Truffe a banche e poste per milioni di euro: 11 persone in manette

La banda usava documenti falsi, per truffare banche e uffici postali. Uno degli indagati percepiva il reddito di cittadinanza

Truffavano banche e ufficili postali grazie all'uso di documenti falsi. Così, i membri di una banda erano riusciti a intascarsi alcuni milioni di euro, tramite assegni clonati e vaglia fasulli.

La banda, che aveva base a Roma, agiva in diverse città d'Italia, da Napoli a Cagliari e Sicracusa, dove i carabinieri hanno dato esecuzione a un'ordinanza che dispone misure cautelari a carico dei 14 indagati: 11 sono stati arrestati e 3 sono stati sottoposti all'obbligo di presentazione in caserma. Sono tutti ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla truffa in danno dello Stato, ricettazione, possesso e fabbricazione di documenti falsi e sostituzione di persona.

Secondo quanto riporta Lapresse, i metodi usati per recuperare il denaro, truffando banche e uffici postali, erano due: assegni circolari e vaglia postali venivano clonati e incassati, mentre grazie all'uso di documenti falsi i truffatori riuscivano a intercettare i rimborsi Irpef, prima che arrivassero agli intestatari. Inoltre, in alcuni casi, i carabinieri hanno accertato anche incassi di titoli di credito, che i truffatori avevano ottenuto presentandosi di persona e sostituendosi ai beneficiari, facendo uso anche in questo caso di documenti falsi, con le generalità dei beneficiari. In altri casi, quando i destinatari dei titoli di credico non potevano essere sostituiti dai membri del gruppo di truffatrori, per sesso o età, la banda si avvaleva di altre persone, che venivano ingaggiate di volta in volta, per interpretare il ruolo di beneficiario. Erano questi collaboratori che, una volta recuperati i documenti falsi, si presentavano alle banche o agli uffici postali, per effettuare le operazioni necessarie per la transizione di denaro. I movimenti di denaro consistenti venivano poi indirizzati, divisi in diverse operazione, a vari conti correnti e carte ricaricabili, intestati a persone inesistenti o soggetti compiacenti. È possibile che il bottino della banda ammonti a diversi milioni di euro.

Sembra che uno degli indagati percepisse il reddito di cittadinanza. Ora, i carabinieri avvieranno la procedura amministrativa, perché venga sospesa l'erogazione del denaro e venga successivamente revocata. Gli 11 membri della banda arrestati sono tutti uomini di nazionalità italiana e di età compresa tra i 25 e i 77 anni: alcuni di loro sono stati portati nei carceri di Regina Coeli e Poggioreale, mentre altri 5 sono stati sottoposti agli arresti domiciliari.