Ridurre i costi della Sanità pubblica? Con l’aiuto dei privati

Alla vigilia di Natale di trent’anni fa nacque il Servizio sanitario nazionale, grazie all’impegno di Carlo Donat-Cattin. Un convegno a Roma per discutere la sostenibilità dei costi in tempi di recessione<br />

Trent’anni e li dimostra tutti. Il Servizio Sanitario nazionale, nato sulla scorta di una giusta realizzazione del dettato costituzionale (che prevede il diritto alla salute, e non solo) vide la luce il 23 dicembre del 1978 con la legge numero 833. Tra i suoi padri fondatori, Carlo Donat-Cattin che, da ministro della Sanità fu gran sostenitore dei principi fondanti della legge e da “cavallo di razza” democristiano sempre attento ai valori della solidarietà sociale. Discutere oggi della validità del Ssn, la cui base resta la legge 833/78 pur dopo due successive riforme, significa partire anche dalla figura dell’uomo politico che più si prodigò per la sua introduzione. Questo il senso di un convegno promosso dalla multinazionale “sanofi aventis” presso la Biblioteca del Senato a Roma, dal quale è emersa anche la possibilità di rivitalizzare il sistema sanitario, alla luce di costi sempre crescenti se non insostenibili e di una tecnologia sempre più avanzata, grazie alla collaborazione con il settore privato disposto ad offrire le proprie competenze a tutela della salute dei cittadini. La visione di Carlo Donat-Cattin presupponeva per il sistema sanitario quattro obiettivi fondamentali, attuali anche oggi: creare la cultura della prevenzione, fare una capillare campagna di educazione sanitaria, creare un sistema informativo forte, realizzare la territorializzazione. Per i primi tre c’è ancora molta strada da fare, soprattutto se si mira a realizzare un percorso che consenta di coniugare la stabilità economica con il diritto all’innovazione da parte del cittadino, attraverso precisi criteri di appropriatezza. “Carlo Donat-Cattin, Ministro della Sanità nel triennio 1986-1989 – ha ricordato Claudio Donat-Cattin, giornalista televisivo nonché presidente della Fondazione che porta il nome del papà - ha perseguito una visione nuova delle politiche sanitarie, proponendo l’introduzione di nuovi assetti istituzionali, nuovi criteri organizzativi e una particolare attenzione alla qualità della risposta sanitaria”. Ma il problema della tutela della salute dei cittadini, attualizzato, diventa soprattutto questione di compatibilità economiche tra la recessione in atto (che impone dolorosi tagli) e l’innovazione tecnologica (che incide non poco sui costi). E come conciliare la logica dell’universalità delle prestazioni con la scelta della regionalizzazione? Sarebbe forse necessaria la realizzazione di una nuova “welfare community”, un modello che veda cittadini, istituzioni e aziende unite nel raggiungere un obiettivo comune di efficienza. In questa logica, la collaborazione con i privati può rappresentare oggi un importante supporto al sistema sanitario, per mantenere le valenze di universalità ed equità nell’ambito del processo di regionalizzazione della gestione delle risorse.