La Russa: ritrovata l’unità ma ora basta con gli strappi

«Abbiamo subito un danno d’immagine: per colpa nostra e di analisi semplicistiche»

Francesco Kamel

da Roma

Ignazio La Russa, esponente di Destra protagonista e vicepresidente vicario di An, esalta i buoni risultati dell’Assemblea nazionale di An ma ammette il «danno d’immagine» per le polemiche di questi giorni. E riconosce il «coraggio» di Gianfranco Fini.
Onorevole, soddisfatto per come è andata l’Assemblea?
«Ci sono due letture: una “sostanziale” e una “come è apparso”. Eravamo in una fase di fibrillazione e di transizione e c’era un disagio esasperato. In questo contesto, aver trovato una riconfermata unità, aver espresso leale fiducia a Fini, aver deciso di rivitalizzare gli organi di partito, aver individuato come uscire non dalle correnti ma dal correntismo è stato molto positivo».
Invece sul «come è apparso»?
«Ho il rimpianto dell’alto danno d’immagine che abbiamo pagato sia per colpa nostra sia per alcune analisi semplicistiche di cui siamo stati oggetto. A destra ogni dibattito viene visto come un dramma. Ma a destra, contrariamente a quanto si possa credere, non c’è gerarchia militare. Ci sono sempre stati confronti aspri, sempre seguiti da grandi sintesi. All’assemblea c’era tanta passione politica. Stava saltando tutto per la legge 40 e non certo per una questione di potere».
Come valuta il comportamento tenuto da Gianfranco Fini?
«Senza il coraggio di Fini non si sarebbe usciti così bene. Si è reso conto di aver prodotto subito un risultato positivo. Ha apprezzato il nostro tentativo di unirci invece che di dividerci, il dibattito sui valori invece che sull’organizzazione. Ha registrato le novità e si è mosso di conseguenza».
Lei è passato come il grande mediatore...
«Ho sempre pensato che fosse possibile una soluzione unitaria. Il testo base dell’ordine del giorno che è stato approvato l’ho scritto io al gruppo parlamentare due giorni prima dell’assemblea. Ho cercato una soluzione politica mediata. Ma non sono stato il solo. Gasparri con il suo intervento ha cambiato l’atmosfera dell’assemblea. E gli altri interlocutori - Matteoli, Alemanno, Storace - hanno avuto orecchie per le nostre ragioni».
Anche Adolfo Urso? Ha fatto un intervento molto duro...
«Ha sbagliato i toni ma non credo volesse offendere e rompere. Invece c’era chi lavorava davvero per lo scontro e per creare nel partito una maggioranza e una minoranza. I profittatori di guerra ci sono sempre ma questa volta sono rimasti a bocca asciutta».
Quando si sono fermati i lavori per l’impuntatura di Fini sull’ordine del giorno ha pensato che stesse saltando tutto?
«No perché a quel punto il grosso del lavoro era già stato fatto. Ho aggiunto di mio pugno la frase che ha sbloccato la situazione e sono andato a sottoporla a tutti. Alemanno all’inizio non voleva altri cambiamenti ma gli ho detto che in politica tutto si può migliorare».
Cosa pensa della scelta di Publio Fiori?
«Mi è sempre stato simpatico e lo rispetto. Ma credo che la sua scelta politica si fosse già consumata in precedenza».
Gli ultimi anni di An sono stati decisamente turbolenti: gli strappi di Fini, l’Hilton, l’Ergife, la rottura della Mussolini...
«Sono stati tempi difficili e per questo dico basta con gli strappi. Ora ci vogliono solo percorsi comuni come a Fiuggi. Gli strappi in certi casi hanno accelerato i tempi di legittimazione di An ma hanno prodotto molte scorie. Altre ancora non sapremmo come smaltirle».
Quest’ultimo difficile passaggio dell’Assemblea nazionale avrà ripercussioni sul piano elettorale?
«Ho fatto il coordinatore del partito in un momento ancor più difficile e in pochi mesi grazie alle autorevoli candidature, An ha centrato un ottimo risultato alle Europee. Se puntiamo sull’identità e se lavoriamo con spirito di coalizione seguendo un forte progetto politico, potremo andare ancora meglio».