Ritorno del fumo: gli italiani si riaccendono la sigaretta

Ossessioni salutiste al tramonto? Per la prima volta da sei anni i
fumatori di "bionde" sono aumentati del 3,4%. Ma la colpa è anche di una
politica di divieti dai toni apocalittici. Intanto i medici lanciano
l’allarme-giovani. <strong><a href="/a.pic1?ID=354391">Sirchia: &quot;Addio ai controlli, ora la discoteca è terra di nessuno&quot;
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Le notizie dal fronte del fumo sono queste: cresce in Italia - e cresce del 3 virgola 4 per cento - il numero dei fumatori. Sono dati ufficiali, elaborati e resi noti dall'Istituto superiore di sanità e confortati dalle analisi della Doxa, dall'Istituto Mario Negri e financo dalla Lega per la lotta ai tumori. A tre anni e mezzo dalla Legge Sirchia che vietò il fumo in qualsiasi luogo che non fosse la propria privata abitazione e che abolì persino la carrozza - al singolare - fumatori nei convogli delle patrie ferrovie, non è che sia una buona notizia. Buona, beninteso, per i paladini dello Stato etico (lo stesso che è partito lancia in resta contro i ciccioni e che presto finirà per obbligarci tutti a indossare, alla rinfrescata, la maglietta di lana.

Detta anche e non a caso maglietta della salute). Altre notizie dal fronte del fumo son quelle che si riferiscono alla vendita dei tabacchi: in lieve calo. Non c'è contraddizione col primo dei dati: si è ripreso a fumare come turchi o come ciminiere, ma visto che un pacchettuccio di Marlboro lo Stato, etico ma anche esoso, te lo fa pagare 4 virgola 30 euri, chiaro come il sole che il fumatore tenda a rivolgersi al mercato parallelo, ovvero al contrabbando. Che infatti, giunge notizia dal fronte del fumo, ha ritrovato una certa vitalità. Non saranno più i tempi di Concetta Muccardi, la contrabbandiera che ispirò a De Sica il personaggio interpretato da Sofia Loren in Ieri, oggi e domani, però, insomma, in quel settore merceologico qualcosa si sta muovendo. Resta stabile, invece, il numero medio di sigarette accese quotidianamente dai circa 13 milioni di fumatori inveterati: 14.

Sui motivi che hanno indotto i sette milioni e mezzo di ex fumatori a rompere le righe e uno via l'altro a tornare al piacere della sigaretta, gli esperti hanno opinioni diverse e questo, trattandosi appunto di «esperti», non è una novità. C'è chi dice che in tempo di crisi aumenta lo stress e con quello l'istinto a fumare. Chi sostiene invece che la crisi allenta il freno etico/salutista e di conseguenza l'impegno a non affumicare i polmoni propri e, via fumo indiretto, quelli altrui. Chi, ancora, è dell'opinione che molti ex fumatori redenti dalla Legge Sirchia facendo troppo affidamento sul proprio carattere lì per lì, sull'onda del sirchismo militante, rinunciarono al fumo, ma scemati gli entusiasmi politicamente corretti, spentosi lo sacro foco, hanno ripreso ad accendere l'accendino. Nessun esperto, invece, avanza l'ipotesi che sia stato proprio il proibizionismo a favorire, per quel sottile piacere di trasgredire a un divieto, l'iniziazione al fumo di molti che, senza Sirchia, mai se la sarebbe accesa, una cicca. E che se, mettiamo, la legge antifumo fosse stata non dico meno severa, ma meno stupida, avrebbe temperato assai il naturale senso di ribellione nei confronti dell'ingiustizia rappresentata dalla negazione di una libertà, quella di fumare. Della soppressione dei vagoni fumatori abbiamo già accennato. Pire q'un crime, peggio di un crimine avrebbe detto Fouché, c'est une faute, è un errore.

Lo stesso dicasi per le assurde, per le perverse disposizioni relative alle «aree per fumatori» nei ristoranti, nei bar, negli alberghi. E la porta che deve essere a «chiusura automatica» e l'«adeguata segnaletica» e gli impianti di ventilazione con portata di 30 litri al secondo di aria esterna preventivamente depurata e il numero massimo di persone ammissibili e... Chiaro che con queste sadiche norme, di «aree per fumatori» se ne son viste pochine, diciamo pure nessuna. Ma non bastava una stanza che avesse le finestre punto e basta?

Un altro errore, a mio avviso, fu l'isterica campagna di demonizzazione del fumatore. Non un poveraccio da redimere, ma un killer, un terrorista da rinchiudere in una virtuale Guantanamo per impedirgli di fare ulteriori danni, la causa di tutti i mali escluso, ma solo per dimenticanza degli antitabagisti scatenati, il riscaldamento globale e dunque l'imminente morte del pianeta. Mai ebbi la tentazione di smettere di fumare, ma nel caso mi fosse preso quel ghiribizzo avrei cambiato immediatamente idea al solo pensare alle espressioni di disgusto, di schifo, alle accuse e alle considerazioni oltraggiose che i non fumatori riservano ai fumatori.

Il cui piacere che è chiamato vizio ha finito persino per essere incluso nelle manifestazioni antidemocratiche o, almeno, non sinceramente democratiche. Bella roba. I dati forniti dall'Istituto superiore di sanità, quel 3,4 per cento di ex fumatori che sono tornati a fumare, testimoniano infatti come sia facile che una buona causa (e l'invito a moderare o addirittura a rinunciare al fumo è, detto da un fumatore, una buona causa) possa fallire per l'accanimento, per la tigna e per i metodi nazisti con i quali è stata portata avanti proprio da chi ogni due per tre la mena col primato del dialogo e della tolleranza. Una lezioncina mica male, per quei tipi.