La resistenza civile di chi non ha un pc in casa

Caro direttore, conoscendo la tua simpatia per computer, mouse, e pen drive, ti chiedo spazio per quello che considero un sopruso legale. Premetto che anch'io sono di un'altra generazione rispetto a Bill Gates e ai suoi adepti e ho dovuto, obtorto collo, imparare a usare il computer in quanto oggi, un po' come accade per una minima conoscenza della lingua inglese, in campo scientifico non si va molto avanti senza tale strumento. Fare consulti via e mail con tanto di fotografie e filmati, ad esempio, è diventata una consuetudine consolidata e la pressione dei cittadini, nel volere guarire se stessi o i propri animali in tempi supersonici, costringe i sanitari alla sfrenata corsa tecnologica che vede il computer, acquistato un anno prima, essere oggi un ridicolo relitto da smaltire.
C'è però anche chi ha conservato un briciolo di buonsenso e si rifiuta di partecipare a questa orgia tecnologica per prestare maggiore attenzione al polso, al respiro, al battito cardiaco, e soprattutto alle parole del paziente o del suo proprietario.
A complicarci ulteriormente la vita (con l'intenzione di semplificarla) giunge oggi una norma di legge il cui adempimento è ricordato in questi giorni (via mail ovviamente), agli iscritti, dai relativi Ordini. Eccola qui. I professionisti iscritti in albi ed elenchi istituiti con legge dello Stato comunicano ai rispettivi ordini o collegi il proprio indirizzo di posta elettronica certificata o analogo indirizzo di posta elettronica di cui al comma 6 entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Gli ordini e i collegi pubblicano in un elenco riservato, consultabile in via telematica esclusivamente dalle pubbliche amministrazioni, i dati identificativi degli iscritti con il relativo indirizzo di posta elettronica certificata.
Si tratta della cosiddetta Pec (Casella di posta elettronica certificata) che dovrebbe servire a evitare il cartaceo nelle comunicazioni ufficiali. L'idea non sarebbe malvagia, ma non tiene conto del fatto che non esiste (che io sappia) una legge che obbliga il professionista, iscritto a ordini o collegi, a possedere un computer e le conoscenze per manovrarlo. Sia chiaro che la Pec non è facoltativa, come può essere «lavorare» con la banca via Internet, ma è un obbligo di legge. Quando uscì la norma chiesi all'Ordine dei Veterinari di Reggio Emilia se la famigerata Pec era veramente obbligatoria. In data 26 agosto 2009, l'Ordine ha girato il quesito al ministero dell'Economia e alla presidenza del Consiglio dei ministri. Deve ancora giungere un'educata risposta. Nel frattempo tutti concordano che il dettato di legge sia più che chiaro: il professionista ha l'obbligo della Pec, quindi, in subordine, ha l'obbligo di acquistare un computer e fare un corso accelerato d'informatica. Altrimenti non è chiaro come faccia a inviare il suo indirizzo e mail all'Ordine, ad aprire la posta elettronica, ad allegare file ecc.
Dunque, caro direttore, o fai resistenza come me almeno per principio, mettendoti fuori legge o ti compri il tuo bel note book, ti fai la tua casella di posta elettronica, impari a usare Outlook e via dicendo. In caso di difficoltà la mia nipotina di dodici anni, nota «smanettatrice» di pc, è a disposizione. Mia e tua.