«La ricerca deve essere indirizzata Si rischia la selezione genetica»

«La gente viene illusa dicendo che se vince il Sì si potranno curare Alzheimer e Parkinson: non è vero»

Francesca Angeli

da Roma

Non andrà a votare l’ex ministro della Salute, Girolamo Sirchia. Una posizione coerente visto che il professor Sirchia era al governo quando la legge sulla fecondazione assistita è stata approvata da una maggioranza trasversale che comprendeva, oltre alla Casa delle libertà, la Margherita di Francesco Rutelli. Era convinto che una legge in questo settore fosse necessaria e da allora non ha cambiato idea.
Professor Sirchia perché ha scelto l’astensione?
«Il Parlamento è la sede giusta per rivedere ed eventualmente modificare la legge 40. Non la piazza. Credo che gli argomenti in questione siano difficili da comprendere e che il referendum sia uno strumento inadatto in questo campo. La gente vota su cose che non sa e che non può capire. Inoltre sono entrati in gioco contrasti di carattere ideologico e politico che nulla hanno a che vedere con le questioni tecniche. Un fatto che si è verificato soltanto in Italia. Oltretutto in questa campagna referendaria ognuno ha voluto dire la sua anche a sproposito e a causa del protagonismo di certi personaggi questioni delicate e complesse sono state trasformate nella fiera delle vanità. Ecco perché mi auguro non si raggiunga il quorum».
Che cosa succederebbe se il quorum non fosse raggiunto?
«Questa legge è frutto di una difficile mediazione. Io credo che veramente il Paese sia diviso: metà vuole questa legge l’altra metà no. Il Parlamento ha cercato una faticosa mediazione che però inevitabilmente non soddisfa le parti. Penso che la legge comunque possa essere corretta ma che debba essere il Parlamento a farlo».
Molti scienziati affermano che se la legge resta così com’è la ricerca in Italia si fermerà.
«Nessuno vuole fermare la ricerca ma soltanto indirizzarla sulle cose che servono. La gente viene illusa perché si dice che votando sì si troverà la cura per l’Alzheimer e il Parkinson. Ma la ricerca sulle staminali embrionali non ha dischiuso finestre mentre abbiamo già avuto risultati concreti con le cellule staminali adulte. È scorretto e malizioso illudere così i malati. Inoltre non capisco questa propensione a sperimentare subito sull’uomo. Perché intanto non usiamo le cellule staminali degli animali? Soltanto in questo campo si sente il bisogno di arrivare subito all’uomo. Penso che sia una forzatura. La ricerca deve andare avanti ma la strada più interessante è quella delle cellule staminali adulte».
Che succederebbe invece se il quorum fosse raggiunto e quindi modificata la legge?
«Prima di tutto la legge verrebbe cancellata e si dovrebbe ricominciare tutto daccapo. Entriamo nel merito dei quesiti. Sulla ricerca ho già detto: non ritengo verrebbe condizionata. Uno riguarda la diagnosi preimpianto. Penso esistano alcune condizioni particolari per le quali la diagnosi preimpianto vada fatta, nel caso ad esempio della talassemia. Ci si può attivare caso per caso. Ma col referendum si vuole ammettere la “selezione genetica preimpianto”, il che vuole dire che si vanno a selezionare tutti i geni, non soltanto quelli malati. Dunque si effettua una selezione genetica ad ampio raggio. Io vedo un concreto rischio di eugenetica. Ma insomma: gli stessi che sono scesi in piazza perché rifiutano la manipolazione genetica delle piante poi dicono sì a quella umana? È davvero strano: difendiamo il pomodoro pachino e non l’uomo? Con il sì si ammette la selezione genetica senza limiti, si arriva alla selezione della razza. Io dico che è sbagliato e pericoloso».
I referendari dicono che la legge non tutela la salute della donna.
«Qui la polemica sulla crioconservazione degli embrioni non ha senso. Oggi le tecniche ci consentono di conservare gli ovociti vetrificati che poi possono essere utilizzati per essere fecondati e inseriti al bisogno. Dunque si possono produrre ovociti e conservarli per poi riutilizzarli senza sottoporre la donna a più stimolazioni ormonali. Anzi semmai la stimolazione ormonale eccessiva si praticava per produrre tanti ovociti tutti insieme in eccesso. Anche il limite di impianto a tre embrioni è il più giusto per la sicurezza della donna. Avremmo altrimenti gravidanze plurigemellari molto rischiose. Anche in Inghilterra, dove le maglie sono larghe, dopo i 40 anni si impiantano al massimo due embrioni».