaia di milioni e distrussero flora e fauna sino a causare desertificazioni vastissime. Allora pensarono d'introdurre anche le volpi, ma fu un'altra catastrofe perché quest'ultime preferirono cibarsi di prede più facili tipo i marsupiali, lo squilibrio insomma si accentuò. Nei negozi di giocattoli australiani, morale, i coniglietti di peluche non vanno proprio fortissimo. Bisognerebbe scoprire se sulla Statale 48 delle Dolomiti, dove il sovrannumero di caprioli causa sino a 300 incidenti stradali all'anno, ci siano negozi di giocattoli.