Rom, Barroso: "Serve una soluzione comune" Berlusconi: "Vogliamo integrare i bambini"

Il presidente della Commissione
europea crede in una "soluzione positiva" sulle misure di Palazzo Chigi sulla
raccolta delle impronte. Il premier: "Noi siamo per la politica
dell’immigrazione e dell’accoglienza&quot;. Il ministro Gelmini: <a href="/a.pic1?ID=276321" target="_blank"><strong>a settembre via al piano scuola per i bimbi rom</strong></a>

Roma - Il presidente della Commissione europea Josè Manuel Durao Barroso si è detto fiducioso in una "soluzione positiva" sulle misure del governo italiano sulla raccolta delle impronte dei nomadi sottolineando che "tra le autorità italiane e la Commissione europea c’è un’enorme collaborazione". Il presidente della Commissione europea ha riferito dei contatti in corso tra il ministro dell’Interno Roberto Maroni e il vice presidente della Commissione Jacques Barrot "per verificare la compatibilità" delle misure adottate dal governo italiano rispetto alla legislazione europea, sottolineando ancora "la perfetta cooperazione e collaborazione" di Bruxelles con l’esecutivo di Silvio Berlusconi.

Barroso pronto a collaborare "Sono certo che una soluzione verrà trovata", ha detto ancora Barroso rispondendo a chi gli chiedeva del voto negativo del Parlamento europeo sulla raccolta delle impronte digitali nei campi nomadi. Una soluzione, ha spiegato il capo dell’eurogoverno, che garantisca "sicurezza" e rispetto dei "diritti e dei valori europei".

La politica del governo "Noi siamo per la politica dell’immigrazione e dell’accoglienza". Berlusconi ribadisce la sua idea sull’ipotesi di prendere le impronte dei nomadi, compresi i bambini: "Noi vogliamo consentire l’integrazione degli stranieri e eventualmente puntiamo a respingere coloro che non vengono qui in Italia per lavorare ma per delinquere. Purtroppo, questa è l’evidenza che ci viene dal nostro sistema carcerario: infatti quasi il 40% di coloro che hanno commesso reati sono cittadini stranieri, in gran parte clandestini". Insomma, insiste il Cavaliere, "c’è proprio da fare una differenza anche rispetto al voto del Parlamento europeo. Noi nei nostri campo nomadi vogliamo ridurre al massimo la presenza di questi cittadini. L’unico motivo per la loro presenza è arrivare ad una identificazione certa. Quindi - conclude - da parte del governo c’è uno spirito d’accoglienza derivante dalla nostra storia e anche dai nostri convincimenti cristiani e cattolici".