«Le riforme vanno fatte insieme»: applausi per Schifani alla festa del Pd

«Ho sempre pensato che le alte cariche istituzionali vadano preservate dalla quotidianità del dibattito politico». Esordisce così alla festa nazionale del Pd in corso a Genova, il presidente del Senato Renato Schifani incalzato sulle differenze tra i suoi atteggiamenti e quelli del presidente della Camera Gianfranco Fini. «Di politica nel nostro Paese se ne parla tanto, forse troppo - ha proseguito la seconda carica dello Stato - e il mio ruolo di garanzia mi impone di essere garante non solo delle regole ma anche di una imparzialità di carattere politico». Così Schifani che, ieri, al Porto Antico di Genova si è confrontato con il presidente dei senatori dei democratici Antonello Soro. Applausi anche per il presidente del Senato durante il dibattito e nessuno contestazione alle sue riflessioni.
Tema sul quale si è dibattuto di più quello della nuova stagione per le riforme con l’appello da parte di Soro perché il presidente di palazzo Madama si faccia promotore di un nuovo dialogo: «Le riforme vanno fatte insieme - incalza il presidente -. Non si possono scrivere a due mani. L’esperienza del federalismo fiscale, dove l’opposizione ha svolto un ruolo costruttivo e ha apportato delle proposte migliorative al testo del governo, è un esempio lampante». Facendo riferimento allo slittamento della discussione parlamentare del provvedimento sulle intercettazioni e sulla riforma della Giustizia, Schifani ha rivendicato il suo ruolo: «Prima dell’estate ho fatto pressione perché si attendesse settembre per riprendere il confronto - spiega -. Naturalmente il mio appello era maggiormente rivolto a chi aveva una responsabilità di una accelerazione politica, e quindi al governo che ha accolto il mio appello. Si stava correndo troppo, soprattutto sul tema delle intercettazioni dove è possibile trovare un punto di intesa. Sulle intercettazioni si è esagerato tanto da mettere alla berlina questioni private di persone nemmeno indagate, è un problema di tutela della privacy».
Qualche riflessione anche allo scontro tra i media, per Schifani, è «obbligatorio uscire da questo clima di cannibalizzazione».