Un romano su 4 acquista falsi

Chiara Cirillo

Acquistando un oggetto contraffatto sicuramente risparmiamo - non c’è dubbio - e si direbbe anche un gesto innocuo, divertente e soprattutto economico. Ma inconsapevolmente inneschiamo un meccanismo molto complesso, di cui non ci rendiamo nemmeno conto. Eh già, quel cd musicale o quel dvd oppure quella borsa che nei negozi costerebbero troppo, lì, sulle bancarelle, sono una tentazione a cui è difficile resistere. Per gratificarsi, per stare al passo con la moda o semplicemente per ascoltare l’ultimo album del nostro cantante preferito.
Ma tutto ciò non è legale. Questa non è certo la sede per dire ciò che è giusto e ciò che non lo è, cercheremo solo di capire quali sono le conseguenze per noi stessi e per il già stanco sistema economico italiano. Lo spunto ce lo ha dato la presentazione dell’indagine che la Camera di Commercio di Roma ha realizzato in collaborazione con Doxa e Guardia di Finanza, proprio per rendere maggiormente consapevoli cittadini e imprese sulla gravità del problema contraffazione. «Qualità vs Contraffazione», questo l’azzeccato titolo dell’indagine, presentata ieri al Tempio di Adriano in piazza di Pietra, alla presenza del presidente della Camera di Commercio, Andrea Mondello, del Comandante Generale della Guardia di Finanza, Roberto Speciale, del presidente della Doxa Ennio Salamon e di un pubblico che ha letteralmente riempito la sala.
In effetti la contrapposizione dei termini fa pensare davvero a un incontro di boxe, in cui i due boxeur si scontrano a suon di pugni: da un lato la qualità assicurata dal lavoro delle imprese, dall’altro la contraffazione che fa morire le creazioni originali. L’indagine si è basata su mille interviste telefoniche su un campione rappresentativo della popolazione italiana, e su altre 1450 verso un campione di imprese che operano in Italia. Dopo quasi un anno, con particolare riguardo alla situazione del Lazio, sono emersi dati particolarmente significativi.
Anzitutto il 90 per cento degli intervistati di Roma e Provincia conosce il problema, un romano su quattro ammette di aver comprato oggetti falsificati, otto acquirenti su dieci al momento dell’acquisto sono consapevoli di comprare un articolo contraffatto, mentre per il 48 per cento i capi di abbigliamento sono tra i prodotti più diffusi, seguiti dagli accessori e, per il 10 per cento, da cd e dvd. Opinioni favorevoli a questo mercato parallelo arrivano dall’86 per cento degli intervistati, perchè così «hanno possibilità di risparmiare». La rimanente percentuale motiva pareri contrari indicando soprattutto tre aspetti: danni all’occupazione e all’economia, e la possibilità di incoraggiare la criminalità.
Nel complesso, sei acquirenti su dieci sono rimasti soddisfatti, abbastanza soddisfatto il 49 per cento e molto soddisfatto il 13 per cento. Solo quattro su dieci sono rimasti scontenti dell’esperienza. In merito ai danni subiti per la vendita di prodotti contraffatti, le opinioni delle aziende italiane sono risultate piuttosto discordanti: alcuni (il 36 per cento solo a Roma) ritengono che le contraffazioni possano danneggiare il proprio settore, mentre il 61 per cento è di opinione contraria. Questo perchè la percezione del danno è superiore a livello nazionale: basti pensare che il 42 per cento delle aziende commerciali italiane si sentono danneggiate, rispetto al 27 per cento rilevato a Roma. Al di là delle cifre, comunque rivelatrici di un radicato problema, cerchiamo di capire meglio quali saranno le prossime, concrete azioni per limitare la contraffazione.
«Occorre fare tre sforzi trasversali - spiega Andrea Mondello -. Lo Stato deve iniziare una vera battaglia culturale di seria repressione dell’illegalità, mentre le imprese devono iniziare a scommettere su innovazione e creatività, puntando su prodotti con un giusto rapporto qualità-prezzo». Ma secondo Mondello la cosa più importante da fare nell’immediato è avviare una modifica culturale del modo di pensare l’acquisto di un capo contraffatto da parte del consumatore. «Se le persone si rendessero conto di cosa accade quando fanno un acquisto del genere - prosegue il presidente della Camera di Commercio di Roma -, forse non lo farebbero, perchè ciò significa danneggiare se stessi, in quanto passibili di denuncia, e togliere occupazione ai nostri figli con il rischio a lungo andare di far morire i prodotti made in Italy. Noi stiamo lavorando proprio affinché tutti i consumatori conoscano nello specifico le conseguenze di questi meccanismi».