«Rutelli, lascia la sinistra e vieni con i moderati»

Giuseppe Salvaggiulo

da Milano

«Se incontrassi Rutelli per strada, gli darei una pacca sulla spalla e gli direi: “Sei stato coraggioso, ma ormai è tardi per salvare l’alleanza con la sinistra. Per essere coerente con te stesso e con i tuoi valori devi venire con noi a fare la casa dei moderati».
Lo strappo di Rutelli è la rivincita di Dario Squeri. Imprenditore piacentino, per nove anni presidente della Provincia, inventore della Margherita, lasciata un anno fa in polemica con Prodi, il Listone, la Federazione e l’abbraccio mortale con i Ds. «Rutelli dice oggi quello che io dicevo un anno fa. Allora Franceschini e Castagnetti mi denunciarono in piazza, a Piacenza, come in un processo sommario, dandomi del “traditore”. Gridavano che avevo le allucinazioni. In realtà, dopo aver creato la Margherita nel 1999, mi ero accorto che nel centrosinistra aveva perso colore, identità e iniziativa politica. Prodi l’aveva messa in un angolo e svenduta a Ds e Bertinotti. La Federazione non è mai stata messa ai voti in un congresso. In tutta onestà, Rutelli fu l’unico a non accusarmi di tradimento. E ora ha avuto il coraggio di scoperchiare la pentola, ma è troppo tardi per riconquistare l’autonomia nell’Unione. Quindi dovrebbe essere conseguente: che senso ha restare nel centrosinistra? Che ci sta a fare lì? Dovrebbe prendere atto che dall’altra parte si è aperto un cantiere, la casa comune dei moderati sta nascendo. E fare quello che ho fatto io con il Movimento popolare europeo». Ovvero la nuova creatura politica di Squeri, nata sei mesi fa con l’obiettivo di costruire la sezione italiana del Partito popolare europeo: 1.500 iscritti a Piacenza, circoli in tutta la provincia e nei capoluoghi emiliani, richieste di adesione da Marche e Sardegna, una scuola di formazione per i giovani.
«Una macchina esplosiva, che coinvolge la società civile. Ovunque andiamo, raduniamo 100/150 persone, mentre i partiti se ne mettono insieme dieci è tanto. All’inizio avevamo portato un certo scompiglio nei partiti. Normale: i dirigenti dei partiti difendono le loro posizioni, poi tutti hanno capito l’importanza di stare insieme. Ora abbiamo aderito al manifesto del Comitato di Todi promosso da Adornato per arrivare al partito unico dei moderati. Ma servono tre momenti. Primo: culturale, definendo i valori di fondo, che devono essere cattolici, liberali e laico-riformisti. Secondo: passaggio interno agli attuali partiti, con congressi e decisioni coraggiose. Terzo: qui arriviamo noi, Liberal e gli altri movimenti, perché il progetto non deve essere chiuso nei partiti».
Vasto programma, difficile farcela entro l’estate. «È una sfida, certo. Ma come dice Berlusconi, uno usa il tempo che ha. Poi ci saranno fasi intermedie, ma l’importante è iniziare, soprattutto ora che il mondo moderato della Margherita si sta svegliando. Se non ci muoviamo, perdiamo un’occasione storica, una prospettiva esaltante».
Non è che finisce male come la Federazione di Prodi? «No, la differenza è che lui s’è sentito leader indiscusso della Margherita e l’ha svenduta, Berlusconi sta facendo i passaggi giusti. Le garanzie democratiche nella casa comune devono rassicurare l’Udc. Vede, io non sono mai stato berlusconiano, e pensavo che la sua fosse una leadership di potere, ma senza il necessario sostrato culturale. Ecco, gli mancava una cultura politica. Ora, con questa iniziativa, dimostra di averne acquisita da venderne».
giuseppe.salvaggiulo@ilgiornale.it

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