Ronconi: «Pasolini? Mi ricorda D'Annunzio»

Audace parallelo del celebre registra teatrale in una video-intervista proiettata a Casarsa nel corso di un convegno dedicato al rapporto tra l'autore di «Ragazzi di vita» e il teatro

«Gli farebbe rabbia, a sentirselo dire, eppure per molti aspetti Pier Paolo Pasolini mi ricorda D'Annunzio». Un parallelo audace quello pronunciato dal celebre registra teatrale Luca Ronconi in una testimonianza filmata proiettata all'apertura di «Pasolini e il teatro» a Casarsa, città natale dello scrittore scomparso tragicamente 35 anni fa.
«Non parlo - ha aggiunto Ronconi, continuando nel parallelo tra Pasolini e il Vate - di qualità della scrittura, e neanche dello specifico della loro opera. Penso piuttosto alla personalità artistica, in rapporto al loro tempo e ai contemporanei. Due figure onnivore, prolifiche, molto legate alla loro biografia, capaci di incidere e permeare di sé, soprattutto straordinariamente capaci di profezia. E i profeti si sa - ha aggiunto - capita che annuncino spesso sventura».
Nella testimonianza raccolta da Angela Felice, direttore del Centro Studi Pasolini, Ronconi ha descritto «quella vitale ambiguità, o meglio contraddittorietà delle parti, cifra di singolare fascino del teatro di Pasolini, immersa nella dialettica del doppio con la frantumazione dell'io in più figure. I testi di Pasolini sono apologhi senza concisione, dimostrazioni che hanno dentro di sé la confutazione, pro e contro. E perciò sono di grande teatralità e hanno tutti i pregi e i difetti della generosità».