La riforma degli Ordini torna ai blocchi di partenza

Santorelli (Ragionieri): «Piattaforma comune con avvocati e dottori commercialisti»

Laura Verlicchi

Riforma delle professioni, si riparte. Un emendamento del governo al disegno di legge sulla competitività potrebbe essere la corsia preferenziale per accelerare l’atteso riordino del mondo ordinistico e legislativo. Una priorità sottolineata anche dallo stesso vicepresidente del Consiglio Giulio Tremonti, che ha inserito la riforma delle professioni, definita un «punto decisivo» del programma, tra le scadenze economico-politiche indicate nell’agenda di fine legislatura. Punto di partenza è ancora il testo di legge che porta la firma del ministro della Giustizia Roberto Castelli, integrato dal lavoro comune dei professionisti economico-giuridici: avvocati, ragionieri e dottori commercialisti che hanno illustrato modifiche e integrazioni nel corso di un recente convegno a Palermo. I punti dell’intesa raggiunta dalle categorie giuridico-contabili sono già stati trasmessi al ministro Castelli.
«Le nostre tre professioni - spiega il presidente del Consiglio nazionale dei ragionieri, William Santorelli - hanno convenuto soprattutto sul doppio binario, ossia riaffermazione del ruolo degli ordini e riconoscimento delle associazioni che non svolgono attività regolamentate o tipiche già svolte da esercenti una professione ordinistica, con l’approvazione dei codici etici delle associazioni stesse da parte del ministero. Ci sarà un’articolazione regionale degli ordini, con l’esclusiva funzione di rapporto con le regioni e con le articolazioni regionali di enti statali e di organismi nazionali. E ancora, l’inserimento, tra le competenze dei Consigli nazionali, della possibilità di istituire scuole di formazione a livello europeo, e la previsione di norme su assicurazione obbligatoria e su società, sia tra soli professionisti, sia con soci di capitali, sia multi-professionali. Insomma, abbiamo messo molta carne al fuoco. Il governo ha pochissimo tempo per far approvare questa riforma entro questa legislatura. Deve muoversi velocemente. Comunque vada a finire, però, queste proposte resteranno, nero su bianco, a dimostrazione della nostra volontà riformatrice».
Un tema, quello delle professioni, su cui si è recentemente espresso anche Antonio Catricalà, presidente dell’Autorità per la concorrenza, invitando il mondo dei professionisti economici ad «aprire a una sana competizione», soprattutto sul piano tariffario, per permettere al cliente di «valutare in maniera immediata e soprattutto trasparente qual è la tariffa più conveniente a parità di servizio», anche ricorrendo alla pubblicità.
In un’intervista a Ragionieri & Previdenza (la rivista della Cassa nazionale dei ragionieri, presieduta da Paolo Salvadori), il Garante dell’Antitrust ha annunciato l’intenzione di avviare un confronto con tutte le principali categorie professionali perché è «ormai matura la convinzione che bisogna cambiare qualcosa» e che «laddove non c’è concorrenza non c’è competitività, posto che uno dei parametri per misurare la competitività è proprio il grado di accesso ai mercati e quindi alla competizione».
«I professionisti hanno il diritto, che per certi versi potrebbe anche essere inteso come un dovere nei confronti dei propri clienti, di farsi conoscere attraverso la pubblicità, ma la pubblicità di un professionista - è la posizione di Santorelli - non può che essere di tipo informativo. Deve essere, cioè, assolutamente, rigorosamente corrispondente al vero».
Nel campo delle professioni economico-contabili, poi, «uno dei tanti meriti dell’Albo unico è di aver lavorato per allargare la concorrenza», aggiunge Santorelli, sottolineando l’importanza di una riforma che raccoglie sotto lo stesso tetto quasi centomila professionisti- ragionieri e dottori commercialisti- sottraendoli a un dualismo deleterio che durava da più di cinquanta anni. «Proprio noi- spiega il presidente dei ragionieri commercialisti- abbiamo chiesto al Governo che fossero previste per gli iscritti al nuovo Albo attribuzioni di competenze ora riservate in via esclusiva ad altre professioni. Quindi, proprio per venire incontro alle esigenze degli utenti finali che debbono poter contare, oltre che su professionisti competenti e capaci anche su un mercato aperto, abbiamo lavorato per allargare la concorrenza».
E sul valore di questa riforma concorda anche lo stesso Garante: «La decisione di dar vita a un unico Albo tra ragionieri e dottori commercialisti costituisce un importante passo avanti per le professioni», afferma Antonio Catricalà.

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