Rizzo, l’ultimo comunista: «Bertinotti? Una mannequin che si cambia a ogni comizio»

Bruciando i semafori, decrepita istituzione borghese, Marco Rizzo giunge puntualissimo all'appuntamento proveniente da Ciampino e prima ancora da Strasburgo, dove è europarlamentare in quota Pdci. Rizzo è l'ultimo comunista d'Italia che ha ancora una carica politica e annesso chauffeur. Grazie all'automedonte ha divorato il tragitto e ora scende pimpante davanti al Caffè in cui lo aspetto io.
«Sediamo dentro, sono freddoloso», dice l'atletico quarantottenne, detto «compagno Kojak» per la pelata integrale. Cliente abituale, Marco è subito circondato da premure che prendono la forma di un aperitivo lievemente alcolico accompagnato da tre vassoi di sandwich e medaglioni con maionese.
«Essere all'Ue ti ha evitato la trombatura elettorale. Ma il tuo partito è svanito», dico.
«La Sinistra Arcobaleno era un fantasma. Io ho sempre detto che il Pdci doveva andare solo». Si toglie la giacca e resta in camicia blu senza cravatta. Libero nei movimenti, attacca il primo panino.
«Sei un cavaliere senza cavallo».
«La sconfitta è la prova del distacco tra il popolo di sinistra e i suoi rappresentanti. Basti dire che l'Arcobaleno aveva scelto la sede elettorale in Via Veneto, all'Hard Rock Café, di fronte all'ambasciata Usa. Piuttosto che a Torpignattara o altro quartiere proletario di Roma», dice e liquida il primo vassoietto (cinque sandwich, più due panini maionesati).
«Molti compagni hanno votato l'aborrita Lega».
«Si sono detti: siete stati al governo, non ci avete difeso, avete fatto una riforma delle pensioni peggiore di Berlusconi, non ci avete tolto le tasse. Proviamo con la Lega. Un ragionamento pragmatico, senza adesione ideologica».
«Altri compagni hanno votato Di Pietro», aggiungo.
«Di Pietro è stato l'unico a sinistra a bocciare l'indulto. Anche noi, però, ci siamo astenuti».
«Voi in odio ai colletti bianchi che ne beneficiavano, non per tutelare la gente. Per voi la sicurezza è un valore borghese», obietto.
«Sbagli. Il problema sicurezza è più sentito dai poveri. Se a Torino, la mia città, vivi a Borgo Vittoria, come mia madre, hai paura che ti entrino in casa. A lei è successo tre volte. Ne hai meno se abiti in Collina, quartiere dei ricchi. Lo stesso a Roma. Se abiti in Piazza Navona, hai meno paura che in periferia».
«Con l'Arcobaleno è sparito il comunismo».
«Il comunismo è agli antipodi dell'Arcobaleno il cui marchio è un fatuo eclettismo. Bertinotti, come una mannequin, si cambiava due volte al giorno, per variare colori a ogni comizio. Giusto fare la battaglia per gli omo, ma se metti Luxuria come capolista, fai folklore».
«Diliberto, il tuo segretario, vuole ripartire dalla falce e martello».
«Propone oggi quello che io ho detto sempre. Senza comunismo, la sinistra non esiste».
«In vista di una possibile fusione con Prc chi scegli tra i due contendenti, il sinistro Ferrero o l'angelico Vendola?».
«Vendola è il poeta del nulla. Un clone del cangiantismo bertinottiano. Ferrero è la variante di sinistra del bertinottismo. Se in lui prevarrà l'anticapitalismo si può discutere. Ma non lo vedo ricostruire un partito comunista».
«Hai fiducia in Diliberto?».
«Non mi fido più di nessuno. Neanche di me stesso. Dobbiamo tutti fare un passo indietro e costruire una nuova generazione di dirigenti. Gli attuali sono trasformisti nel migliore dei casi, feroci anticomunisti nel peggiore. Pensa a Bertinotti che ha abiurato, buttando il bimbo con l'acqua sporca».
«Quando a Strasburgo parli di falce e martello ti prendono per matto o mattacchione?».
«Per matto, però stimato. Sanno che sostengo un'idea necessaria ma fuori mercato».
«Non ti senti ridicolo?».
«Tutto salvo questo. Perciò mi ha imbarazzato quando Diliberto parlò di portare a Roma la mummia di Lenin. Mi sentivo ridicolo. Al posto della boutade avrei preferito che bocciasse la riforma prodiana del welfare».
«A che serve oggi il tuo comunismo?».
«A mantenere aperto un orizzonte di utopia e a operare concretamente per realizzare il socialismo in Italia e nel mondo».
«In quale Paese comunista vorresti trasformare l'Italia?».
«Cuba, per la passione che c'è laggiù. Ma solo per la passione. Se mi chiedi se si sta meglio a Cuba o in Italia, dico in Italia. Sono comunista, mica scemo», dice e spazzola l'ultimo panino dei quindici originari e a bocca piena aggiunge: «Il raffronto va fatto tra situazioni simili. Cuba è meglio degli altri Paesi centroamericani. In ogni modo, il capitalismo scoppierà. Il consumismo non può essere eterno. Io mi tengo pronto».
