"Una rapina ogni 48 ore": i dati choc sulla Capitale

I dati sono impietosi e le vittime sono soprattutto i proprietari di farmacie e tabacchi. Assaltati 17 volte nell’arco di un mese. Primato nazionale per la capitale

Non basta la mannaia del fisco: i piccoli imprenditori romani vivono nella paura. I dati sono impietosi. Roma vince uno strambo premio, in un gioco a perdere. Nella capitale, ogni 48 ore, una farmacia o una tabaccheria subiscono un furto o una rapina.

Quanto accaduto martedì sera in zona Cinecittà, dove due pregiudicati hanno colpito il bar tabacchi gestito da un cinese, non è altro che uno dei numerosi casi censiti nel “Rapporto intersettoriale sulla criminalità predatoria” stilato dal ministero dell’Interno. Sono pagine e pagine che raccontano la vita in trincea di piccoli e medi imprenditori. Un dossier che ricorda, come scrive il Tempo, che le rapine in tabaccheria vengono quasi sempre portate a compimento. Un colpo giudicato facile per i criminali di turno.

I numeri annotano una sottrazione di denaro di oltre 2,2 milioni di euro solo ai danni delle tabaccherie. Statistiche che non riescono a trasmettere la drammaticità del fenomeno subito dai commercianti, vittime nel 48,6% dei casi di due rapinatori che agiscono insieme e, nel 67,5% dei casi, con armi da fuoco. Nella classifica Roma conquista il podio della rapina meglio riuscita. Nel 2017 i colpi sono 221. In pratica, in un mese, ne vengono commessi 17: uno ogni due giorni.

Solitamente le vittime preferiscono consegnare il denaro senza reagire. Ecco spiegato perché la rapina della scorsa notte era data per sicura dai due malviventi. Per questo Enrico Antonelli e Ennio Proietti sono rimasti sorpresi dalla reazione del proprietario, un cinese di 56 anni. Il loro stupore è stato immortalato dalle telecamere di sorveglianza del locale. In quei fotogrammi acquisiti dai pm, che accusano Antonelli di tentata rapina, si vede il commerciante scagliarsi contro i rapinatori. Combatte aiutato da altri 3 uomini e da una donna che si getta sul rapinatore immobilizzandolo.

La vittima sa che sua figlia sta osservando la scena dai monitor collegati alle telecamere di sorveglianza. I fotogrammi immortalano ogni istante: Enrico Antonelli, nel 1999 coinvolto nel ferimento del maresciallo dei carabinieri Marco Coira, entra impugnando una pistola. Pochi secondi dopo lo raggiunge anche il complice armato. È Ennio Proietti, la cui fedina penale racconta di una lunga condanna per il sequestro e l’uccisione del re del caffè, Giovanni Palombini. Entrambi hanno dei curriculum criminali di tutto rispetto. Entrano nel locale. Puntano la pistola e solo la reazione imprevedibile dei presenti evita il peggio. Ma questo caso particolare, accaduto la scorsa notte nella giungla urbana della capitale, non è utile a migliorare una statistica impietosa. A Roma, soprattutto in periferia, puntualmente, è un far west.