Ribaltone nel Prc, vince Ferrero E Vendola lancia la sua corrente

E' ribaltone, nel partito di Rifondazione comunista: il documento di Paolo Ferrero ha vinto. Il testo è stato votato da 342 delegati. Per Nichi Vendola 304 voti. I votanti sono stati 646. Finiscono in minoranza i bertinottiani, Vendola si ritira dalla corsa alla leadership

Chianciano Terme - La lunga notte dei fratelli coltelli (rossi) non ha portato consiglio e la spaccatura all'interno di Rifondazione comunista è rimersa come un fiume carsico dopo il fallimento delle trattative sugli assetti del dopo Bertinotti. Il documento di Paolo Ferrero ha vinto il VII congresso di Rifondazione Comunista. Il testo è stato votato da 342 delegati. Il gruppo di Nichi Vendola ha ottenuto 304 voti. I votanti sono stati 646.

Vendola si ritira Il govermnatore della Puglia, bocciato al congresso, rinuncia alla corsa alla segreteria e i componenti della sua mozione non entreranno nella segreteria, che sarà eletta dal comitato politico nazionale di Rifondazione. "Escludo qualsiasi livello di compromissione nella gestione politica del partito" annuncia il governatore pugliese, che già si prepara alla battaglia "per capovolgere una linea che non ha il fiato necessario per rifondare il partito nel campo largo delle sinistre". Vendola si presenta in conferenza stampa poco dopo che i delegati al congresso hanno approvato la mozione di Ferrero. "E' stata una battaglia importante, appassionante e durissima - sostiene il presidente della Puglia - che si conclude con un esito che è un colpo per la sinistra e per Rifondazione. Non è un colpo mortale ma una battuta d'arresto. Ma noi non intendiamo abbandonare la battaglia".

La resa dei conti è arrivata dopo una lunga fase di scontro interno e la spaccatura nel partito di Bertinotti è emersa in questo weekend congressuale come un fiume carsico. Nichi vendola, arrivato al congresso con l'investitura a segretario benedetta da Fausto Bertinotti  (che ha votato per la sua mozione), ne esce sconfitto e a capo di una nuova corrente.

Duro scontro Una riproposizione, tanto per semplificare, di uno schema classico degli scontri nella sinistra, dopo la sconfitta elettorale e l'estromissione del Prc dalla rappresentanza parlamentare. E' l'anima più massimalista, quella del partito di lotta e di piazza senza se e senza ma che spazza via tutto il vecchio gruppo dirigente bertinottiano. Aprendo scenari del tutto nuovi anche nei rapporti con il Pd e Veltroni (la mozione anti-Vendola che ha vinto al congresso sancisce infatti la fine di "ogni collaborazione organica con il Pd", svolta a sinistra, intensificazione dei rapporti con i partiti comunisti ma niente costituente di Sinistra), con una leadership non bene definita, che alla fine potrebbe anche rimettere in gioco il "delegato semplice", il sub-comandante Fausto, come"ri-federatore" dei comunisti.

Elezione del segretario Il congresso ha approvato la proposta della commissione elettorale di comporre il comitato politico nazionale del partito, organo che eleggerà il segretario, di 280 persone. La proposta è stata messa ai voti nell'assemblea e la stessa procedura è stata utilizzata per l'elezione del collegio di garanzia che invece sarà composto da 25 rappresentanti. 

Mediazione saltata L'estremo tentativo di trovare un accordo è saltato dopo la lunga riunione notturna della commissione politica.  Ferrero e i suoi diventano maggioranza, ma è chiaro che l'ex gruppo dirigente tra cui l'ex segretario Franco Giordano e l'ex capogruppo alla Camera Gennaro Migliore non entreranno nella segretaria del partito per tenersi eventuali 'mani libere' su scelte future.
Insomma, anche l'intervento "di lotta" di ieri, con cui Fausto Bertinotti ha cercato di in qualche nodo di ricucire fra le anime del partito (salvando l'elezione alla segreteria di Nichi Vendola) è servito a poco.

Migliore: "Nessuna scissione" La spaccatura c'è ma non ci sono scissioni alle viste, nel partito. "Noi abbiamo fatto la storia di questo partito, non ce ne andiamo, faremo un'opposizione ampia e larga dentro il partito per portare avanti il nostro progetto di unità a sinistra", ha spiegato l'ex capogruppo alla Camera Gennaro Migliore.

Mantovani: "Serve una diversa" C'é stata una riunione della commissione politica e la mozione 2 l'ha abbandonata. Li è stato elaborato un testo in cui si dice cosa deve fare Rifondazione. Sono molti i punti che ci uniscono anche con la mozione due, se quest'ultima non avesse voluto impostare la discussione congressuale su una linea come se fosse l'unica possibile", ha spiegato Ramon Mantovani, esponente della mozione uno, nel corso di un'intervista a Radio Popolare. Mantovani ha insistito sulla necessità che per il partito vi sia "una gestione diversa rispetto a quella tenuta fino ad ora, solo a maggioranza. Noi - sottolinea - abbiamo sempre detto di essere favorevoli alla gestione unitaria del partito perché si può dissentire su un punto ma poi condividere l'impostazione generale e partecipare alle decisioni. Negli ultimi tempi - conclude Mantovani - persino io che ero uno dei componenti della direzione nazionale e parlamentare in carica venivo a sapere le decisioni prese dalla televisione. Voglio rovesciare questo metodo".

Rottura definitiva Anche la platea si è spaccata in due tra chi applaude Graziella Mascia che spiega i motivi del perché voterà la mozione di Vendola e non appoggerà il documento sostenuto dalle altre quattro mozioni, e chi la fischia. La tensione è salita alle stelle dentro la sala gremita di delegati dopo che Giovanni Russo Spena, che sostiene la mozione di Ferrero, ha letto il documento nel quale si delinea la nuova rotta di Rifondazione. "In questo documento - ha contestato poi Mascia - ci sono cose molto gravi rispetto alla storia di Rifondazione. La mozione 2 presenta un altro documento e afferma che in questo congresso si è impedito di cercare una soluzione unitaria".