Rischio chimico? In Italia uomini preparati ma mancano mezzi e attrezzatura

Dopo l'attacco dell'11 settembre sono nati i nuclei NBCR, squadre finalizzate a contenere i rischi derivanti da attacchi di natura diversa: chimica, batteriologica, radiologica o nucleare. Ma i vigili del fuoco denunciano carenze di organico e strumentazioni superate. Anche il Corpo Militare della Croce Rossa rischia lo stop

Roma - Virus letali come Ebola; batteri potenti come l'antrace; gas come il Sarin o anche componenti radioattivi come il Polonio. Dopo il ritrovamento dell'arsenale a Bruxelles che comprendeva anche agenti chimici l'allarme per un possibile attacco di natura chimica, batteriologica o radioattiva si è fatto meno evanescente. Governo ed esperti sono concordi nel rassicurare la popolazione: si tratta di una eventualità remota anche per la complessità della preparazione di un simile attacco. E comunque le autorità aggiungono anche di essere pronte per una simile emergenza. Nei giorni scorsi lo ha ribadito anche il prefetto di Roma, Franco Gabrielli, «siamo preparati anche a gestire situazioni di questo genere». Ma è davvero così? E quali sono gli scenari possibili? Prima di tutto occorre ricordare che purtroppo ci sono dei precedenti. L'uso di armi chimiche non è certo una novità in guerra ma ha mietuto anche vittime in tempo di pace come nel caso dell'attacco alla metropolitana di Tokio nel '95 quando i terroristi con il Sarin uccisero 12 persone e ne intossicarono centinaia. I primi soccorritori furono intossicati proprio perchè privi di una attrezzatura adatta a fronteggiare quel tipo di emergenza. Attrezzatura di cui ad esempio è dotato il Corpo Militare della Croce Rossa. Peccato che si tratti di un gruppo formato da poche unità stabili e che conti invece soprattutto sull'apporto dei volontari. E soprattutto peccato che ogni anno questo corpo rischi di essere smantellato per mancanza di finanziamenti.
Il generale medico, Gabriele Lupini Ispettore Nazionale del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana, ricorda come dopo gli attacchi dell'11 settembre del 2001 sia stato elaborato un Piano Nazionale di Difesa di fronte al rischio di un attacco di natura batteriologica, chimica o radiologico. Sono nati quindi i nuclei NBRC, sigla che sta per Nucleare, Biologico, Chimico Radiologico. Allora si diffuse il timore dell'antrace e anche del virus del vaiolo. In entrambi i casi però occorrono laboratori altamente specializzati ed il rischio per chi manipola questi agenti è altissimo. In più occasioni nel corso degli anni si è tornato a parlare di virus mutanti, potenziati volutamente in laboratorio, soprattutto nel caso di influenze particolarmente virulente e spesso letali per i soggetti più deboli come nel caso della Sars, la sindrome respiratoria acuta. Ma in questo caso si trattava soltanto di speculazioni.

Il corpo della Croce Rossa Militare in particolar si occupa della parte sanitaria ovvero della eventuale decontaminazione e bonifica o del biocontenimento. «Il nostro Corpo è sempre stato attivo su questo fronte ad esempio lungo tutto il periodo dell'emergenza migranti di fronte ai rischi di contagi-ricorda il generale- Le strutture di biocontenimento sono servite ad esempio all'esercito per trasferire malati di Ebola». Il generale ricorda che in caso di zona contaminata viene immediatamente attivato il protocollo di sicurezza che prevede la chiusura della zona rossa contaminata. Si crea una zona cuscinetto gialla dove avviene la decontaminazione dei soggetti coinvolti che possono poi accedere una volta bonificati alla zona verde. Certo la Croce Rossa Militare conta soltanto poco più di un migliaio di effettivi ai quali si aggiungono i volontari, circa 10.000, addestrati con corsi ad hoc. In dotazione un kit che contiene la maschera antigas e la tuta protettiva. Al ministero dell'Interno spetta la gestione del gruppo specializzato dei Vigili del Fuoco. Ma è proprio il sindacato dei Vigili del Fuoco, Conapo a denunciare la carenza dei mezzi a disposizione. Il segretario generale del sindacato, Antonio Brizzi, rivolge un appello al ministro dell'Interno, Angelino Alfano, perchè verifichi le loro condizioni di lavoro. «Organici ridotti all'osso e attrezzature scadute -lamenta Brizzi- Non possiamo aspettare l'emergenza serve subito un investimento per la sicurezza».

Commenti
Ritratto di Giorgio Prinzi

Giorgio Prinzi

Dom, 22/11/2015 - 19:47

Con l'abolizione, poi ripuntualizzata in sospensione, della leva voluta da Massimo D'Alema e Soci in visione prettamente elettoralistica, è stata cancellata la dizione di "difesa civile", branca che ha la funzione specifica di difendere la popolazione civile da attacchi deliberatamente messi in atto e/o da catastrofi intenzionalmente provocate. Nella prima esercitazione a Roma, che ipotizzava un attacco con gas nervini alla metropolitana, arrivarono le normali ambulanze del 118, il cui personale era sprovvisto di maschere antigas e di fiale di atropina, l'antidoto da somministrare ai colpiti. Nel caso di attacco reale per i soccorritori si sarebbe trattato di un suicidio di massa.

Ritratto di Giorgio Prinzi

Giorgio Prinzi

Dom, 22/11/2015 - 20:02

Purtroppo manca totalmente la specifica organizzazione competente, la "Difesa Civile" cancellata con l'abolizione, poi corretta in sospensione della Leva. Nella prima esercitazione a Roma, che ipotizzava un attacco con gas nervini alla metropolitana, arrivarono le normali ambulanze del 118, il cui personale era sprovvisto di maschere antigas e di fiale di atropina, l'antidoto da somministrare ai colpiti. Nel caso reale per i soccorritori si sarebbe trattato di un suicidio di massa.

Procivile

Dom, 22/11/2015 - 21:33

Inviate i responsabili della Protezione Civile a studiare cosa fanno in Svizzera dove tutta la popolazione (anche gli stranieri su territorio svizzero) è dotata di rifugi protetti con filtri Nucleare Biologico Chimico e a seguito di allarme tutti i cittadini sono obbligati a portare in auto una maschera antigas. In Italia si rincorrono sempre i problemi e "si chiudono sempre le stalle quando i buoi sono scappati".

antipifferaio

Lun, 23/11/2015 - 09:22

Ma dai!...L'Italia è impreparata per qualsiasi cosa, anche per un terremoto, figuriamoci per un attacco con armi chimiche. A parte le chiacchiere su fantomatici kit in dotazione....il PiDiota mai eletto ha affossato il comparto sicurezza, oltre a qualsiasi altra cosa valida, per cui ci troviamo esattamente nella me§da....

guerrinofe

Lun, 23/11/2015 - 10:45

Forse i terroristi a una guerra chimica non avevano mai pensato, si sa i "nostri" sono campioni a mettersi la zappa sui piedi!

Raoul Pontalti

Lun, 23/11/2015 - 14:17

Gli attacchi chimici in Italia li fanno da un lato le industrie italiane con i loro fumi egli agricoltori con i pesticidi, diserbanti, etc. e dall'altro le varie bande dell'acido. I rischi radiologici da noi dipendono pressoché esclusivamente da cappelle ospedaliere nello smaltimento di materiale di radiodiagnosi e radioterapia. Con questi rischi conviviamo da tempo e mi pare senza eccessivi problemi, forse la paura di ciò che non esiste (il rischio terroristico) può però far focalizzare l'attenzione sui rischi reali.