Ricercatrice e malata: "La sperimentazione animale non serve"

"Inaccettabili insulti e minacce, ma anche le strumentalizzazioni". La professoressa Penco dice la sua sulla sperimentazione

La professoressa Penco con Michela Brambilla

No agli insulti e alle minacce, "perché educazione e civiltà sono valori imprescindibili", ma no anche alle "strumentalizzazioni di qualsiasi genere". Lo scrive in una nota - commentando il caso della studentessa di Padova che si è dichiarata "viva grazie alla sperimentazione animale" e perciò è stata offesa su Facebook - la biologa Susanna Penco, ricercatrice presso il dipartimento di Medicina sperimentale dell'Università di Genova, malata di sclerosi multipla da vent'anni e saldamente convinta "che sia proprio la sperimentazione animale ad allontanare le soluzioni e quindi la guarigione per i malati". Il futuro, afferma, è "la medicina personalizzata, che sfrutta le differenze genetiche interindividuali per capire il funzionamento delle malattie umane".

"Ho appreso – scrive la dottoressa Penco - del clamore suscitato in rete dalle affermazioni di una studentessa malata, con la quale condivido la sfortuna di non aver avuto la salute in dotazione. Anche io convivo con una malattia che mi ha costretta a flebo di cortisone, a terapie pesanti, a rinunciare, per esempio, a vivere un sereno Capodanno, o la vigilia di Natale (se mi devo fare una puntura che mi scatena sintomi come la peggiore delle influenze è ovvio che me ne debba stare a casa), in quanto devo sottopormi cronicamente ad una cura fastidiosa, di cui alcuni lavori scientifici, tra l'altro, mettono anche in dubbio l'efficacia. Mi sconfortano le parole offensive verso la studentessa, poiché educazione e civiltà sono valori imprescindibili. Tuttavia, contrariamente a lei, troverei umiliante per me stessa farmi fotografare con una flebo attaccata alla vena: pertanto metto in rete una foto in cui appaio sorridente, anche se molto spesso sono tutt'altro che serena o in salute. Detesto le strumentalizzazioni di qualsiasi genere. Siccome sono malata mi informo, e leggo ad esempio che non ci sono ancora cure per le forme progressive di sclerosi multipla: è un dato di fatto (fonte: AISM)."

"Grazie alle mie conoscenze scientifiche – prosegue la specialista– sono persuasa che, anche per le malattie più agghiaccianti, ossia delle quali non si conoscono le cause e che riducono fortemente la qualità della vita, sia proprio la sperimentazioni sugli animali ad allontanare le soluzioni e la guarigione per i malati. Sono spesso malattie croniche, che costringono i pazienti e le loro famiglie ad una vita drammatica. Inoltre, le terapie sono molto costose per il SSN. Se si abbandonasse un metodo fuorviante – sottolinea la ricercatrice - e ci si concentrasse sull'uomo, i progressi della scienza sarebbero più rapidi ed efficaci: io spero risolutivi". Una via per arrivarci è la donazione degli organi per la ricerca. "D'accordo con i miei parenti – racconta Susanna Penco - ho donato il cervello affinché sia studiato dopo la mia morte. Se c'è un modo di capire le cause, e di guarire anziché curare (guarire gioverebbe ai malati, e anche al bilancio dello Stato, della Sanità, in definitiva dei contribuenti!), dovremmo cominciare a studiare tessuti umani e anche gli organi post mortem. La soluzione migliore è sempre la prevenzione che, finché non sono note le cause, non è attuabile. La dott.ssa Candida Nastrucci, biochimico clinico (DPhil, Università di Oxford, Grant Holder Fondazione Veronesi) , aggiunge che per quanto riguarda le malattie genetiche, non è possibile determinare quali tipi di terapie avremmo potuto sviluppare usando tessuti o cellule derivati da esseri umani o dallo stesso paziente. L'uso di animali potrebbe anche aver rallentato il progresso della ricerca per trovare cure per malattie umane. Il futuro è la medicina personalizzata, che sfrutta le differenze genetiche interindividuali per capire il funzionamento delle malattie umane".

Per queste ragioni negli altri Paesi si investe sui metodi alternativi: per esempio, il National Institutes of Health (NIH) degli Stati Uniti ha finanziato con 6 milioni di dollari un progetto rivoluzionario per la mappatura del toxoma umano, con l'obiettivo di sviluppare test tossicologici per la salute umana e ridurre i test su animali". Insomma, conclude la ricercatrice,"non credo che i rimedi ai mali umani stiano nello studio fatto su esseri viventi diversi da noi: e tutto questo lo vivo sulla mia pelle. La sperimentazione animale può essere anticamera di cocenti delusioni. Ve ne sono molti esempi, anche riguardanti farmaci in commercio".

Commenti
Ritratto di semovente

semovente

Dom, 29/12/2013 - 10:37

Fermo restando che minacce e strumentalizzazioni non servono, ritengo che ad una ricercatrice, ammalata e "contraria" alla ricerca su animali per conseguire risultati sugli umani, bisogna pur crederle considerato che suggerisce metodi alternativi al momento non presi in considerazione.

Ritratto di Ausonio

Ausonio

Dom, 29/12/2013 - 12:15

non si può fare del bene passando per orrori, autentici orrori.

orione43

Dom, 29/12/2013 - 13:32

Carissima dottoressa non vedo cosa ci sia da vergognarsi a farsi vedere con un respiratore. Cosa ne sa lei di vivere giornalmente con un apparecchio che le consente di respirare? Io le parlo perché ho vissuto e continuo a vivere certe situazioni in quanto mia figlia e mancata a 27 anni per fibrosi cistica e mia moglie ha la sclerosi multipla, quindi non si lamenti per una infusione di cortisone e cerchi di capire nel profondo il pensiero di Caterina la quale alla sua età cerca di aggrapparsi a tutte le soluzioni pur poter vivere una vita accettabile. Quindi se lei insieme a quella opportunista della signora con la quale si fa ritrarre, ritenete di aver capito quanto scritto da questa ragazza DISSOCIATEVI pubblicamente da questi fanatici integralisti che si sono permessi di insultare Caterina. Ma nella sua intervista su canale 5 ha difeso il suo pensiero con presunzione senza far cenno a scuse. Bravissima!!!

FVIT

Lun, 30/12/2013 - 08:38

Vede Dottoressa, quando il male colpisce te direttamente o qualcuno dei tuoi affetti più vicini, quelle che sono le sue personali idee (non le presenta, correttamente, come certezze) circa la strada che la ricerca dovrebbe abbandonare, perde ogni significato e ragione. Tutte le strade possibili vanno percorse, ovviamente nel rispetto delle regole che ne stabilscono già oggi i limiti invalicabili.