La ripresa c’è il denaro no

I dati sull’economia italiana, visti all’ingrosso, sono positivi. Si prevede una crescita decente nei prossimi due anni, il gettito è buono. Ma analizzati in dettaglio mostrano un'economia interna che resta stagnante, una crescita trainata solo dall'esterno ed un rischio di grossi ed inattesi guai a causa dell'effetto drenante sia dell'aumento delle tasse e delle tariffe sia del costo del denaro. In tali condizioni sarebbe razionale usare il buon momento economico per sgravare e stimolare il sistema interno. Ma il governo è bloccato e dove si muove lo fa in modo controproducente. Quindi è giusto lanciare l'allarme: in un momento buono per l'economia, paradossalmente, rischiamo una crisi economica.
L'aumento dei consumi interni viaggia attorno allo 0,2%, niente. Pertanto alla ripresa trainata dalla crescita in Asia ed in Germania che incrementa (4,5%) le nostre esportazioni non ne corrisponde una strutturale del mercato interno. Ciò vuol dire, semplificando, che la gente non ha soldi nonostante il periodo di vacche grasse che si vede nelle statistiche. E perché non li ha? Su una base di costi già elevati per le famiglie sono aumentate le tasse e le tariffe. Inoltre è quasi paurosa la stangata per chi ha acceso un mutuo a tasso variabile a seguito dell'aumento del costo del denaro.
In sintesi, siamo in stagnazione sul cruciale piano dei consumi interni per eccesso di drenaggio combinato tra governo e incremento dei tassi monetari. Se la Bce li porterà dal 3,75% al 4 entro l'anno, vista la quantità di mutui a tasso variabile esistente in Italia, non è esclusa una recessione dei consumi stessi. Cioè molta gente dovrà spendere di più per tasse, tariffe e mutui e mancheranno i soldi per altro. Un segno indiretto di questo rischio è il basso tasso di inflazione, 1,8%, in un Paese che tende a farne strutturalmente parecchia per motivi di inefficienza sistemica, per esempio la poca concorrenza in molti settori. C'è un verme deflazionistico al lavoro. Inoltre si osserva un rallentamento degli investimenti e dei consumi per paura del redditometro e della polizia fiscale.
In sintesi, ci sono segnali evidenti di una stagnazione interna causata dalle politiche restrittive e repressive da parte del governo. Ciò non porterà in recessione l'intero sistema economico fino a che durerà il boom globale che tira le esportazioni, ma limiterà di molto la crescita complessiva. E al primo incidente o rallentamento globale l'economia italiana non avrà forza interna ed andrà in stagnazione o peggio. Primo punto: il governo sta gettando al vento l'opportunità di usare il surplus di crescita per dare più vitalità al mercato interno. Ma il secondo è prioritario e riguarda una emergenza da gestire subito e non domani: il governo non ha considerato l'impatto dell'aumento del costo del denaro sui mutui combinato a quello delle tasse, per altro mal calcolate al punto da comprimere i meno abbienti, e delle tariffe sulle famiglie del ceto medio. Se lo facesse troverebbe che molte si trovano ai limiti della loro capacità di spesa e che tale situazione richiede urgenti misure di detassazione. Non lo farà, chiedo all'opposizione di precisare questo conto e di mobilitarsi a difesa dei troppi in difficoltà.
Carlo Pelanda