Roma, la protesta dei commercianti: "Spegniamo le luci contro la concorrenza sleale"

Giulio Anticoli, presidente dell'associazione Roma produttiva, spiega i motivi della singolare protesta che i commercianti attueranno il prossimo 2 ottobre

"Restiamo aperti ma spegniamo le luci esterne e le insegne così rendiamo le strade buie e meno sicure e facciamo vedere quale sarà il danno per la società, se lasciano morire il commercio a Roma. Dobbiamo far capire che l’interruttore della Capitale è in mano nostra". Giulio Anticoli, presidente dell'associazione Roma produttiva, racconta a ilgiornale.it come si svolgerà la singolare protesta che i commercianti attueranno il prossimo 2 ottobre dalle 18 alle 20 nelle principali strade della Capitale, non soltanto nel centro storico.

Quali sono i motivi di questa protesta?

La nostra iniziativa nasce da una contestazione dei commercianti per una situazione che ormai è diventata insostenibile. Siamo pressati dalle chiusure sempre più frequenti dei negozi e dei locali che hanno portato al crollo degli introiti dei commercianti col guadagno che ormai è allo 0%. Poi non riusciamo a reggere la concorrenza sleale dell'e-commerce: chi opera sulla rete non paga tasse, noi abbiamo il 64% di tasse.

Ma questo avviene in tutta Italia. Roma, invece, ha delle problematiche specifiche?

Nel centro storico ci sono 1300 tra minimarket e frutterie e dobbiamo ancora capire a cosa servono. Ci sono interi quartieri che si sono trasformati in mangiatoie: la legge Bersani non ci ha tutelato in quanto prima almeno una certa diversità di servizi era garantita. Ora abbiamo strade sane come quelle che portano a Fontana di Trevi dove ci sono solo negozi di souvenir di bassissimo livello sotto insegne in marmo dove c’è scritto ‘drogherie’.

Anche il Comune è responsabile della vostra crisi?

Certo, basti pensare alle gestione della mobilità: si chiude il centro storico, si chiudono fermate di metro importantissime, si mettono i cordoli in via Libia e viale Eritrea senza poi mettere i parcheggi. È ovvio che se si chiudono le vie del commercio, il commercio muore, come ci insegnano gli antichi Romani. Che, infatti, facevano l'esatto opposto.

Mi spieghi meglio....

Le strade con i cordoli guadagnano il 30% in meno rispetto alle strade che non hanno i cordoli. Io, poi, mi trovo 5-600 euro di spesa da sostenere per il registratore fiscale e in più la fatturazione fiscale ha costi maggiori rispetto a quella normale. Adesso tassano anche il contante perché il privilegio deve essere ancora di più delle banche che guadagnano di più se girano di più i bancomat e le carte di credito. Noi manteniamo in piedi un sistema marcio che distrugge chi produce.

Quale potrebbe essere una soluzione?

A Parigi, a un certo punto, hanno tassato i centri commerciali per aiutare i negozi storici del centro storico. Qui, quando sono arrivati i centri commerciali, sono sparite le drogherie sotto casa, al loro posto, sono arrivati i minimarket che andrebbero controllati per vedere se rispettano le stesse regole per le quali noi commercianti storici veniamo multati sistematicamente.