«Stai in attesa, come nel deserto dei tartari», dico.
«Ma intanto preparo il terreno, scavo buche, innaffio i campi» e per ritemprarsi dalla fatica ordina un altro vassoio di tortini alla maionese.
Dopo la sconfitta, qualche compagno svolta a destra. Paolo Cento si ispira a Bossi e Tremonti. Mario Capanna scrive per Feltri.
«Spero che gli diano un calcio in c... Chi tradisce una volta, tradisce ancora. Io ho fatto due liste. Una di chi ha già voltato gabbana, come il ministro Bianchi passato da noi al Pd. Un'altra, con quelli che tradiranno tra un anno. Già li vedo».
È Veltroni il vostro killer?
«I partiti dell'Arcobaleno hanno fatto da sé. Si sono suicidati perdendo il contatto con la gente, anche nei modi. Se sei comunista, non puoi viaggiare in Mercedes con veline a bordo. Magari lo vuoi, ma non puoi».
Che male c'è?
«Mio padre, operaio di Mirafiori, andava a letto sicuro che, mentre lui dormiva, Secchia e Togliatti, pensavano a lui. Oggi, con Fassino, Rutelli o Bertinotti non se lo sogna più nessuno».
Ora che torna il Cav. starai il più possibile fuori d'Italia?
«Qui vivo, qui sto. L'Italia è il mio Paese e io voglio cambiarlo. Non faccio come i fighetti radical chic che strillano: “Uè, c'è Berlusconi, scappo via” e vanno a Saint Tropez».
Tra la sinistra dei salotti e i destri ruspanti alla Storace chi scegli?
«Sono l'opposto di entrambi. Ma Storace conserva almeno delle idee, che io combatto. Gli altri sono l'icona del nulla. Galleggiano sui morbidi cuscini della loro esistenza sbrilluccicante».
La sinistra si è mobilitata per il 25 aprile in chiave anti Cav. Tu non c'eri.
«Festeggiavo altro. Ero a Lisbona con i comunisti portoghesi per l'anniversario della Rivoluzione dei garofani».
Che pensi del Cav.?
«Incarna, come Alberto Sordi, gli aspetti tipici dell'Italia che vorrei cambiare: superficialità e furbizia. Detto questo, è più carismatico e simpatico dei tromboni di sinistra che non credono in quel che dicono».
Quando tu sfilavi col Movimento studentesco e Piero Fassino col corteo opposto della Fgci, gridavate: «Fassino». Lui si voltava e voi: «Lungo e cretino». Confermi il giudizio?
«Magari fosse stato quello. Fassino ha contribuito allo svuotamento del movimento operaio. Ha detto, come Veltroni, di non essere mai stato comunista. Però, era segretario della Federazione pci di Torino, la più grande d'Italia. Mentiva allora? Mente adesso? Propendo per una terza ipotesi: mente sempre».
Da ragazzo hai fatto il boxeur. Ti è servito in politica?
«La nobile arte è molto meno cruenta. Hai di fronte l'avversario, le dai, le prendi, alla fine ti abbracci. In politica, nemmeno hai messo i guantoni che hai già preso una coltellata e non da chi hai davanti ma da quello di fianco».
Hai anche il ghiribizzo del tiro all'arco.
«Amo l'arco da caccia, senza andare a caccia. Tenderlo non è questione di forza, ma di precisione chirurgica. Ci vuole disciplina. È una sfida».
Tifi Torino, non Juventus. Ti vuoi male?
«Comunista e del Toro. Sto sempre con i perdenti».
Sei tra i firmatari...
«Delle cose peggiori e più politicamente scorrette».
Appunto, del manifesto contro Israele ospite d'onore della Fiera del Libro di Torino. Antisionista?
«L'Olocausto è il male assoluto. Ma in vita mia ho sempre difeso i deboli. Quindi, non posso stare che con i palestinesi».
Sei contro le centrali nucleari.
«Non per principio. Quando saranno pulite e sicure non sarò contrario. Non sono mica Pecoraro».
Ricordo una tua profonda riflessione: «Se tutti i cinesi e gli indiani si pulissero il sedere con la carta igienica, la foresta amazzonica sparirebbe». Che altro dovrebbero fare?
«Cambiare modello di sviluppo. Basta con una tv in ogni stanza e un cellulare in ogni tasca».
Tutti e due ne abbiamo uno in tasca.
«Ma sai quanto staremmo meglio se fossimo su un prato con due ragazze».
Romanticone. Sei per l'ingresso illimitato dei sans papier, fonte di criminalità.
«Tutto cambierà il giorno in cui verranno sindacalizzati e difenderanno i loro diritti come lavoratori e non come immigrati. Coi diritti, scopriranno i doveri».
Rutelli o Alemanno?
«Uno peggio dell'altro. Alemanno è un fascista che però, forse, sa fare il suo lavoro. Rutelli è un fru fru che non crede una parola di quel che dice».
Nel 2009 scade il tuo seggio Ue. Riprendi la boxe o vai in Nord Corea, Cuba, ecc.?
«Rimetto i guantoni per difendere i lavoratori».