Ronald Reagan, la libertà della religione

Uno dei capitoli più interessanti di Reagan, La Rinascita conservatrice (volume collettaneo pubblicato da poco dalle edizioni Historica) è il capitolo scritto da Riccardo Lucarelli, che è anche il curatore del libro. Tratta una di quelle sfumature del grande presidente americano che forse ai più era sfuggita. Ai più è noto il conservatorismo culturale dell'ex attore americano, a pochi come esso avesse solide basi culturali e religiose. «Fu un presidente capace di comprendere che la superiorità economica e militare di una civiltà ha poco valore se mancano la fiducia e la convinzione di diferderla». Una botta al materialismo storico e a quella sciocca interpretazione del liberismo reaganiano che vuole il primato dell'economia sullo spirito, come avrebbe detto Luigi Einaudi. Attitudine quest'ultima delle impostazioni culturali marxiste. In Ronald Reagan tutto ciò si traduceva, e questo appare originale, in una sorta di missione evangelizzatrice che si era dato. Ronald era un cristiano protestante, battezzato alla Chiesa dei discepoli di Cristo, e il suo rapporto con Gorbaciov e con il suo «impero del Male», non era solo basato su una sfida militare ed economica. Per Reagan il «mondo cristiano è inteso come luogo di libertà contro l'oppressione marxista-leninista. Non era un caso difatti il sostegno ai seguaci di Fatima, al movimento operaio di matrice cattolica di Solidarnosc, così come il fatto che nei verbali dei consiglieri della Casa bianca presenti al primo summit moscovita ci fossero tracce di come Reagan avesse cercato di convertire Gorbaciov alla fede».

Da non credersi. Reagan che provava a convertire Gorbacev. In realtà nel suo set di valori la cosa era perfettamente logica. Non c'è libertà senza la nostra tradizione anche religiosa, penava il presidente americano. E chi più del sommo capo del comunismo mondiale era necessario convincere? Senza un salto etico la libertà economica non basta, non è sufficiente. La libertà non è contenuta in quella economica, che ne resta ovviamente premessa indispensabile. Per il presidente americano «l'ateismo era un canale per completare l'opera totalizzatrice del marxismo leninismo».

La stessa rivelazione della sua malattia, l'Alzheimer, avvenuta nel 1994, si deve leggere come un grande atto di fede e di ottimismo, come lui stesso scrisse in quelle memorabili righe di commiato dall'attività pubblica.

Ma che bel libro pubblicato dalla casa editrice di Francesco Giubilei: dal bilancio del reaganismo nell'era dei populismi scritto da Alessandro Rico, alle conclusioni di Antonio Martino.

Commenti
Ritratto di beatoangelico

beatoangelico

Dom, 29/12/2019 - 11:07

Porro, il Protestantesimo è la negazione della spiritualità. Il pensiero protestante scaturisce dall’individualismo cioè la negazione di ogni Principio e ordine superiore all’individualità umana. Da qui il libero esame e in politica il liberalismo. Tutto fuorchè la Tradizione e l’insegnamento del Cristo.