Raggi ancora contro CasaPound: "L'immobile torni alla collettività"

La Raggi torna sullo sgombero di CasaPound e assesta una stoccata a Salvini: "Ora mi aspetto un segnale forte. Un segnale di legalità e rispetto delle regole"

“CasaPound non può continuare a restare nell’immobile che occupa da 15 anni al centro di Roma”. Così la sindaca di Roma Virginia Raggi è tornata su una questione che le sta particolarmente a cuore: lo sgombero della palazzina di via Napoleone III, quartier generale delle “tartarughe frecciate” dal 2003, ma anche l’argomento preferito dalla Raggi per pungolare il ministro Salvini.

L’occasione per tornare a chiedere a gran voce lo sgombero della palazzina occupata sono le conclusioni della Corte dei Conti, che ha quantificato il danno erariale dell’occupazione: 4 milioni e 600 mila euro, da imputare “a titolo di responsabilità gravemente colposa” a nove dirigenti dell’Agenzia del Demanio e del Ministero dell’Istruzione, proprietario dell’immobile. “La Corte dei Conti – scriveva ieri la Raggi su Facebookci ha dato ragione, condannando alcuni dirigenti dell’Agenzia del Demanio e del Miur, che è proprietario dell’immobile di via Napoleone III occupato proprio da CasaPound, a risarcire i danni per la mancata riscossione dei canoni di affitto e per omessa disponibilità del bene stesso”.

“L’occupazione di quell’immobile – si legge ancora – è un’ingiustizia nei confronti di tante famiglie che a Roma attendono l’assegnazione regolare di un appartamento”. Il commento della prima cittadina prosegue ripercorrendo il passato e chiamando ancora in causa il numero uno del Viminale. “Nel corso di questi tre anni ho sollevato la questione in tutte le sedi competenti e a tutti gli organi competenti: al Ministero dell’Interno di intervenire sgomberando il palazzo perché il Comune di Roma Capitale non può farlo in quanto non è nelle proprie competenze. Lo scorso gennaio ho scritto al Ministero delle Finanze che, attraverso l’Agenzia del Demanio, è proprietario del palazzo. Ho fatto di tutto. Non mi sono arresa di fronte a questa ingiustizia ai danni di tutti i romani”. Quindi l’auspicio: “Ora mi aspetto un segnale forte. Un segnale di legalità e di rispetto delle regole che noi romani attendiamo con forza. Che l’immobile ritorni finalmente alla collettività”.