La retorica (falsa) della miss bella dentro

Stiamo per archiviare anche Miss Italia 2007. Si dice che l’intramontabile attenzione suscitata dal concorso sia dovuta al fatto che esso rispecchia la società in cui viviamo. Insomma, nella sfilata delle belle d’Italia si ritroverebbe tutta l’Italia dei nostri giorni. Mi pare esagerato, comunque sbagliata l’idea che l’interesse per il concorso dipenda dalla sua capacità di parlare di noi. Ciò che invece si esalta, senza tanti se e ma, è la bellezza. Non si dovrebbe dimenticare che all’origine della nostra civiltà c’è un mito sulla bellezza, un mito che ci racconta di un curioso concorso di bellezza bandito tra gli dei dell’Olimpo. Paride si trova nel difficile ruolo di giudicare chi è la più bella tra Minerva, Giunone e Venere, tre divinità potentissime che però volevano avere qualcosa in più: essere la più bella. Ecco che, fin dalle origini, la bellezza si impone con la sua forza seduttrice, con la sua energia creativa, mai lascia indifferenti, sempre suscita desideri e passioni, sollecita azioni e riflessioni.
Quello che invece può considerarsi il primo concorso di bellezza dell’era moderna, per il clamore e la curiosità che aveva suscitato, si svolse ad Atlantic City nel 1921. Miss America era un’allegra sfilata di belle ragazze in costume da bagno con lo scopo di attirare e divertire i turisti che, tra un whisky e un bicchiere di birra, sentenziavano chi era la più bella. Il concorso fece notizia ed ebbe più fortuna del previsto. Gli organizzatori erano, anno dopo anno, sempre più criticati per le allusioni erotiche delle sfilate finché, nel 1928, furono costretti a chiudere il concorso. Nel 1935 fu riaperto, e non solo non fu più sospeso, ma divenne un esempio da imitare.
I concorsi di allora, come quello che terminerà tra breve a casa nostra, sottintendono una percezione del bello concreto e autentico, non esaltano un ideale astratto di bellezza da privilegiare. E infatti, ieri come oggi, le ragazze che vengono premiate sono sempre molto diverse tra loro, alte, piccole, magre, prosperose, bionde, brune. Non esiste il «tipo» bello di femminilità, esiste la bellezza, ed è semplicemente questa ad essere premiata. Certo, adesso con molta ipocrisia nel concorso di Miss Italia si interrogano le ragazze per capire se sanno parlare, se conoscono la storia, se hanno un cuore. È quella stessa ipocrisia che fa dire di una donna palesemente brutta: «Però è bella dentro». Sarà bella dentro, però fuori, purtroppo per lei, rimane brutta. Invece è proprio con questi concorsi che diventa di dominio pubblico l’idea, al di là di ogni ipocrisia, che la bellezza del corpo possiede una sua autonomia, indipendente sia da qualsiasi valore morale o intellettuale, sia dalla classe sociale a cui appartiene la donna. La bellezza fisica, dunque, non è appannaggio della ricchezza né di una vita proba e onesta. Una donna immorale, oppure oca, se ha un corpo bello, è bella.
Il cinema, la televisione diffondono, poi, l’idea (o l’illusione) che le persone belle potranno un giorno avere successo e denaro, lasciando anche credere che la bellezza sia la prima e fondamentale lettera di raccomandazione.
Il mondo va così, e allora noi ci indigniamo se una ragazza sogna di fare la Velina. Forse dovrebbe sognare di fare la commessa in un grande magazzino? Se ha cultura desidererà altre cose, ma mai sottovaluterà le possibilità del suo corpo... Se è bello. C’è, comunque, anche un’idea di bellezza che non riguarda una visione effimera del mondo, è quella che la filosofia e la teologia hanno studiato come testimonianza del vero e del bene. Ma, per fortuna, questo concetto di bello, nonostante tutta la buona volontà di Mike, è lasciato in pace dai suoi quiz.
Stefano Zecchi