LA RETROGUARDIA DEL PROFESSORE

Il professor Prodi è sfortunato o come si dice rudemente oggi, sfigato. Aggrappato come un naufrago al rottame della sinistra più estrema, cerca di compiacere le sue truppe con dichiarazioni regolarmente fuori tempo, imbarazzanti e fastidiose che poi costringono la gente con la testa sulle spalle nella sua stessa coalizione a prendere arrossendo le distanze e a fischiettare guardando per aria fingendo di non conoscerlo.
Guardate che cosa gli è successo ieri: il Senato aveva appena chiuso dopo aver approvato quasi all’unanimità le misure contro il terrorismo islamico e sia lì che alla Camera l’opposizione ha colto l'opportunità, anche con furbizia, di dare un segnale, mostrarsi responsabile e abbassare i toni più aspri. Anche il rifinanziamento della missione italiana in Irak si era svolto senza strepiti, pur mantenendo le infinite diverse posizioni in cui è sgretolata la sinistra italiana, in un clima civile. Tutte le forze politiche degne di questo nome. Tranne il professor Romano Prodi, sia pure mantenendo le distanze dalla decisione del governo e del Parlamento di restare ancora in Irak per il tempo necessario, decisione avallata da ben tre risoluzioni dell’Onu, hanno convenuto sul fatto che i nostri soldati svolgono un lavoro umanitario, rischioso ed eccellente, nonché richiesto dagli iracheni. Dunque il Parlamento italiano tutto, salvo frattaglie, ha convenuto sulla qualità della nostra presenza a Nassirya. E questo non perché siano diventati di colpo tutti buoni, ma perché si è capito, specialmente a sinistra, che è il momento di mostrarsi responsabili e lungimiranti per dare al Paese la percezione di un mondo politico articolato ma non assatanato dalle divisioni e consapevole della gravità del momento dopo il duplice massacro di Londra e la carneficina di Sharm el Sheikh. Una carneficina, vogliamo sottolineare ancora una volta, che dimostra in modo limpido e definitivo come il terrorismo non abbia niente a che fare con l’intervento angloamericano in Irak, che ne è semmai una conseguenza: a Sharm il bersaglio delle bombe erano migliaia di innocenti di ogni Paese, specialmente di quelli che non hanno soldati in Irak.
Il terrorismo ha voluto chiarire a quella parte del mondo islamico che pensa di rappresentare, che il problema non è l'Irak. E infatti in questo momento tutti i Paesi del mondo, compresi quelli del tutto ostili all’operazione militare irachena come la Francia che ha chiuso le frontiere mandando all’aria il trattato di Schengen, sanno di essere sotto attacco. Tutti i leader mondiali concordano, salvo Prodi che non è né leader né, tantomeno, un leader mondiale benché Cossiga e D’Alema l’abbiano a suo tempo mandato a fare un lungo e inutile master a Bruxelles. Infatti Prodi ieri che cosa va ad escogitare? Pensando di mungere consensi dalle ruvide mammelle della sinistra antagonista su cui basa le sue magre fortune, nell'ora della massima calura dichiara che quando lui sarà a Palazzo Chigi farà rientrare dall’Irak «le truppe di occupazione» italiane. Persino le cicale hanno smesso di frinire.
Povero Prodi: con un solo colpo, due gaffe. E in più la sventura di cui dicevamo generata da un fatto nuovo e imprevisto. La prima gaffe sta nell’aver definito i nostri soldati truppe d’occupazione, cosa che nessuno fa più, specialmente a sinistra. La seconda sta nell’aver annunciato il ritiro clamoroso che lui farebbe se vincesse le elezioni, dimenticando che il ritiro ci sarà comunque e del tutto indipendentemente dalle sue fortune elettorali, piuttosto malconce. E infine il fatto imprevisto: ieri a Roma, proprio dove si svolgeva il dibattito politico, i Nocs e i servizi segreti hanno arrestato uno dei terroristi di Londra. Persino Prodi può immaginare che cosa significhi un tale fatto: Roma si conferma non soltanto un bersaglio dei macellai, ma una base di terroristi come Milano e Parigi, precedenti tappe dell’arrestato. Povero Prodi: sbanda e sragiona proprio mentre il ministro dell’Interno Pisanu incassa, dopo gli applausi in Parlamento, i complimenti anche dell’opposizione, essendo tutti consapevoli del fatto che l’Italia è nel mirino, e che è l'ora dell'unità e non della divisione, mentre l'Irak non è all'ordine del giorno per nessuno, neanche per i terroristi. Poveretto, vorrebbe essere lo Zapatero d'Italia, però non soltanto ha capito poco, ma ha avuto anche una sfortuna pari alla sua imprudenza e, politicamente parlando, alla sua sbalorditiva mancanza di decenza.
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