Ricerche da igNobel: perché al picchio non viene l’emicrania?

Ad Harvard assegnati i premi agli studi scientifici più demenziali

Eleonora Barbieri

Il rumore incuriosisce gli scienziati. Quello delle unghie sulla lavagna, ad esempio, considerato fastidioso quasi a livello universale. Il compito di capire perché se l’è assunto un professore di psicologia di una città abituata a ben altri suoni. Randolph Blake insegna alla Vanderbilt university, l’ateneo di Nashville, e ha scoperto che l’armonia, nel caso delle unghie, non è quella giusta: un livello di frequenza «medio», che risulta insopportabile per chiunque.
La sua ricerca gli è valsa un «Ig Nobel», e la notorietà. Il premio, come l’ideatore Marc Abrahams tiene a sottolineare, è un riconoscimento alla scienza «che prima fa sorridere, e poi spinge anche a pensare». Blake ha tentato di risolvere un mistero che dura «da 2.300 anni»: inutile, forse, ma tutti sanno di che cosa stia parlando. Tanto che alcuni volontari, all’epoca dello studio, si erano rifiutati di partecipare all’esperimento.
Ieri, all’università di Harvard, Blake ha avuto la soddisfazione di ricevere il premio alternativo a quello ufficiale, nato ormai sedici anni fa. Come lui, anche Howard Stapleford ha vinto il suo «Ig Nobel» grazie al rumore, quello che solo orecchie molto giovani possono sentire. Stapleford si occupa dei sistemi di sicurezza alla Merthyr Tydfil ma, vedendo sua figlia fuggire da un negozio, disturbata da una banda di ragazzi, si è ricordato di quando, da piccolo, andava a trovare il padre in fabbrica e poteva resistere solo qualche minuto, perché il rumore era insopportabile. Gli adulti intorno a lui, però, non si accorgevano di nulla. Questione di frequenze, e di età. Così ha realizzato un «allarme anti bulli» che sfrutta una frequenza sonora molto elevata, percepibile solo fino a vent’anni o poco più. Per cui, dall’altro lato, può essere utilizzata anche come suoneria per i cellulari, che gli alunni possono sentire, ma non i loro insegnanti. Una piccola magia, che potrebbe indispettire molti docenti in guerra aperta contro i telefonini in classe.
Stapleford è salito sul palco e, come gli altri vincitori, ha avuto sessanta secondi per spiegare al pubblico il motivo del suo «Ig Nobel». Una parodia del Nobel, ma non solo. Non necessariamente «ignobile», come il nome suggerisce, e non solo perché riscattato, spesso, dal tempo. Invenzioni considerate assurde, come la lavatrice per cani e gatti (per la quale lo spagnolo Eduardo Segura ha vinto nel 2002), sono diventate ora appetibili. Molti studiosi, dopo anni di ricerche serissime e puntualmente ignorate, hanno l’occasione, unica, di diventare famosi, come ha ammesso Jonathan Wyatt, vincitore nel 2000 grazie a uno studio sulle toilette a Glasgow: «Con i colleghi ho pubblicato 70 ricerche: è l’unica che ci abbia regalato un po’ di notorietà».
Non c’è solo la vanità. C’è, secondo Abrahams, il volto umano della scienza, che traspare fra ampollosità, banalità quotidiane trasformate in questioni insolubili, argomenti futili. Indagini assurde condotte con serietà e rigore, fra scartoffie, laboratori, lampade accese anche a tarda sera. Per capire, ad esempio, come mai i picchi non si facciano male alla testa, nonostante la sbattano contro un tronco alla velocità di 20 volte al secondo. Il segreto è in una protezione speciale che, come ha scoperto Ivan Schwab, è dovuta all’adattamento anatomico della calotta cranica. Un altro suono, o meglio un «ultrasuono», è servito invece a un gruppo di scienziati spagnoli per vincere nel settore della chimica: ne hanno misurato la velocità, nel momento in cui attraversa una porzione di cheddar, il formaggio più famoso e insapore d’Inghilterra.
Il premio per la medicina, quest’anno, è in perfetto stile degli Annals of improbable research, la rivista che organizza la manifestazione. Un metodo poco comune ma, a quanto pare, efficace per combattere il singhiozzo è stato brevettato dall’americano Francis Fesmire: basta un massaggio rettale, e i singulti, anche i più insistenti, passano in 30 secondi. Fesmire si è offeso: «Sono un medico serio». A premiarlo, però, c’erano sette Nobel, veri. Ha vinto anche una équipe francese, che ha spiegato con una «teoria della frammentazione a cascata» un fenomeno culinario molto diffuso: quando si spezzano gli spaghetti crudi, non si dividono mai in due, ma sempre in più parti. Per dissipare il mistero, ci è voluta una legge della fisica.