Romney torna in testa in Florida. Decisivi i voti dei latinos

A cinque giorni dalle primarie della Florida l'ex governatore del Massachusetts si riporta in testa nei sondaggi. Ma Gingrich lo tallona. Tutti inseguono il voto della comunità latinoamericana (13% della popolazione). A sorpresa il regista  Oliver Stone tifa per Ron Paul. E Santorum torna prosegue la sua personale crociata contro l'aborto: "No anche in caso di stupro"

Secondo gli ultimi sondaggi Romney è tornato in testa in Florida, dove si vota il 31 gennaio. Ma la battaglia tra lui e Gingrich per conquistare il Sunshine State andrà avanti fino all'ultimo secondo possibile. Staccati gli altri sfidanti, Rick Santorum, all’11% e Ron Paul, al 9%. La campagna di Romney punta sullo stesso argomento da quando è iniziata la corsa: l'ex governatore del Massachusetts è l’unico repubblicano "spendibile" contro Obama. La Florida non è così conservatrice come il South Carolina, dove Gingrich ha stracciato Romney. Ma c'è una variabile decisamente importante: il voto dei latinoamericani, quasi tutti originari di Cuba.

A caccia dei voti dei latinos

Il non volerne sapere della regolarizzazione dei clandestini potrebbe nuocere a Romney, visto che il 13% dell’elettorato è latino. Molto più "aperto", anche se, giocoforza, non eccessivamente liberal, è l’atteggiamento di Gingrich, che più di una volta si è espresso a favore della regolarizzazione dei clandestini che da diversi anni vivono negli Usa.

I punti deboli

Sia Gingrich sia Romney hanno dei punti deboli: durante un forum a Romney è stato chiesto di punto in bianco a quanto ammonti la sua fortuna: "Beh... tra i 150 e i 200 milioni di dollari, milione più, milione meno. Ma non l’ho ereditata". Gingrich, invece, è stato molto criticato per la sua vita privata: a metà degli anni ’90, quando accusava di infedeltà Bill Clinton in pieno scandalo Lewinski, anch’egli aveva una relazione extra-coniugale.

Uno Stato spesso decisivo

Nel 2008 la Florida aveva letteralmente catapultato il senatore John McCain verso la nomination. Otto anni prima aveva spedito George W.Bush alla Casa Bianca, assegnandogli la vittoria definitiva (su Al Gore) con uno strettissimo margine di vantaggio. Un sondaggio della Quinnipiac mostra che Romney trova molti consensi tra gli indipendenti: un blocco che ha spesso deciso il risultato delle elezioni americane. Compito decisamente più difficile per Gingrich, molto più schierato a destra.

E Obama tifa per il caos

La campagna elettorale di Barack Obama, che ancora non riesce a conquistare il voto degli indipendenti, segue con vivo interesse la caotica corsa per la nomination repubblicana. Un tutti contro tutti che, ovviamente, indebolisce il fronte della destra americana. E questa divisione potrebbe costare molto cara in vista del duello di novembre. Lo scrive il Washington Post, sottolineando come al quartier generale di Obama, a Chicago, gli strateghi democratici, che per molto tempo si sono preparati ad affrontare come avversario Romney, ora credono che se alla fine l’ex governatore del Massachussets riuscirà "a sopravvivere alla tempestosa battaglia delle primarie" arriverà a novembre "sostanzialmente indebolito" dalla lotta fratricida. Ovviamente Obama, che spera nel secondo mandato, non può che tifare per il caos...

Oliver Stone sta con Ron Paul

A sorpresa il regista Oliver Stone, che notoriamente è di sinistra, dà il proprio endorsement al parlamentare texano liberista e libertario, Ron Paul: "Sotto molti aspetti è il candidato più interessante, sarei pronto a votare per lui persino se venisse candidato contro Obama, perché è l'unico che sta dicendo qualcosa di intelligente sul futuro del mondo". Poi spiega che Ron Paul è "l'unico candidato che si ribella all'ipocrisia che gli Usa rappresentino le forze del bene nel mondo e abbiano la missione di fare da poliziotto globale". La stima che Stone dice di provare per Paul è condivisa da moltissimi americani. Il candidato ultraliberista, non a caso, è riuscito a intercettare moltissimi elettori. Prova ne è il fatto che i sondaggi gli assegnano ancora percentuali importanti.

Santorum e il secco no all'aborto

Il candidato ultra conservatore, Rick Santorum, continua a far parlare di sé per i temi che sono il suo storico cavallo di battaglia. Fra questi ce l'aborto. Negli Usa si è scatenato un acceso dibattitop dopo che l'ex senatore della Pennsylvania ha detto, in un'intervista alla Cnn, questa cosa: ''Le donne violentate non devono interrompere la gravidanza, quel bambino è comunque un dono, 'terribile', di Dio''. Santorum vorrebbe mettere al bando l'aborto con un emendamento costituzionale.