Russia e Urss dagli Zar a Stalin nei sogni immortali degli artisti

Fabrizio Graffione

L'uovo militare, produzione Fabergè, ultimo della serie, donato dallo zar alla zarina nel 1916, in acciaio, oro e diamanti. I dipinti di Larionov, tra cui Il Gallo del 1913 del periodo raggista, e di Goncarova, Autunno parco, del 1909. Le scenografie e i costumi teatrali di leon Bakst, di Benua e altri, per gli spettacoli dei balletti russi. Le opere di Kandinskij, Autunno nei pressi di Murnau, del 1908, e di Chagall, Sogno del mio paese natale, del 1926, e di molti artisti di livello internazionale che sentirono la rivoluzione, poi tragicamente sfociata nel totalitarismo di Lenin e Stalin.
«Arte, letteratura, teatro dal 1905 al 1940» è il titolo della mostra Russia e Urss, che proietta ancora una volta Palazzo Ducale a livello europeo per l'importanza delle opere raccolte. L'appuntamento genovese, nelle sale dell'appartamento del Doge, è stato presentato ieri da Anna Castellano, assessore regionale alla cultura, e da Luca Borzani, assessore comunale alla Cultura, insieme ai curatori Giuseppe Marcenaro e Piero Boragina. S'inizia oggi e si conclude il 14 gennaio 2007 con una serie di eventi collaterali dedicati al periodo russo fra le guerre mondiali tra cinema, musica, conferenze e dibattiti. I rarissimi pezzi in mostra nel capoluogo ligure sono stati prestati dai musei statali russi, da quelli di Mosca a quelli di San Pietroburgo, Ekaterinburg, Krasnojarsij, Tyumen. L'orario per il pubblico è dalle 9 alle 19, lunedì chiuso, e il prezzo del biglietto è otto euro l'intero, sei euro il ridotto, tre euro per le scuole.
«È una mostra - spiega Borzani - che ci permette di illustrare un lungo percorso culturale russo, dalla rivoluzione contro la gerarchia zarista, che muoveva i primi passi nel 1905, fino al totalitarismo del 1940. In sostanza la cultura soffre per le speranze, vanificate dal comunismo totalitarista, in cui credevano i rivoluzionari d'ottobre e cioè la libertà individuale e l'eguaglianza per tutti. L'esposizione genovese riflette e fa riflettere sull'esperienza dei grandi artisti anche dal lato sociale e politico di questi periodi».
«La mostra è dedicata anche ai processi estetici - dicono Marcenaro e Boragina - in Russia lungo la prima metà del Novecento. I dipinti, le fotografie, i manoscritti, le scenografie teatrali e altre opere, sottolineano la temperie creativa che ha determinato un panorama artistico che rappresenta un unicum per la sua evoluzione estetica, sociale e politica. Si è cominciato con il 1905 per partire e illustrare un periodo in cui le tensioni sociali consntirono da un lato agli artisti e ai letterati di sottolineare le istanze sociali, dall'altro sviluppare un forte cambiamento estetico dando luogo alle straordinarie esperienze delle avanguardie. Tuttavia la mostra non trascura un fenomeno parallelo e cioè quello di una parte di artisti e letterati che continuarono anche a realizzare opere assimilabili alla grande tradizione verista russa dell'Ottocento. Gli emergenti Larionov, Goncarova, Tatlin, Popova, Rodcenko, Kandinskij, Chagall, Malevic, fronteggiavano i tradizionalisti come Kustodiev, Korovin e molti altri».
L'esposizione genovese rappresenta pure il variegato mondo dell'espressione artistica e letteraria e quindi il teatro. In quegli anni si svilupparono i balletti russi di Daghilev e tanti artisti che in vario modo collaborarono con il palcoscenico producendo scenografie e costumi, da Bakst a Servo, Korovin, Benois, Ekster, Larionov, Goncarova, Tatlin, Malevic.
Quando il socialismo reale divenne padrone anche dell'arte, con un annuncio ufficiale sulla Pravda il 24 aprile 1932, che determinava un'arte di Stato, estraneo sia alle avanguardie, sia al realismo classico, molti artisti abbracciarono quello stile. Altri manifestarono le loro sofferenze per il totalitarismo imposto dai comunisti. Emblematico l'esempio di Malevic che dal Quadrato nero del 1913, uno dei vertici dell'avanguardia pittorica, nei primi anni Trenta sviluppò una pittura del tutto coerente a quanto imposto dal potere, producendo opere assolutamente figurative.
Il tessuto della mostra genovese, proprio per la natura del tema, tende a una omogeneità, anche se, tra le altre, tutte importanti e mai viste in Europa occidentale, emergono opere di particolare interesse e importanza. Tra le grandi tele celebrative si contano quella di Youn, Il nuovo pianeta, del 1921, di Nikonov, L'entrata dell'armata rossa a Krasnoiarsk, del 1923, di Gerasimov, Lenin alla tribuna, del 1930, di Brodskij, Lenin allo Smol'nij, del 1930, di Belussov, Kirov parla al XVII congresso del VKP, del 1930, di Brodskij, Stalin, del 1933, di Riazskij, La squadra di cambio Stakanov, del 1937, di Svarog, Stalin e gli altri membri del Politburo festeggiati da gruppi di giovani nel parco Gor'kij, del 1939. Notevoli anche le prime edizioni con dediche manoscritte dei futirsti. Il mondo composito di Majakovkij con dipinti, prime edizioni, manoscritti, manifesti, progetti teatrali e tante altre opere.