Roma, nuovo caso Cucchi Sette indagati per la morte di un detenuto di 32 anni

Simone La Penna, in carcere per detenzione di stupefacenti, morì in carcere il 26 novembre 2009 dopo che aveva perso 30 chili di peso. Per la procura di Roma vi fu negligenza da parte dei medici

Roma - Un altro caso per certi versi simile a quello di Stefano Cucchi. Un trentaduenne morto il 26 novembre dell'anno scorso, in carcere, dopo che aveva perso 30 chili nel giro di pochi mesi. Simone La Penna era in prigione per detenzione di stupefacenti. Dietro la sua morte vi sarebbero particolari inquietanti ancora tutti da chiarire. Si parla di imperizie imputabili ad alcuni medici. Per fare luce sui fatti la procura di Roma ha aperto un'inchiesta: sette persone, tra medici e infermieri del carcere di Regina Coeli, sono indagati per omicidio colposo. Si tratta di Andrea F., Andrea S., Giuseppe T., Paolo P., Francesco P., Antonio C. e Domenico S.. Di loro si parla, a vario titolo, nelle 1800 pagine di relazione medica firmata dai consulenti del pm Eugenio Albamonte. La causa del decesso è arresto cardiaco provocato da uno squilibrio elettrolitico. Mentre si cerca di fare piena luce su quanto è accaduto, si riaccende la polemica politica sulla condizione dei detenuti nelle carceri italiane.

Gruppo su Facebook Sono 2780 gli iscritti al gruppo, su Facebook, in memoria di Simone La Penna. Tra i fondatori c'è sua sorella Martina, che sulla bacheca del gruppo scrive: "Il 26 Novembre 2009 è morto mio fratello, Simone La Penna, lasciato morire senza essere ascoltato quando diceva di star male, senza cure mediche adeguate e sostegno psicologico, eppure prima della detenzione era sano e di costituzione robusta; Italia paese civile e industrializzato... le carceri italiane non reintegrano i detenuti li gettano in un baratro ed a volte non ne escono vivi!". Questa la dura accusa che circola sul web.

Moroni: morte inaccettabile "La morte di Simone La Penna nel carcere di Regina Coeli - dice Chiara Moroni, deputato di Fli -  qualora la magistratura confermasse le ipotesi di accusa per medici e infermieri, sarebbe inaccettabile in uno stato che come il nostro si definisce civile. Ci troviamo tutti d’accordo sul fatto che i colpevoli debbano scontare in carcere una pena certa, ma non possiamo trascurare che le condizioni delle carceri italiane siano pessime".

Staderini: è assassinio di Stato "E' assassinio di Stato. Alle responsabilità individuali che saranno accertate dai magistrati, si sommano quelle di uno Stato che consapevolmente tiene 68mila persone in celle che ne potrebbero ospitare 44mila, privandoli di assistenza psicologica e di cure mediche adeguate, salvo riempirli di psicofarmaci". Lo dichiara Mario Staderini, segretario di Radicali Italiani.