Tra ricchi e indigenti la forbice si allarga Unica salvezza: la casa

Milano Nella fotografia del Paese scattata, anno dopo anno, da Bankitalia, il ceto medio è un’immagine sempre più sfuocata. I ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sono in aumento: la forbice dei redditi allarga le lame e lascia in mezzo un vuoto crescente. È l’esito inevitabile della crisi, che erode i bilanci familiari, e non da oggi: nel 2010 il reddito medio annuo, al netto delle imposte sul reddito e dei contributi sociali, è risultato pari a 32.714 euro, 2.726 euro al mese. Ma se guardiamo al reddito equivalente, che tiene conto cioè delle dimensioni del nucleo familiare, troviamo solo 18.914 mila euro per individuo, un valore inferiore, in termini reali, dello 0,6% a quello osservato con l’indagine sul 2008. E soprattutto, in termini reali, il reddito medio nel 2010 è inferiore addirittura del 2,4% rispetto a quello riscontrato nel 1991. Come se i vent’anni che hanno cambiato il mondo e l’economia, per i nostri redditi non fossero neppure passati. Ma per le spese sì: nel 2010 solo il 10,5% delle famiglie considera le proprie entrate «più che sufficienti» a coprire le spese, mentre quasi il 30% le considera insufficienti. Soprattutto perché gli italiani sono e restano il popolo dei mutui: così, l’acquisto e la ristrutturazione della casa sono la ragione principale per cui il 27,7% delle famiglie è indebitato, per un ammontare medio di quasi 44mila euro.
A controprova, quasi sette nuclei familiari su dieci vivono in una casa propria: un trend che aumenta senza interruzioni da trent’anni. Il mattone ha un valore decisivo nella ricchezza media delle famiglie, pari a 163.875 euro. Un patrimonio sempre più accentrato: il 10% delle famiglie più ricche possiede il 45,9% della ricchezza netta totale contro il 44,3% nel 2008. Un dato preoccupante perché implica l’aumentare delle disuguaglianze sociali: a conferma, nel 2010 la percentuale delle persone povere (convenzionalmente identificate da un reddito inferiore alla metà della media) è salita al 14,4%, con un aumento dell’1% sul 2008. E il maggior numero di indigenti si riscontra tra gli stranieri con una percentuale del 40%.
Squilibri importanti, certo, anche se si ridimensionano guardando alla distribuzione della ricchezza nel pianeta: basta pensare che solo l’8,7% della popolazione mondiale - coloro cioè che hanno un patrimonio da centomila dollari a un milione e oltre - possiede l’82,1% della ricchezza globale, secondo l’ultimo rapporto realizzato nel 2010 dal Credit Suisse. E l’Italia continua ad appartenere alla parte più ricca del mondo. Sempre secondo il Global Wealth Report, nel nostro Paese c’è l’8% di coloro che hanno ricchezze superiori a centomila dollari (7% nel Regno Unito e in Germania, 6% in Francia, 16% in Giappone e 21% negli Stati Uniti) e il 5% di coloro che hanno ricchezze complessive pari al milione di dollari, contro il 6% di Regno Unito e Germania, 11% in Giappone, 34% negli Stati Uniti e 4% in Australia.
Ma come si distribuisce la ricchezza degli italiani? Fino a ieri, la bilancia pendeva dalla parte dei lavoratori autonomi, che fra il 2008 e il 2010 hanno registrato un incremento del reddito equivalente in termini reali del 3,1 per cento, recuperando, sia pure in parte, il calo verificatosi fra il 2006 e il 2008 (-7 per cento). Nel complesso del periodo 1991-2010, poi, hanno registrato un incremento del reddito equivalente reale pari al 15,7 per cento. Ma nel 2010 anche per i lavoratori indipendenti il reddito si è attestato a poco più di 20mila euro, con una diminuzione dal 2008 del 2,3%.
Nettissima, invece, resta la differenza tra vecchi e giovani: le variazioni tra il 1991 e il 2010, a prezzi costanti, mostrano infatti un +30% nella fascia tra i 55 e i 64 anni e un +23% nella fascia superiore ai 64 anni, contro il 4,6% nella fascia 45 - 54 anni, nessun aumento per gli individui fra 35 e 44 anni e un calo del 3% per i giovani fra 19 e 34 anni.