La Russa e il fronte di ex An: "Noi col premier"

Settimana cruciale per il Pdl dopo lo
scontro aperto dei giorni scorsi tra il premier e il presidente della Camera. I finiani divisi. A Milano in 18 firmano un documento che li impegna a restare nel partito. A Roma media Alemanno. Urso: "Dibattito franco"

Roma - Settimana cruciale per il Pdl dopo lo scontro aperto dei giorni scorsi tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi. Diciotto ex parlamentari di An del nord ovest, su un totale di 22, hanno firmato a Milano, negli uffici del coordinatore nazionale del Pdl Ignazio La Russa, un documento in cui si impegnano a "restare all’interno del partito". Mentre le diplomazie sono a lavoro per verificare se ci sono i margini per ricucire, domani a mezzogiorno nella sala Tatarella di Montecitorio si riuniranno i deputati del Pdl più vicini al presidente della Camera, mentre è prevista per giovedì la direzione nazionale del partito, appuntamento chiave per capire il futuro del partito.

Gli ex An contro Fini Diciotto parlamentari ex An, ora nel Pdl, sui 22 eletti nel nord-ovest, si sono incontrati a Milano nello studio del ministro della Difesa Ignazio La Russa e hanno firmato un documento nel quale affermano che "qualunque cosa accada" rimarranno nel Popolo delle Libertà. Il sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica, al termine della riunione ha letto il documento siglato dai parlamentari: "Dichiariamo con un documento che qualunque cosa accada siamo convinti che il Pdl rappresenti una scelta giusta e irreversibile e che vogliamo contribuire ulteriormente a rafforzarlo rimanendo all’interno del partito". Mantica ha spiegato che un documento simile potrebbe essere firmato anche dai parlamentari ex An di altre regioni. Alla riunione, oltre al ministro Ignazio La Russa e al sottosegretario Alfredo Mantica, tra gli altri hanno partecipato anche il vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato, il sottosegretario alle Attività Produttive, Stefano Saglia, Viviana Beccalossi e Paola Frassinetti.

Domani la "riunione" di Fini Decisiva sarà la giornata di domani, quando i parlamentari "finiani" dovranno decidere che tipo di indirizzo dare alla loro iniziativa: le posizioni oscillano tra l’uscita dal Pdl e quindi la nascita di una nuova formazione oppure la costituzione di una minoranza interna che darà battaglia alla maggioranza berlusconiana negli organismi del partito. Incerti anche i numeri della truppa finiana. C’è chi parla di una settantina di parlamentari, tra deputati e senatori, e chi si limita a sottolineare che le adesioni arriveranno più o meno alla possibilità di costituire dei gruppi parlamentari autonomi a Montecitorio e palazzo Madama. Gli ex An più vicini al premier rassicurano. "Nessuno ha intenzione di lasciare il Pdl, neanche Fini - dice Maurizio Gasparri - all’interno di un partito, soprattutto quando si tratta di un grande governo, è legittimo che ciascuno porti idee e si confronti ma creare nuovi partiti sarebbe un errore". Anche Ignazio la Russa si dice certo che Fini non uscirà dal partito e comunque, aggiunge "se anche succederà io resto". "Se non c'è una soluzione immediata, solo un nuovo congresso nazionale può consentire un chiarimento definitivo", sottolinea Gianni Alemanno, sindaco di Roma ed ex colonnello di An impegnato in un ruolo di mediazione tra Fini e Berlusconi.

I finiani: "Dibattito franco" Ma i ’finianì di più stretta osservanza, come Adolfo Urso e Carmelo Briguglio rilanciano: si lavora per "un dibattito franco e aperto", dice Urso. Ma se Berlusconi non accettasse le proposte di "cambiamento, per rafforzare il ruolo del partito", "ne prenderemo atto e ci costituiremo in minoranza". "Non ci auguriamo una ricomposizione ipocrita e destinata a liquefarsi nel giro di qualche mese o poche settimane - aggiunge Briguglio - ma una conclusione positiva per il centrodestra e soprattutto per la nostra Nazione. Colombe, pontieri e pacificatori, lavorino con serenità". Intanto fa sentira la sua voce Umberto Bossi: "Noi della Lega abbiamo un sacco di voti. Senza di noi, sono deboli. Fini sa fare i conti e quindi sa che ha bisogno della Lega. Sa che fuori dalla coalizione di governo non ha alcun posto".

Laboccetta: "Incontro politico" La riunione con gli ex parlamentari di An, promossa per domani dal presidente della Camera Gianfranco Fini a Montecitorio, "non è una riunione informale con alcune persone bensì un incontro politico con i parlamentari, destinato ad avere importanti riflessi nella vita del Pdl". Il deputato del Pdl Amedeo Laboccetta, componente del direttivo a Montecitorio, ha spiegato che "non sarà una chiacchierata tra quattro amici al bar che hanno voglia di prendere un aperitivo". Secondo Laboccetta, infatti, "Fini vorrà ascoltare direttamente e collegialmente le posizioni di ciascuno di noi rispetto al tema che in queste ore sta affrontando il Pdl, e forse sarebbe stata più utile la partecipazione di tutti i parlamentari ex An, ma avremo sicuramente modo di rivederci giovedì alla riunione della direzione nazionale del partito promossa opportunamente da Berlusconi".

Glie elettori temono il divorzio Il 61,2% degli elettori del Pdl è convinto che tra Fini e Berlusconi si consumerà il divorzio politico. Il 36,1% esclude, invece questa ipotesi. Di certo, stando alla stragrande maggioranza degli elettori del Pdl (76,8%) in caso di rottura tra i due non si dovrà tornare alle urne (sì al voto, invece, per il 15,35). Secondo il sondaggio realizzato da Crespi Ricerche in esclusiva per Generazione Italia, tra gli elettori del Pdl la responsabilità dello scontro viene distribuita equamente tra i due leader: per il 39,8 è di Berlusconi, per il 39,4 di Fini. Mentre a livello nazionale il 49,3 addossa tutta la colpa al premier e il 35,1 al presidente della Camera. Il 37,8% degli italiani in questo momento si sente più vicino a Fini, mentre il 30% a Berlusconi, percentuale che subisce un’inversione tra gli elettori del Pdl: 68,7% si sentono vicini al capo del Governo, mentre per il 25,3% al Presidente della Camera.