La ricetta di Brunetta: "Per fare le riforme bastano tre mesi"

Il ministro preme sull'acceleratore: "Pensioni, tasse, federalismo, accorpamento delle Province: pronti alle riforme, da settembre si può" 

Ministro Brunetta, questo famoso governo del fa­re, se non ora quando?
«Non c’è alcun dubbio: ora».
Non crede sia tardi? «A parte che in questi anni non è che siamo stati pro­prio con le mani in mano, non è mai troppo tardi. Anzi, le dirò di più».
Dica...

«Non soltanto abbiamo il dovere del fare per salvare il Paese dalla crisi, ma è la nostra grande occasione per in­vertire il vento e avviarci a rivincere le elezioni nel 2013 ».
Buona notizia, ma come? Affidandosi alla Banca centrale europea, alla Merkel e a Sarkozy?
«Balle della sinistra. Siamo nati nel ’94 per cambiare questo Paese, dobbia­m­o solo completare l’opera stando esatta­mente nel solco tracciato dal presidente Berlusconi».
Già, 17 anni appunto. Come mai solo ora tutto questo ottimismo? Gli italia­ni ne hanno molto meno...

«Capisco l’ironia ma la risposta è sem­plice ».
Cioè?
«La crisi economica ha messo a nudo le ipocrisie della sinistra, le miopie e le posi­zioni di rendita del sindacato. Le ricette che tutti invocano per non soccombere noi le avevamo già scritte. Alcune sono sol­t­anto rimaste imbrigliate nei riti della poli­tica e nell’antiberlusconismo militante. Adesso non ci sono più alibi per nessu­no ».
L’opposizione fa il suo mestiere, i nu­meri li ha chi governa . «Sfasciare il Paese non è un bel mestie­re. Comunque adesso si deve cambiare. Il nemico per noi non deve più essere l’op­posizione, ma il tempo».
Il tempo?
«Già, dobbiamo accelerare e possiamo farlo perché la benzina nel motore c’è già».
E come?
«Da subito servirebbe che il Consiglio dei ministri si riunisse non una ma due vol­­te alla settimana, per deliberare ma anche per monitorare i processi legislativi. Così come il Cipe si deve riunire una volta al me­se. Decisioni, controlli e risorse: questa è la ricetta».
Ma se poi in Parlamento le cose vanno come vanno...

«Oltre che per noi, la crisi deve essere un test anche per l’opposizione.Vediamo chi ci sta e chi invece preferisce rimanere sulle vecchie barricate».
Si riferisce a Casini?
«Soprattutto a lui, tiriamo fuori le carte, parliamone e votiamo. Ma subito, il tem­po dei rinvii è finito».
Per esempio?

«Riforma fiscale e assistenziale. Il testo c’è.Corsia preferenziale e,in parallelo,de­creti attuativi. Se c’è la volontà politica, dal 2012 può essere in vigore».
Costi della politica?

«Fatto».
Fatto?

«Certo. Quanto crede che possa metter­ci la Commissione che deve rendere con­creti gli allineamenti delle retribuzioni dei costi italiani a quelli europei»?
Non lo so, a occhio anni .
«Io dico tre settimane, ma stando lar­ghi ».
Se va a finire come sulle Province da abolire...

«Il disegno di legge per accorparle c’è. Votiamolo. Non solo. Il federalismo muni­cipale è già legge. Anticipiamo l’entrata in vigore così accorpiamo anche i piccoli Co­muni. Poi non sarebbe male pensare an­che ai costi del sindacato e, perché no, a ri­sparmiare anche sui contributi ai giorna­li ».
Questo è il libro dei sogni.
«No, è il programma del Pdl e di questa maggioranza. Ed è il risultato dell’azione di governo».
Non sempre si vede .
«C’è una cortina fumogena che copre tutto e non l’abbiamo certo stesa noi. Lei sa che si può privatizzare anche dopo il re­ferendum sulla questione dell’acqua?».
No, non lo so.

«Male, è grave. Basta prendere il decre­to Ronchi, togliere l’acqua e applicarlo su luce, gas, spazzatura, trasporti. Del resto, per dirla alla Bersani, ce lo chiede l’Euro­pa ».
L’Europa chiede anche incentivi allo sviluppo .
«E fa bene. La cosa non ci spaventa».
Tremonti, sul tema, sembrava alme­no preoccupato .
«La politica dei tagli lineari non ha fun­zionato. Andiamo oltre. La riforma costi­tuzionale dell’articolo 41, quella sulle li­bertà di impresa, è già scritta. Nel decreto sviluppo di maggio e nel decreto manovra di luglio ci sono ben ventisette misure per la crescita. Non mi sembrano cose da po­co ».
Basteranno?
«Solo a evadere tutto ciò che è già pron­to si farebbe un enorme, decisivo passo in avanti. E se serve altro non ci tireremo in­dietro ». Per esempio?
«Per esempio le pensioni. Personal­mente credo che si potrebbe lavorare su quelle di reversibilità, una spesa da 38 mi­liardi metà dei quali destinati a chi non ne ha pieno diritto o vera necessità». Questi italiani non saranno entusia­sti .
«Gli italiani non saranno entusiasti se il salvataggio fallisce. Neppure l’idea del riordino delle professioni e degli Ordini piace a tutti gli interessati ma andrà fatto».
Visto che serve fretta, parliamo di tem­pi .
«Da settembre a dicembre si può incar­dinare quasi tutto. Nel 2012 comincere­mo a vedere i risultati, nel 2013 raggiungia­mo il pareggio e rivinciamo le elezioni».