La Russia di Cartier Bresson

La trasformazione dell’Unione Sovietica dal dopoguerra alla metà degli anni Settanta è il filo conduttore della mostra fotografica «Henri Cartier Bresson. Russia», in programma da oggi al 14 febbraio al Palazzo Ducale. Oltre quaranta le fotografie, esposte per la prima volta in Italia, che raccontano tutti gli aspetti della vita quotidiana nell’attuale Repubblica Federale Russa, in Estonia, nelle republiche caucasiche e nell’Asia centrale, attraverso le immagini scattate in due periodi successivi, nel 1954 e nel ’72/’73, dal famoso fotografo francese Henri Cartier Bresson, primo occidentale ad essere autorizzato a documentare l’Unione Sovietica dopo la seconda guerra mondiale. Realizzata dalla Fondazione per la Cultura Palazzo Ducale in collaborazione con la Fondation Henri Cartier Bresson, Magnum Photos e l’agenzia Contrasto, la mostra, che affianca alcuni degli scatti più famosi dell’artista d’oltralpe ad altre immagini meno note e difficili da incontrare, rappresenta uno straordinario documento storico.
«Bresson racconta un Paese e un sistema culturale attraverso le immagini della quotidianità - spiega Francesco Zanot dell’agenzia Contrasto -. La grande storia è immortalata attraverso dei simboli, tutto li resto, invece, è quello che si trova di fronte mentre cammina e vive insieme ai suoi abitanti la Russia di quel periodo». «Essendo stato il primo fotografo straniero ad entrare in Russia dopo la fine della seconda guerra mondiale - conclude Zanot -, Bresson, con le sue istantanee, colma un buco temporale piuttosto importante, che va dal periodo precedente al conflitto fino al 1954, anno del suo primo viaggio in Unione Sovietica». «Per Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura - sottolinea il presidente Luca Borzani - questa mostra è il punto di arrivo di un anno in cui ai temi dei Paesi dell’Est, dalla caduta del muro di Berlino all’avanguardia tedesca, abbiamo dedicato molto spazio. Questa è la chiusura di questo insieme di attività, una chiusura retrospettiva ma di grande valore».