«Ridurremo l’Irap senza tassare i consumi»

Il taglio dell’imposta è imminente. «Un segnale alle imprese»

Francesco Casaccia

nostro inviato a Santa Margherita Ligure

La strada per finanziare la riduzione dell’Irap è obbligata. E passa attraverso una tassazione sulle rendite finanziare, con l’esclusione dei Bot. Lo lascia intendere il ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, e lo dice in modo esplicito il titolare delle Politiche Agricole, Gianni Alemanno. Entrambi intervengono alla giornata conclusiva del convegno dei Giovani di Confindustria. Entrambi confermano l’impegno del governo per una rapida riduzione dell’Irap. Entrambi ammettono che la sola lotta all’evasione fiscale non basta. Entrambi dicono che bisogna spostare le risorse da una cassa all’altra. Entrambi spiegano che tassare i consumi non è una scelta intelligente. Entrambi annunciano a breve un incontro con le parti sociali con Alemanno che non esclude il decreto taglia Irap già all’esame del prossimo Consiglio dei ministri.
Nel golfo del Tigullio fa molto caldo. Siniscalco sale sul palco e chiede di poter parlare in camicia. Lo stile informale non impedisce, però, al ministro di andare diretto al cuore dei problemi che angosciano gli imprenditori. E quindi, la ripresa economica e l’abolizione dell’Irap. La premessa è che «l’Italia non è condannata al declino. Abbiamo un enorme problema di competitività, con una quota di mercato che scende, ma credo assolutamente che non siamo condannati. Bisogna fare più attenzione all’economia reale e tutti debbono fare la propria parte».
Anche il governo è pronto. Una delle prime misure da adottare riguarda l’alleggerimento fiscale per le imprese. In particolar modo, la riduzione della tanto odiata Irap. Siniscalco ragiona con gli imprenditori junior e spiega come trovare la copertura. Sono sostanzialmente tre le aree di intervento: consumi, produzione, rendite finanziarie. In questa fase economica, dice, «tassare i consumi non è intelligente». Escluso, naturalmente, un intervento sulla produzione, non resta che agire sulle rendite. Siniscalco non lo dice apertamente ma è questa la strada che il governo sembra intenzionato a percorrere. L’idea, ancora allo studio, escluderebbe di toccare i Bot. Siniscalco aggiunge che bisogna intervenire anche sulla spesa corrente e la lotta all’evasione. «Basta – dice – con i condoni varati uno ogni due anni, perché così uno le tasse non le paga». Siniscalco annuncia a breve un incontro con le parti sociali per discutere di Irap ma anche di liberalizzazioni. Infine, il ministro ammette che la politica monetaria della Bce, «per la quale la stabilità è stato tutto, forse non era l’obiettivo da perseguire. Forse andava integrata di più con una politica fiscale». In ogni caso, Siniscalco difende l’euro e precisa che in passato «abbiamo vissuto anni dissennati».
Proprio quella politica economica di alta inflazione, ampie svalutazioni, deficit e debito alti, sono alla base dell’attuale situazione dei conti pubblici. Insomma, «per essere chiari con i nostalgici di quel sistema, la situazione attuale è figlia di quel regime di politica economica perché abbiamo vissuto in una bottiglia di comodo anestetico e ora paghiamo quel dissennato sistema». Ma «la sfida, adesso, è adattarsi a un sistema più virtuoso». È arrivato il momento di «mettere il fuoco sul mondo dell’impresa. Non lo abbiamo fatto prima – ammette – perché il programma elettorale era diverso ed era difficile cambiarlo in corso d’opera».
Anche Alemanno la pensa così: «È stata un’illusione, alimentata da una campagna di stampa e di opinione all’interno del centrodestra, aver fatto prevalere l’ipotesi Irpef nella riduzione fiscale». Ora tocca all’Irap che, ammette Alemanno, «non risolve tutto ma è un segnale da dare alle imprese». Dopo aver escluso una manovra bis, il ministro delle Politiche agricole annuncia che il taglio dell’Irap potrebbe arrivare prima del previsto. Forse, addirittura, il decreto verrà esaminato dal prossimo Consiglio dei ministri. Per la sua copertura, l’obiettivo principale resta la «tassazione delle rendite. Dobbiamo fare delle scelte sulla copertura – aggiunge Alemanno - che non potranno essere solo tagli alla spesa e lotta all’evasione. La strada è quella di intervenire sulle rendite finanziarie visto che qui c’è la tassazione minore a livello europeo». Su un eventuale inasprimento dell’Iva, invece, «andrei cauto perché, se non è compensato, c’è il rischio di un ulteriore scoraggiamento dei consumi».
Alemanno, infine, riserva un commento sull’eventuale procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per deficit eccessivo. Si tratta, dice, «di un confronto importante. Dobbiamo riuscire a dare risposte chiare a quelle che sono le strategie europee, dando la netta sensazione che il nostro Paese non si vuole chiamare fuori». Il ministro delle Politiche agricole continua ad essere convinto che da questo confronto «è possibile dare un segnale forte di integrazione europea e di rilancio dello sviluppo».