Rifiuti, negozianti infuriati con Ama: "Abbiamo i negozi invasi dagli scatoloni"

La raccolta degli imballaggi di cartone è ferma ed i commercianti di via Britannia si sfogano contro l'Ama: "Vengono a ritirare gli imballaggi ogni dieci giorni"

Doveva essere il fiore all’occhiello dell’amministrazione grillina, eppure in molte zone della Capitale il porta a porta continua a zoppicare. È il caso di via Britannia, a due passi dalla Basilica di San Giovanni, dove tristi scene di imballaggi di cartone rimasti ammonticchiati davanti ai negozi sono all’ordine del giorno.

Ogni sera i negozianti depositano gli scatoloni fuori dalle loro attività ed incrociano le dita, nella speranza di non ritrovarli la mattina seguente. Più che un sistema organizzato, sembra una roulette russa. Così ognuno si arrangia come può. C’è chi ha la fortuna di avere un magazzino abbastanza capiente per contenere gli imballaggi e chi invece è costretto stoccarli all’interno dei locali, in mezzo ai corridoi, accanto alla cassa. “Noi – ci dicono dalla farmacia di via Britannia – abbiamo un magazzino piccolo e questa situazione ci crea un disagio non da poco, non solo in termini di spazio”. Sì perché immaginate cosa significhi a livello igienico dover riportare all’interno di un’attività dei cartoni rimasti per un’intera notte all’addiaccio, in preda agli agenti atmosferici e al passaggio di chi li scambia per dei contenitori di immondizia. “Diventa davvero imbarazzante recuperali quando sono pieni di bottiglie di birra, oppure zuppi d’acqua o ancora peggio di urina di cane”, si sfoga la dottoressa Federica Cerere.

“Da circa un anno – spiega il titolare dell’esercizio, il dottor Michele Redini – abbiamo un accordo con Ama che prevede il ritiro dei cartoni tutte le sere, è già capitato che il servizio sballasse di uno o due giorni ma da aprile la situazione è precipitata, ci hanno pure dato un numero diretto per segnalare i disservizi ma non ha mai risposto nessuno”. Il caos, ipotizzano i due farmacisti, potrebbe dipendere dal recente passaggio di consegne tra la municipalizzata dei rifiuti e una società esterna incaricata di svolgere il servizio. “Dopo una serie di segnalazioni e reclami – prosegue Rendini – sono passate due persone e ci hanno spiegato che il servizio non è più erogato dall’Ama ma è stato appaltato ad una nuova azienda”. Questo avvicendamento, stando alle testimonianze dei negozianti, non ha fatto che peggiorare la situazione.

È d’accordo anche la signora Bruna, che lavora in un bar della zona. Il suo magazzino è ingombro di scatoloni e per muoversi da una parte all’altra, scherza, “bisogna essere campioni di slalom”. Nonostante questo, però, non si rassegna all’idea di lasciarli in strada: “Non mi piace, danno un’immagine pessima della città e poco invitante per i clienti”. La situazione si aggrava a seconda dell’esercizio in questione e della quantità di imballaggi prodotti giornalmente. Nel supermercato di zona, ad esempio, si accumulano in media almeno dieci cataste di cartoni al giorno. “Da un mesetto a questa parte è tutto fermo – denuncia Valerio, dipendente del supermercato – e quando va bene passano ogni dieci giorni”. Il risultato è che l’attività è infestata dagli scatoloni. “Non ce la facciamo a tenere tutto all’interno del negozio – prosegue – perciò parecchio materiale rimane fuori e quando tira il vento c’è anche il rischio che finisca in mezzo alla strada e provochi disagi ed incidenti”. Senza contare che tutti quegli imballaggi impilati sul marciapiede potrebbero costare caro. “È persino capitato che i vigli ci contestassero l’occupazione di suolo pubblico, siamo la paradosso”, gli fa eco un altro dipendente.