La riforma di Fioroni dà i numeri con le tabelline

Le tre «i» (inglese, impresa, internet) che tanto piacevano all’ex ministro dell’Istruzione Letizia Moratti, sono già state sostituite dalle tre «s» (severità, storia, sintassi) del suo successore, Giuseppe Fioroni. Ma nel nuovo alfabeto didattico di Fioroni spiccano anche la «i» di italiano, la «t» di tabellina e la «g» di geografia. Insomma, un ritorno alla tradizione nell’ennesimo tourbillon di nuove riforme che aspirano a riformare le vecchie riforme. Con l’unico risultato di non riformare mai nulla, a conferma che in Italia la scuola è l’istituzione più irriformabile.
Ma Fioroni fa bene a non rassegnarsi e - alla vigila della ripresa delle lezioni - ha presentato il suo libro dei sogni. Il capitolo principale è dedicato alle indicazioni per i curricola della scuola dell’infanzia e del «primo ciclo di istruzione» (continuarle a chiamare «elementari» e «medie» era, evidentemente, troppo difficile... ). Indicazioni sperimentali (il nostro sistema scolastico è tutto fondato sugli «esperimenti») che gli istituti potranno tuttavia applicare nel pieno dell’autonomia scolastica, accogliendo in toto o in parte il «tracciato» indicato da viale Trastevere, per i prossimi due anni, quando si procederà a una «risistemazione complessiva» di tutto il «periodo dell’obbligo». Sarà anche vero che Fioroni vuole puntare sulla valorizzazione dell’italiano, ma la prosa burocratica del suo ministero non è certo un buon esempio. Altro che «ritrovare la prospettiva neo-umanistica».
Comunque le intenzioni sono lodevoli: «Matematica, grammatica e sintassi devono tornare al centro della scena». Per la prima fase di «accompagnamento» saranno stanziati 36 milioni di euro e uno degli elementi portanti del cambiamento riguarderà anche il maggiore impulso all’area matematico-scientifica. Ma è sulla nostra lingua madre che si concentra soprattutto l’attenzione del ministro: «L’italiano ha un ruolo principe come strumento di identità culturale e deve essere oggetto di riflessione da parte di tutti i docenti; ogni disciplina deve concorrere al suo apprendimento anche durante l’ora dedicate alle altre materie». Fioroni promette inoltre «più attività di laboratorio e più valorizzazione delle biblioteche scolastiche per l’incontro con la lettura e con gli autori non solo per i testi strettamente scolastici». Le nuove norme confermano comunque lo studio della lingua inglese per tutto il primo ciclo e l’insegnamento obbligatorio di una seconda lingua comunitaria nella scuola secondaria di primo grado. «Ci sarà spazio per l’uso delle nuove tecnologie informatiche e storia e geografia saranno molto più collegate», si sbilancia il ministro. Contro il quale arrivano subito le rampogne di Valentina Aprea, componente di Forza Italia della commissione Cultura della Camera: «Il ministro Fioroni si prodiga in proclami che confermano la natura di questa sinistra al governo che continua a cambiare nome, ma non muta mai la sua natura». «Fioroni copia in peggio la Moratti nelle indicazioni nazionali per il primo ciclo - attacca il senatore Giuseppe Valditara, responsabile scuola di An -. Ritorna tra l’altro la centralità del Novecento, riducendo lo spazio per la storia della nascita dello Stato italiano».
E la polemica passa dai banchi di scuola ai banchi del Palarmento.