Ricatto al supermercato: "Due milioni o avveleno i clienti"

Lettera minatoria al direttore del market: "Paga o metterò prodotti al cianuro tra gli scaffali". Ma viene scoperto "grazie" alla saliva usata per il francobollo

“Metteremo cibo avvelenato tra i prodotti del tuo supermercato, se non ci paghi due milioni di sterline un’intera famiglia morirà”. Pare una questione da film horror, magari una scena tratta da una dozzinale parodia della celeberrima serie tv Breaking Bad. Però è successo veramente in Inghilterra. Un uomo, laureato in chimica, aveva ricattato una catena di supermarket ma, scoperto, è stato condannato a sette anni di carcere per colpa del francobollo impregnato di saliva utilizzato per spedire la sua inquietante minaccia.

Il ricattatore, come scrive il Daily Mail che ha pubblicato integralmente il testo del ricatto, è un 51enne, disoccupato, che aveva scritto una lettera al direttore di un’importante azienda della distribuzione agroalimentare. Nella missiva accennava a un vero e proprio “complotto”, assicurando di avere dalla sua la complicità di alcuni dei dipendenti del supermercato che avrebbero potuto piazzare, al suo segnale, un prodotto avvelenato tra gli scaffali. “Siamo tutti dipendenti con il potere di far fallire questa compagnia”. Insieme al testo delirante, una provetta di cianuro e la promessa: la dose utilizzata garantisce la morte di un’intera famiglia in appena trenta minuti. Per evitarlo, un “riscatto” da due milioni di sterline. Più altri quattro nel caso in cui il direttore avesse lasciato perdere nell’indifferenza la minaccia. Se invece avesse accettato di farsi spillare il denaro richiesto, il dirigente del supermercato avrebbe dovuto far pubblicare un annuncio mortuario con un nome specifico su un giornale locale. Proprio come accadeva nei film poliziotteschi degli anni ’70.

Il terrore è durato solo quattro giorni. L’aspirante “avvelenatore”, infatti, ha commesso un errore grande quanto una casa: è stato identificato grazie al Dna lasciato sul francobollo utile a spedire la lettera minatoria. Si è tradito con la sua stessa saliva. Sarebbe già pentito, come afferma il suo avvocato, avrebbe detto: “Ho fatto una cosa davvero stupida”.