La rivoluzione dei «Childfree» Quelli che non vogliono figli

Si è svolto ieri a Padova il primo convegno per parlare del tema. Quasi il 15% delle donne senza bimbi

Non hanno problemi di fertilità, non hanno bambini, ma soprattutto hanno deciso di non diventare genitori: sono i «Childfree», ovvero coloro che scelgono consapevolmente di non avere figli e sono spesso felici di dichiararlo, in una sorta di liberatorio coming out.
Sinora se ne è parlato perché negli Stati Uniti sono nati blog, associazioni, dibattiti, tanto da dar vita ad un vero e proprio movimento. Ma che accade qui in Italia dove, rispetto agli altri paesi europei, deteniamo, con 1,33 figli per donna, il record di natalità zero, seguiti da una nazione neo-comunitaria e povera come la Polonia? Per rispondere a questa domanda si è aperto ieri a Padova, organizzato dal Centro Interdipartimentale Ricerca Famiglia (Cirf) dell'Università degli Studi della città il primo convegno in Italia sul tema, dal titolo «Childfree. Liberi da... liberi per...», coordinato da Mario Cusinato e Mariselda Tessarolo, docenti dell'Ateneo patavino.
Il convegno, a cui sono intervenuti ricercatori ed esperti da ogni parte d'Italia, a coprire le aree di studio interessate, dalla demografia alla psicologia, dalla biologia alla sociologia alle neuroscienze, ha presentato una serie di dati e interpretazioni del childfree, con l'obiettivo di comprendere se e come questo fenomeno sociale che rivendica il diritto a non riprodursi possa essere causa della crescita zero. La prima distinzione che il convegno invita a fare, per non cadere in facili equivoci, è tra childless, cioè chi arriva alla fine della vita riproduttiva senza figli e childfree, ovvero coloro che per scelta non hanno avuto figli. Tra questi, poi, esistono coppie o donne cosiddette «childfree integrali», ovvero che dall'inizio alla fine della vita riproduttiva hanno mantenuto un atteggiamento negativo nei confronti della genitorialità, «childfree convertite», cioè donne o coppie che soltanto ad un certo punto della loro vita riproduttiva si sono «convinte» alla scelta consapevole e «childless accidentali», che cioè pur non essendo sterili non sono mai riusciti a diventare genitori. La distinzione pesa soprattutto quando si connette il fenomeno childfree alla situazione economica e sociale del nostro paese. Un conto è infatti scegliere di non avere figli magari verso i 30-35 anni, perché si è raggiunto uno stile di vita che mescola desideri appagati come maggiori disponibilità finanziarie e capacità di stabilire un migliore livello di intimità emotiva e fisica con il partner, ma anche paure emergenti come il temere la condizione irrevocabile di genitore, il non poter riprogettare la propria vita e bisogni o il sentire immorale l'aumento della popolazione mondiale. Un conto è decidere a vent'anni che non si sarà mai madri o padri. Diverso ancora è il dichiararlo a 45 anni, quando la vita, magari, ha sconfitto il desiderio di maternità.
«Avere un figlio aumenta la gioia e la soddisfazione per la vita?»: questa è la domanda che è stata posta a 24mila famiglie per un totale di 60mila individui in una ricerca conclusa nel 2005. Secondo l'analisi dei risultati emersi, presentata al convegno dal professor Alessandro Rosina, che si occupa di studi sulla popolazione e sul territorio all'Università Cattolica di Milano ed è un ex ricercatore ISTAT, e da Maria Rita Testa, del Vienne Institute of Demography tra le donne intervistate, le «childfree» di prima generazione, ovvero le donne che ora hanno tra i 18 e i 25 anni e hanno risposto no alla domanda di cui sopra, sono pari al 7%. Certo ora non possiamo sapere se queste donne rimarranno senza figli sino al termine della loro vita riproduttiva. Quel che sappiamo però è che le donne senza figli, oggi, in Italia, tra i 45 e i 49 anni, sono il 14,1%, pari a 280mila donne. Di queste, tuttavia, soltanto il 5,1% sono in coppia, mentre il restante 9% è single. Se ne deduce, allo stato attuale, che per oltre il 50% delle donne senza figli questa condizione è accidentale. Inoltre tra le donne oggi in coppia con meno di 30 anni soltanto il 2% dichiara che non intende avere figli, né a breve né in futuro.
Il dato preoccupante però emerge quando la ricerca mostra che l'intenzione di avere figli, pur desiderandoli, diminuisce costantemente con l'età. I ricercatori prevedono perciò che il vuoto tra desideri e realizzazioni si manterrà su livelli elevati, soprattutto se non aumenteranno le possibilità di conciliazione tra lavoro femminile e famiglia. Le donne senza figli sono in crescita e arriveranno presto a superare il 15% per le nate negli anni Sessanta. Siamo lontani dalle percentuali statunitensi, dove il 44% delle donne tra i 15 e i 44 anni è senza figli, ma dobbiamo considerare che in Italia, anche quando si decide di avere figli, ci si ferma al figlio unico, mentre proprio negli Usa o in Gran Bretagna rimane comunque alto il livello di fecondità complessivo.
A questo si aggiunge, secondo la ricerca presentata al convegno da Paola d'Atena de La Sapienza, una nuova rappresentazione sociale della coppia, che si trova in una fase di passaggio dalla famiglia alla coppia come «vicinanza di solitudini» e ripiegamento narcisistico. L'indagine ad hoc sul fenomeno childfree di Letizia Mencarini dell’Università di Firenze e Maria Letizia Tanturri dell'Università di Pavia, svolta su circa mille donne in 5 città italiane, mostra poi che un terzo delle intervistate, pur con un partner e senza impedimenti fisici sono risultate volontariamente senza figli. Queste donne sono meno religiose rispetto alle coetanee madri, hanno partner a loro volta meno religiosi, hanno famiglie d'origine poco numerose, hanno sperimentato la convivenza, sono entrate in coppia tardi e hanno avuto lavori instabili. Dalla ricerca è emerso inoltre che la motivazione principale dell'essere senza figli pur non avendolo voluto è il continuo rinvio della decisione, dovuto, nella maggior parte dei casi, alla fragilità di coppia.