Casal Bruciato, il capofamiglia rom: "Torniamo, è casa nostra"

La famiglia rom assegnataria dell'alloggio popolare nella palazzina di via Satta, a Casal Bruciato, è pronta a tornare nell'appartamento nonostante le proteste

“Andiamo a Casal Bruciato, è casa nostra”. Non si tira indietro davanti alle minacce e alle proteste degli inquilini della palazzina di via Satta, Imer Omerovic il capofamiglia rom al quale il Comune ha assegnato un alloggio popolare nello stesso quartiere alla periferia Est di Roma.

La decisione dopo l’incontro in Campidoglio con l'assessore alle Politiche abitative Rosalba Castiglione, mentre davanti al civico 20 un gruppo di residenti, sostenuti dagli attivisti di Casapound, avevano formato una barriera umana per impedire alla famiglia di riprendere possesso dell’appartamento. Ora ad attendere la famiglia Omerovic c'è un cordone di sicurezza formato da decine di poliziotti ed agenti della Polizia Locale.

“In base a quale criterio i rom hanno scavalcato famiglie in lista di attesa per un alloggio popolare da anni?”, si lamenta uno degli inquilini, intervistato dall’Adnkronos. Ma le istituzioni, replicano dal Campidoglio, “sono dalla parte di chi ha diritto”. “Come amministrazione non abbiamo intenzione di piegarci – ha detto l’assessore Castiglione alla stessa agenzia di stampa - ho sentito Raggi, la minisindaca del Municipio IV, Roberta Della Casa, siamo assolutamente compatti perché stiamo applicando la legge”. Poi, l’appello al “buonsenso dei cittadini per una accoglienza che sia tale”.

“La famiglia tornerà a casa, ha detto la Castiglione, che parla di strumentalizzazione del caso da parte di alcune forze politiche. Il riferimento è a Casapound, che per domani ha convocato una manifestazione per sostenere i cittadini che si oppongono all’assegnazione della casa popolare alla famiglia rom. “Casapound può fare le manifestazioni che vuole ma sta sbagliando – ha commentato l’assessore - stiamo parlando di manifestazioni contro una parte della cittadinanza, questi bambini sono nati a Roma, sono romani, hanno uno slang romano”.

“Voglio ricordare una cosa a chi strumentalizza, a chi dice che stiamo scavalcando gli italiani – ha concluso l’assessore, citata dall’Adnkronos - noi consegniamo le case popolari a chi ha diritto, le stiamo assegnando sulla base di un bando, sulla base della legge e dello scorrimento delle graduatorie”. “È un’assegnazione effettuata sulla base di un bando del 2012, emanato dalla giunta Alemanno, che prevede una serie di punteggi – continua - è evidente che chi sta in un campo e ha una famiglia numerosa ha un punteggio maggiore”. Una versione che però non convince gli inquilini del palazzo, determinati a portare avanti la protesta.