Ruby, i 17 interrogatori misteriosi senza legale

La giovane marocchina non è stata assistita da un avvocato e non ci sono verbali. Ventidue faccia a faccia l'estate scorsa nel centro per minori genovese. I pm milanesi hanno incontrato Ruby praticamente una volta ogni due giorni. Un mare di parole e incontri il cui contenuto è sconosciuto 

Gian Marco Chiocci
Massimo Malpica


Ventidue faccia a faccia con i magistrati in un arco di poco più di un mese. I pm milanesi hanno incontrato Ruby, la scorsa estate, con una frequenza impressionante: praticamente una volta ogni due giorni. Ma di questa messe di dichiarazioni, solo cinque verbali sono ufficialmente agli atti dell’inchiesta, quella che vede Silvio Berlusconi rinviato a giudizio con rito immediato per concussione e prostituzione minorile. Sugli altri 17 è giallo. Dalla procura filtra una mezza conferma: le dichiarazioni raccolte da Ruby sarebbero in effetti ventidue in tutto. E di certo, nel centro di accoglienza per minori di Sant’Ilario, a Genova, diretto da Gigliola Graziani, i magistrati milanesi sono stati di casa, tra giugno e agosto. Ruby, infatti, lascia la casa di Michelle Conceicao Santos Oliveira, la brasiliana a cui l’aveva affidata Nicole Minetti, il 5 giugno 2010. Quel giorno le due donne litigano, interviene la polizia e Karima alias Rubacuori viene portata via. Il 23 giugno viene affidata al Kinderheim genovese, in via di Sant’Ilario 53. Il primo interrogatorio «ufficiale» porta la data del 2 luglio. L’ultimo, doppio, come noto è quello del 3 agosto, a Milano, nel quale la giovane marocchina offre versioni piuttosto incoerenti e diverse tra loro. In mezzo altri due verbali di sommarie informazioni vengono redatti il 6 e il 22 luglio. Ma la sorpresa, appunto, è che a margine di questi atti c’è un mare di parole e di incontri il cui contenuto è al momento del tutto sconosciuto.

Che sia qui che si cela la «pistola fumante» della procura milanese? Si parla di almeno 17 «colloqui» tra i pm (soprattutto Pietro Forno) e la ragazza ospite del centro ligure. Se sono verbali ancora sconosciuti, è un bel pacco a sorpresa per il presidente del Consiglio.
Ma Luca Giuliante, avvocato di Ruby, interpellato sul tema non cade dalle nuvole, anche se la vede diversamente. «A me non risulta che ci siano stati 22 interrogatori, ma solo cinque, uno dei quali doppio. So però che ci sono state numerose visite da parte del pm, che però non mi sono mai state meglio specificate». Visite? Per il legale è difficile definirle in altro modo: «Non ne conosco il motivo, però che ci siano state visite, non mediate dalla redazione di un verbale, è un dato che non mi sorprende». L’ipotesi che il colpo di scena in vista del processo di inizio aprile sia nascosto in quei rendez-vous, dunque, non fa presa su Giuliante, che esclude la natura formale degli incontri liguri tra la ragazza e gli inquirenti. Perché «se ci fossero i verbali e non fossero stati depositati ci troveremmo di fronte a un gravissimo abuso, visto che c’è una norma del codice di procedura penale che parla della completezza delle indagini».
Ma allora, quella spola frenetica tra il capoluogo lombardo e Genova che senso aveva se le chiacchiere non venivano messe nero su bianco? «Ho la sensazione che non ci siano verbali, ma una serie di visite di natura colloquiale, variamente giustificate», continua il difensore di Ruby. Per parlare di «bunga bunga», per leggere insieme il diario della ragazza? «Se mi domandate di che cosa si è parlato io non lo so, ma se saltasse fuori che si è parlato di Berlusconi, la cosa non mi sorprenderebbe», taglia corto l’avvocato.
Lui, di certo, a questi incontri non c’era. E nessun avvocato ha assistito la giovane. Eppure di assistenza legale Ruby avrebbe avuto bisogno. Non foss’altro perché sia in occasione del primo fermo (la famosa notte in Questura) per il presunto furto ai danni di Caterina Pasquina, che dopo la lite con la coinquilina brasiliana Michelle Oliveira, la marocchina - parte lesa nel procedimento contro il premier - s’era ritrovata con una denuncia sul groppone da parte delle ex amiche. Era insomma due volte «indagata in pectore», e dunque anche se non imputata, sarebbe stato opportuno assicurarle il patrocinio legale prima di farla sedere di fronte ai magistrati, «colloqui» o «interrogatori» che fossero. Inoltre, essendo minorenne (elemento la cui conoscenza, incerta in capo a Berlusconi, non poteva invece sfuggire agli inquirenti), avrebbe dovuto essere sempre assistita o da un familiare (ma non è avvenuto) o - e certamente la procura milanese potrà confermare che è stato fatto - da una persona per lei di conforto, uno psicologo o un assistente sociale.

Quale che sia la natura di quegli incontri, sembra fuori di dubbio che siano avvenuti. E già così la novità rispetto a quanto era finora noto è vistosa: per quale fine uno dei pm che vogliono inchiodare Berlusconi tra fine giugno e luglio faceva il pendolare tra Milano e la collina di Sant’Ilario per incontrare Ruby?