Rifiuti, Iervolino e Bassolino sotto accusa

La procura vuole fare luce sulla crisi del 2007-2008. A Napoli hanno
diffuso l’epidemia. La spazzatura in strada poteva provocare infezioni,
sono mancate le misure di sicurezza.
Il sindaco: &quot;Io non ho nulla da rimproverarmi&quot;. <strong><a href="/interni/monnezza_strada/09-11-2010/articolo-id=485572-page=0-comments=1">Salta ancora la raccolta: i camion rischiano la multa
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L’accusa è di quelle che fa un po'senso. Sì, insomma, che ti fa venire la tentazione di stare a debita distanza: epidemia colposa. Ma sgombriamo subito il campo dagli equivoci: non che Rosa Russo Iervolino sia contagiosa. Ha «soltanto» ricevuto dalla Procura di Napoli, quello che tecnicamente si definisce «avviso di chiusura indagine». Un provvedimento giudiziario, con il quale si contesta a lei come all’ex governatore della Campania, Antonio Bassolino, all’ex prefetto di Napoli, Alessandro Pansa e a numerosi sindaci della provincia di Napoli, «di non avere preso sufficienti provvedimenti per evitare il diffondersi di malattie, in concomitanza con la presenza di cumuli di rifiuti nelle strade». C’è comunque da preoccuparsi, dato che il reato (cui si accompagna l’omissione di atti d’ufficio) che viene attribuito al sindaco di Napoli, dal pm Francesco Curcio, è suffragato anche dalle risultanze di un consulente tecnico, un docente universitario, che ha affiancato la Procura nelle indagini, e ha accertato l'aumento di malattie in quel momento storico legate, evidentemente, all'emergenza rifiuti.

Altri elementi raccolti nel corso delle indagini e che hanno determinato le conclusioni dell'inchiesta sono stati l'aumento delle vendite di medicinali epidemiologici e le riposte sconfortanti arrivate da una serie di analisi eseguite su campioni di acqua, aria e terra e sulla qualità di alcuni cibi.

«Sono a completa disposizione della magistratura, non ho nulla da rimproverarmi», si è limitata a commentare ieri Rosa Russo Iervolino. Solidarietà al sindaco di Napoli e alle altre persone coinvolte nell'inchiesta, è stata subito espressa, in verità, ieri dal coordinatore regionale del Pdl, Nicola Cosentino. Con queste parole: «Pur ribadendo tutte le responsabilità del centrosinistra nella genesi e nella gestione dell'emergenza rifiuti in Campania, ritengo sia doveroso, da parte di tutti, scindere le responsabilità politiche da quelle giudiziarie. Appare, infatti, inverosimile che una persona di lunga e comprovata esperienza politica e di governo, quale appunto è l'onorevole Iervolino, possa essere incappata in reati così gravi, come quelli ravvisati dai magistrati napoletani. Non volendo entrare nel merito di una così delicata questione ci auguriamo che il sindaco di Napoli e l'ex governatore della Campania riescano, al più presto, a dimostrare l'estraneità dai fatti che sono stati loro contestati».
Fu la crisi delle crisi, l'emergenza dell'emergenza, come si ricorderà, quella del 2007-2008, da cui è partita l’inchiesta della Procura di Napoli. Tanto che l'allora premier Romano Prodi cercò di intervenire direttamente individuando nuovi siti da destinare a discarica e nominando commissario per l'emergenza rifiuti l'ex capo della Polizia Gianni De Gennaro, con l'obiettivo di risolvere la situazione entro quattro mesi, anche riprendendo i trasferimenti di rifiuti in Germania tramite ferrovia. Una situazione drammatica mentre ancora, il 25 Gennaio 2008, la giunta comunale di Napoli, il meglio che mostrava di saper fare era quello di approvare una spesa di 228.000 euro per una, poi revocata, analisi della «percezione dei rifiuti».

Per lo sversamento dei rifiuti si individuano la discarica chiusa nel quartiere di Napoli Pianura, e successivamente una cava dismessa nel quartiere di Chiaiano, al confine con il Comune di Marano di Napoli, ma immediatamente si scatena una violenta protesta della cittadinanza locale. Con il dimissionario governo Prodi, la situazione è ancora lontana dall'essere risolta, e la protesta, accesissima, invade oramai ogni quartiere e ogni strada. La tanto attesa svolta arriva il 21 Maggio 2008, quando il nuovo governo appena insediato, presieduto da Silvio Berlusconi tiene il suo primo Consiglio dei ministri proprio a Napoli, ed approva un decreto legge per avviare un ciclo integrato dei rifiuti, definire la costruzione di quattro nuovi inceneritori, individuando dieci siti in cui realizzare altrettante nuove discariche che vengono contestualmente dichiarate zone di interesse strategico nazionale di competenza militare.

Si stabiliscono sanzioni fino al commissariamento per i Comuni che non dovessero portare a regime la raccolta differenziata. Tutto sotto il controllo del capo della Protezione civile Guido Bertolaso. Viene stabilito come obbiettivo per la cessazione dello stato di emergenza il 31 Dicembre 2009. Un traguardo raggiunto, in verità. Anche se la spazzatura in queste settimane, per i soliti motivi, tristemente noti, purtroppo, è tornata ad ammorbare, assieme alle polemiche, la Campania.