Ridurre da 16 a 10 le commissioni nell’aula alla Pisana

«Le risorse impegnate per il funzionamento della macchina regionale devono trasformarsi in spese virtuose e funzionali alla dimensione e alle esigenze del territorio. Il politico con umiltà deve ascoltare le istanze del territorio, studiare e proporre percorsi che facilitino il progresso strutturale». È la premessa che fa Pier Ernesto Irmici, vicepresidente della commissione Urbanistica alla Pisana parlando della sua proposta di legge per la modifica dell’articolo 14 del Regolamento. La riduzione delle commissioni consiliari.
Qual è lo spirito alla base di questa proposta?
«La politica, specialmente in questi tempi di crisi, deve imparare a essere più leggera e più efficiente. Il gran numero di commissioni ha effetti negativi sull’andamento dei lavori del consiglio. Al singolo consigliere serve tempo per studiare i provvedimenti prima di votarli, proporre modifiche. E se uno vuole lavorare bene non può sobbarcarsi l’impegno per più commissioni. Ci sono colleghi che coprono posti in 2 o 3 commissioni. È una frantumazione di competenze. Nel nostro Consiglio esistono ben 16 commissioni permanenti, ovvero due in più di quelle previste per Senato e Camera (con 315 e 630 eletti a fronte dei nostri 74) e il doppio di quelle presenti nel consiglio della Lombardia. In controtendenza rispetto a quanto avveniva nel resto del Paese, nella Regione Lazio, c’è stato, negli anni, un incremento delle commissioni consiliari. Propongo di ridurle da 16 a 10».
Ha già individuato quali?
«La riduzione dovrà avvenire in base a criteri di affinità o interrelazione tra alcune materie. Si sa che problemi relativi all’urbanistica e alle politiche della casa non devono essere trattati separatamente. Così le politiche sanitarie assieme a quelle sociali, ma anche bilancio assieme a patrimonio e demanio. Altrettanto lo sviluppo economico, l’imprenditoria e il commercio sono altamente correlati».
Si risparmieranno anche risorse?
«Il risparmio è esiguo: sui 300mila euro. Mentre invece ne guadagnerebbe la qualità non solo dell’attività legislativa, ma anche la qualità della vita dei cittadini. Questa riorganizzazione va oltre le logiche spartitorie e addirittura contraddittorie che hanno distinto la vecchia giunta Marrazzo. Il modello che si profila è sempre più bipolare o addirittura bipartitico».
Già, ma nel Lazio serve assolutamente un modello gestionale che consenta di economizzare.
«Si deve procedere al riordino di comunità montane ed enti parco. In certe aree della nostra Regione coesistono e questo non è possibile. Non possono trovarsi comunità montane a 300 metri sul livello del mare. Inoltre contiamo pure di proporre una riorganizzazione delle Ipab (istituzioni di assistenza e beneficenza) nonché delle agenzie e società in house».
Un impegno pieno, il suo...
«Ognuno di noi consiglieri dovrebbe giocare un ruolo esteso alle esigenze del territorio. Nel Lazio ci sono necessità che chiedono risposte. Ho presentato una legge sul controllo della popolazione dei cinghiali perché la nostra agricoltura soffre enormemente i danni provocati da questi animali. Altrettanto sto preparando una legge sulla valorizzazione del comparto cinematografico laziale. Al contempo ho un occhio puntato alle politiche della sanità. Aspetto il dibattito in Consiglio».